Vi racconto proverbi, modi di dire e antiche credenze dedicate al mese di Agosto

agosto2014

Per i Romani era il mese presieduto dalla dea Cerere, e deve il suo nome all’imperatore Cesare Augusto, l’inventore delle “ferie d’agosto”, ossia del Ferragosto.

In agosto si colgono le nocciole; si crede, per non so quale strana affinità, che più il raccolto sarà abbondante, più le coppie sposate in estate saranno prolifiche.

E un rametto di nocciolo tagliato, dal basso verso l’alto, fra le ventitrè e la mezzanotte con un coltello nuovo di zecca il primo mercoledì della luna agostana, diventerà una prodigiosa bacchetta magica.

Riguardo al clima, abbiamo “Agosto moglie mia non ti conosco” ; in Francia invece dicono “En août, ni femme ni chou”, abbinando misteriosamente mogli e cavoli.

E’ però universalmente considerato il mese che chiude l’estate e prelude al freddo; a Bari affermano “Aiust cape de vierne” (agosto inizio d’inverno).
In Toscana invece dicono che “Per San Donato (7 agosto) l’inverno è nato; per San Lorenzo (10) gli è grosso come un giovenco; per Santa Maria (15) quanto una Badia“.
E in Sicilia  “Chi in agosto non s’è vestito, malo inverno ha preparato” riferendosi alla facilità di prendersi accidenti  a causa degli sbalzi di temperatura del mese caratterizzato, di solito, da caldo infernale e gelati temporali.

Di solito “La prima pioggia di agosto rinfresca il bosco”, come ripetono i contadini di tutta Europa ; risolleva (anche) gli animi prostrati dal caldo eliminando pure, come dicono a Milano, “On sacc de pures e on sacc de mosc”, cacciando pulci, mosche e tutti i vari insettacci malefici che col caldo ci vampirizzano.

E “quando piove d’agosto, piove miele e piove mosto”; se piove è un bene per i campi e per i fiori, che non seccheranno e le api potranno continuare a produrre miele; è un bene anche per le viti, alle quali la siccità rende il vino aspro.

Il 31 invece bisogna tener d’occhio “l’ultimo tramonto d’agostoperché “l’inverno mette a posto”: se il sole si abbasserà in un cielo limpido, l’inverno sarà mite e dolce.
Ma se “s’insaccherà” tra le nubi, dovremo prepararci al freddo più nero.

La saggezza degli avi raccomanda pure “Ad agosto né casa né scopa nuova”, pena una lunga sequela di grane.

Il fatto dei traslochi sconsigliati in questo mese risale al Medioevo, quando i contratti di mezzadria terminavano per legge l’ 11 novembre, San Martino.

Era solo in quel periodo che si poteva liberamente, con l’eventuale cambio di lavoro, andare in un’altra casa.

Se ciò avveniva due mesi prima della scadenza del contratto significava solo due cose: o che si era stati licenziati con ignominia dal padrone, o che il padrone era economicamente fallito.

La famiglia del mezzadro, allontanata dalla vecchia casa, avrebbe avuto in ogni caso la disgrazia di essere sfrattata e d essere quindi obbigata a trovare, in fretta e con poca disponibilità economica (che a quei tempi mica si dava la liquidazione), un tetto che di certo non sarebbe stato confortevole come il primo.

E, mi chiederete, la scopa cosa c’entra coi traslochi?
Quando si cambia casa si compra sempre anche una scopa nuova per spazzarla meglio, no? E poi è una vecchia credenza che in una casa nuova si debba portare, assieme a un pacco di sale e una bottiglia d’olio intonsi), anche una scopa nuova, onde evitare di traslocare anche le eventuali tristezze accadute nella prima casa…

Ad agosto i giorni più importanti sono due; il 10, San Lorenzo, con le stelle cadenti che simboleggiano le braci della graticola su cui il poveretto fu arrostito nel 258 dC a Roma. Ad ogni stella avvistata, un desiderio esaudito.

Il secondo giorno è il 15, dedicato alla Madonna Assunta in Cielo.

In molte zone d’Italia, soprattutto nel Nord-Est, si raccomanda a chi sta costruendo una casa di sua proprietà, di porre quel giorno sulla parte più alta della costruzione unafrasca verde (alloro, quercia o pino) in onore alla Vergine; salendo al Cielo lei la vedrà e terrà lontana da quei muri ogni disgrazia. Usanza che rimane anche in altri periodi dell’anno “Quando se riva al cuert” (quando si arriva al “coperchio”, il tetto della casa, dicono nel Trevigiano),  ed è spesso seguita da una cena pagata dai committenti all’impresa e ai progettisti, per festeggiare insieme la casa ormai praticamente finita.

In Piemonte invece, bisogna tener d’occhio le candele che circondano la statua di Maria portata nele innumerevoli processioni che s fanno quel giorno.
Se alla fine del corteo saranno tutte spente, l’inverno sarà pessimo; accesa la metàdiscreto; tutte accesebenessere per tutti.

Ma tanto oggi quelle candele per questioni di pubblica sicurezza van tutte a pila e quindi ogni rischio dovrebbe essere di certo evitato.

© Mitì Vigliero

Una Vita Fatta Di Case

Se quattro anni fa qualcuno m’avesse predetto “Da ora in poi la tua vita sarà fatta soprattutto di Case”, l’avrei preso per matto.

E invece è accaduto.

Tutto iniziato con quella in cui vivo, che ho avuto la bella idea di ampliare e ristrutturare con me dentro, vivendo 8 mesi d’inferno tra calcinacci e muratori folli.

Non era ancora finita, che ho dovuto occuparmi di quella di Mamma, disabitata da cinque anni e quindi venduta.

Svuotarla completamente è stata una ginnastica dell’anima fisicamente e spiritualmente massacrante, durata più di 5 mesi.

E ora mi aspetta un’altra Casa, forse la più difficile.

Se gli altri erano appartamenti, questa è una Casa un po’ più grande.

La Casa dei quadrisavoli, quella che racchiude nelle fondamenta le nostre radici.

Una Casa dove io e mio fratello abbiamo passato, da quando siamo nati, ogni estate. Una Casa amatissima, che però per quasi due lustri ci è stata lontana, rivivendo solo come scenografia di un romanzo.

Una Casa che ora ha tanto bisogno d’amore, di cure, di attenzioni, di pulizia, di risate, di ritornare a essere quel Nido sereno che era.

Una Casa dove l’unico bimbo della nostra famiglia possa trascorrere estati come le nostre, e dopo di lui lo possano fare i suoi figli.

E così mi ritufferò nel solito vortice di Truppe Cammellate  (e conseguenti, inevitabili miei sčiupùn de futta), di scatoloni, di allergie, di colpi della strega, di traslochi, di ricordi, di magoni, di progetti.

Sarà un galòp infinito.

Ma bellissimo.

(Colonna sonora QUI)

Divagazioni su Conservatori, Scatole, Libri e Regolamenti Condominiali

scatoloni

Siamo una famiglia conservatrice, nel senso che qui si conserva tutto, non si butta via niente, ché-può-sempre-venir-bene.

Ad esempio. Immersi per lavoro e passione fra numerosi strumenti tecnologici, le scatole di detti strumenti non si eliminano, mai; perché nel caso si rompessero, quegli aggeggi andranno spediti all’assistenza delle case madri accuratamente chiusi nei loro imballaggi originali.

E così viviamo assediati da decine e decine di scatole vuote d’ogni forma e dimensione (e quando dico di ogni dimensione intendo proprio ogni dimensione; si va da cosettine 7×5 cm a mostri di cm. 40×150), accuratamente celate sugli armadi, impilate nelle dispense, incastrate sotto i letti.

E poi se si prende uno scanner che fa 80 cose in più di quello vecchio, quello vecchio ma ancora funzionante vorrai mica eliminarlo no? Per adesso infilalo .  Così come la vecchia tv che stava in cucina, va ancora benino: per ora mettiamola che poi ci pensiamo. E il monitor piccolo sostituito da quello grande? Posa, poi si vedrà.

E i libri?
Insomma, lo sapete che in questa famiglia si venerano, i libri. 
Non solo quelli che si comprano in libreria o su IBS o sulle bancarelle o che arrivano dalle case editrici. No. Qualunque allegato esca con una rivista o un quotidiano, deve essere nostro.

Ricordate, per esempio, l’Enciclopedia di Repubblica del 2003?
L’ho raccolta allora io qui a Genova, Fabio a Bologna e mia suocera a Roma, perché poteva venirci utile a Campagnano.
Morale, 3 enciclopedie identiche sparse in 3 case diverse. 
Noi, se abbiamo bisogno di sapere velocemente una data o un nome, pur con tutte le precauzioni del caso andiamo su Wikipedia. O su San Google.
Se debbo informarmi approfonditamente su un argomento antico, posseggo una libreria ( fatta da più librerie, intese come mobili) ormai composta da circa 4000 volumi.
E poi, esiston sempre le Biblioteche, no?

Senza parlare del fatto che quell’enciclopedia occupava uno spazio preziosissimo che potevo riempire con le pile di altri libri che da mesi stazionavano sul tavolo in studio in attesa di trovare un posto dove esser sistemati.
Insomma, essendo la biblioteca dell’avita vecchia casa ormai arrivata a tappo, l’Enciclopedia è presto finita qui, nella camera degli ospiti,  in 2 scatoloni che sono andati a far compagnia ai 6  dove già riposavano romanzi e saggi da cui non voglio assolutamente separarmi, e ai 12 ancora pieni dei libri di mamma  che mi piacciono e serviranno, prima o poi, di sicuro; ai 10 zeppi dei miei articoli cartacei, agli delle recensioni ai miei libri.
Gli ospiti dormivano circondati da Cultura Incartonata (senza protestare devo dire, soprattutto se insonni e muniti di unghie affilate per tagliare lo scotch che li chiudeva, alla caccia di qualcosa da leggere)

Però, proprio mentre cominciavo a meditare seriamente come soppalcare completamente uno stupido appartamento privo di stupida cantina ove sistemare una volta per sempre i sempre più odiati scatoloni, ho visto che vicino a casa un signore stava appiccicando il cartello VENDESI alla saracinesca di un vecchio fondo, ex negozio da decenni adibito a magazzino.

Dopo due settimane stringevo fra i denti il rogito notarile e in mano le chiavi della mia salvezza: un nido tutto da riempire di scaffali di libri sino al soffitto, e di scatole vuote.

Ora mi tocca solo un altro trasloco
Ma va bene così.  

Insieme alle chiavi e a vari papiri, mi han consegnato anche il Regolamento di Condominio dello stabile, un bel palazzo annata 1935.

Devo proprio fotocopiarlo e spedirlo a Enrica, che colleziona per studio documenti storico-sociali dell’epoca; certi articoli del Regolamento, poi, sono fantastici.

Ve ne riporto alcuni, affinché li teniate a mente durante i soliti litigi delle vostre odierne Assemblee Condominiali, e lasciando a voi i commenti sul “come eravamo“:
        

Art.26
L’ascensore funziona ininterrottamente a tutto rischio e pericolo di chi l’usa.
Fa servizio solo in ascesa e per l’accesso agli appartamenti, eccetto i casi comprovati di persone in età avanzata o affette da infermità.
Non possono usufruire dell’ascensore i ragazzi fino agli anni 13 se non accompagnati, le persone di servizio in genere, i fornitori, le persone affette da malattie contagiose, coloro che non fossero decentemente vestiti
.

Art.28
Il consumo dell’acqua non dovrà superare i 400 litri ad appartamento. 
L’acqua calda verrà pagata in base al consumo.
Durante la stagione estiva e cioè dal 1° giugno al 1° ottobre, la temperatura rilevata dal termometro del riscaldatore (ebollitore) non dovrà superare i 40 centigradi.
A richiesta della maggioranza dei condomini o qualora il consumo importasse una spesa eccessiva, l’Amministratore dovrà disporre che la caldaia venga accesa limitatamente a 3 giorni per settimana
.

Art.29
Il calorifero sarà tenuto acceso dal 15 Novembre al 15 marzo in modo da dare negli appartamenti una temperatura costante di 17°.
Se nel periodo di normale accensione la temperatura esterna alle ore 10 a Nord del caseggiato superasse i 10°, l’Amministratore dovrà ordinare che la pressione sia ridotta
.

Art.30
E’ assolutamente proibito destinare gli appartamenti ad uffici per enti pubblici, ad affitta camere professionali, ambulatori, sanatori, gabinetti per cura di malattie infettive, pensioni, ristoranti ed in genere di farne uso contrario alla moralità, alla tranquillità, alla decenza, ed in genere al buon nome del caseggiato.

(I miei scatoloni vuoti e i miei libri sono serissimi e morigerati: lo giuro.)