Perché si dice: Piantare in Asso

il risveglio di Arianna di William Waterhouse

Nel nostro linguaggio quotidiano piantare in asso significa lasciare qualcuno da solo, solitamente in modo improvviso e inaspettato e possibilmente in mezzo a difficoltà o a situazioni sgradevoli.

Qualcuno dice che questo modo di dire derivi dal gioco dei dadi o delle carte: rimanere con un asso, ossia con un solo punto.

Altri, assolutamente logici ma del tutto privi di romantica fantasia, lo fanno derivare da uno dei significati dell’aggettivo latino assus: “senza accompagnamento, solo”.

Altri ancora – e sono quelli che mi stanno più simpatici- affermano che potrebbe trattarsi della deformazione popolare detta dai colti paretimologia del nome Νάξος (Nasso), isola greca delle Cicladi nel mar Egeo, famosa per la conclusione della storia di Teseo e Arianna.

Infatti il mito racconta che fu proprio qui che l’eroe attico -per nulla grato del fatto che l’innamoratissima Arianna lo avesse aiutato col famoso filo a uscire dal labirinto del Minotauro- dopo averla (oh vigliacco) addormentata con una pozione, l’abbandonò da sola sull’isola.  

Mi piace immaginare che lei, risvegliatasi  mentre il fedifrago si allontanava con la nave, dalla riva furibonda gli gridasse:

“Brutto mascalzone, non puoi piantarmi in Nasso così!”. ;-)

Ma poi sull’isola incontrò Bacco con tutta la sua allegra brigata di ninfe e satiretti, e piantata in asso non fu più.  

bacco e arianna di domenico carracci

©Mitì Vigliero 

E da voi come si dice?

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