La testa

Proverbi e Modi di dire

Ci sono giorni in cui proprio “non si ha testa” di affrontare tutti gli impegni quotidiani; anche se siamo persone solitamente “con la testa sul collo”  e “sulle spalle” capita a volte di averla “tra le nuvole”, in tutt’altri pensieri affaccendata.

In quei momenti la distrazione impera; si dimenticano le cose, (“che testa!”), si fanno viaggi a vuoto (“chi non ha testa ha gambe”), si rischia di far fesserie e uscirne “con la testa rotta”.

I motivi possono essere vari; l’amore che “fa girar la testa” e magari ci spinge a “colpi di testa” assolutamente inopportuni.
Ma di questi tempi soprattuttto le preoccupazioni nel lavoro, come l’arrivo di un “tagliatore di teste” in ufficio che vuole proprio la nostra, obbligandoci a rivolgerci a un “cacciatore di teste” sperando che la sistemi da qualche altra parte.

Momenti brutti questi, o altri, in cui  “non si sa dove sbattere la testa”,  e si rischia di “giocarsela” proprio grazie a una “lavata di testa”  definitiva.

Si ha un bel dire “inutile fasciarsi la testa prima di rompersela”; quando “ci si mette in testa” che le cose non girano nel verso giusto è facile “perder la testa”, quando riteniamo che qualche “testa di rapa” venga considerato più in gamba di noi, o ci troviamo “sulla testa” una “testa vuota” che pretende l’impossibile o l’errato.

In certi casi è comprensibile che ci si senta “il sangue montare alla testa”, trasformandoci  in “teste quadre” cocciute o, peggio, “calde”, irose, continuando a “picchiar la testa” sempre contro lo stesso problema senza pensare di risolverlo girandoci attorno col ragionamento.

Bisognerebbe in quei casi metter la testa sotto l’acqua gelata per schiarire le idee e far passar le fumàsse; poi, sedersi con calma e riflettere, senza stare “con la testa nel sacco”, sconsideratamente, o con “la testa sotterra come uno struzzo”, facendo finta di ignorare i problemi.
 
I siciliani dicono che nella nostra società in fondo  è meglio essere “testa di sarda ca cuda di balena” perché la testa pensa e la coda no; quindi è preferibile essere tenuti in piccola considerazione in un minuscolo nucleo intelligente, che esser immenso nulla in un immenso cosmo.

Chi “usa la testa” davvero sa riconoscere i proprio meriti o demeriti, non “si monta la testa” credendosi chissà chi; “la spiga piena tiene la testa bassa”, chi veramente vale non va in giro a vantarsene superbo: “chi cammina a testa alta, presto o tardi si ribàlta”.

Certamente resta inteso che se qualcuno cerca di “mangiarci in testa” con arroganza, noi dobbiamo tentare di “tenergli testa” con dignità, a costo di fargli “una testa così”, grande “come un pallone”, esponendogli le nostre ragioni.

Ma se poi notiamo  infine che “prenderlo a testate” non serve a nulla e di quella determinata situazione arriviamo ad “averne fin sopra la testa”, allora tanto vale “piegarla” e “abbassarla“, rassegnandosi, “scuotendola” magari, e magari anche definendo (possibilmente sottovoce) colui che tanto ci ha rotto l’anima “testa di c…”, ortaggio o altro fate voi, tanto il significato è lo stesso.

©Mitì Vigliero

Corollario

GigiMassi: dove lavoro io è pieno di teste di ortaggi, ma passano quasi sempre per teste d’uovo, nel senso di pensatori e innovatori

Catepol: il femminile di testa di c…o è testa di m…..a vero? utilizzati entrambi come teste di ortaggi vari che spaziano dal cavolo alla melanzana. E dimentichi…
calabresi teste dure! ed anche “testone” uno che non si rassegna mai (o anche che fa fatica a capire le cose, NdPS. Il “testina” milanese segnalato da Gigi)

Princy: A Napoli si dice: “‘a capa nun v’aiuta” per dir che si ragiona o si capisce poco.

Corax: Dalle mie parti (trentino occidentale val Rendena. O meglio ancora: Pinzolo) si dice “cò cernù” (testa scelta) di chi fa il bastian contrario. “nàrgan di cò” (andarcene di testa) per “venircene a capo”, con uno strano cambio di direzione. :-)

Fran(cesca): “crapa de bedol” o “crapa de fou” (testa di betulla o di faggio, pare siano legni durissimi) detto par cocciuto. (trentino occidentale, val di sole). Un mio amico poi rovescia il famoso detto in: “non rompiamoci la testa prima di essercela fasciata”. Prudente, lui :D
A Venezia: Ti gà na testa che gnanca i porsei… (hai una testa cosi’ vuota che non se la mangerebbero nemmeno i maiali). Sempre Venezia: Testa da batipai, leggi zuccone! presente quei macchinari che usano per piantare le bricoe (paline) in laguna? Non sono famosi per essere teneri

Grazitaly: Crapa oda, testa vuota in bergamasco.

Luca Moretto: Testòn in dialetto veneto, colui che non vuole capire e rifiuta i consigli.

MimosaFiorita: In provincia di “FROSINONE”, per esattezza a “ROCCASECCA” si dice ” te’ nu cap come nu mojo” per evidenziare una testa grossa e vuota, come un grosso cesto di vimini.

Roger: in Toscana è d’uso dire…
Avecci ì bischero pè ì capo…
e poi alcune varianti…sempre riguardo a cose fatte con poca “testa”…
Ave’ la testa come un aratro da seme.
Avere la testa dura.
Uscire dal seminato.
Significa “dare fuori di testa”, impazzire, deviare dalla retta via, esuberare dai propri compiti.
Esser duro come le pine verdi.
Essere cocciuti, testardi, “non capire” o “non voler capire”, “far finta di non capire”.
Fare come l’ova sode.
…che più bollono, più diventan dure. Si dice di persone non molto intelligenti, o di scolari pluriripetenti.
A Livorno c’hanno i ponci ner cervello.
A Livorno hanno i ponci nella testa. PONCE: bevanda calda tipica livornese, fatta di Caffè, Rum e (si dice con un po’ di zenzero).

Max: mi ricordo che dalle mie parti si dice – aver un grillo per la testa, o che gira per la testa – nel senso di un pensiero o un idea su qualche questione.