L’Italia dai Nomi Strani: curiosità toponomastiche

© di Mitì Vigliero

Le ferie sono un ottimo momento per studiare la toponomastica italiana; e vi assicuro che non è affatto una scienza noiosa.

Ad esempio, quei beati che nel genovese si crogiolano al sole di Rapallo, lo sapevano che l’elegante cittadina in realtà un tempo era una palus, palude?

Portofino era il portus prediletto dai delphini; tenerissima Camogli, leggendaria “casa delle mogli” sempre sole per via dei mariti naviganti di professione.
Per questo ancora oggi le navi mercantili che passano al largo del borgo suonano lunghi colpi di sirena: simbolico saluto di uomini alle loro compagne lontane.

Riccione invece era ricca di arcion, piante di tasso barbasso mentre a Follonica (GR), fullonica, si andava per lavare i panni.

Se siete in montagna a Brunico (BZ) sappiate che prende il nome dal vescovo Bruno, costruttore del locale castello; andando sull’Adamello, guardando i luccicanti candidi ghiacciai, capirete come sia logico che derivi dal latino adamas, “diamante”.

In vacanza sul lago si scoprirà che Fiumelatte (CO) è il nome del torrente che si getta nel lago con salto quasi perpendicolare di 300 metri provocando una densissima spuma candida come il latte, appunto; scorre solo da marzo a ottobre, e quando piove molto diventa rosso come vino annacquato.

E se, tornati in città, qualcuno si vanterà con voi d’esser stato in ferie a Filadelfia, prima di dire “oooh..!” assicuratevi che non si tratti di quella in provincia di Catanzaro; d’altronde in Italia ci sono pure due paesi che si chiamano California, il primo in provincia di Modena, l’altro in Brianza, vicino a Lesmo: la cosa non dovrebbe stupire, visto che in California esistono posti made in USA nomati Venezia, Napoli e Lodi.

In Italia però ci sono luoghi dai nomi davvero strani; nell’astigiano è divertente passare in auto e leggere l’uno dopo l’altro quelli di tre paesi in fila: Frinco, Zanco e Tonco.

In provincia di Alessandria c’è Alluvioni Cambiò, che un tempo si chiamava Sparvara ed era un fiorente borgo medioevale con tanto di castello posto sulla sponda sinistra del Tanaro; ma una notte buia e tempestosa il fiume ruppe gli argini, facendo strage di case e genti.
Non solo. Quando il giorno dopo i superstiti si guardarono attorno, si accorsero con stupore di essere finiti sulla sponda destra; il Tanaro aveva cambiato corso. Così gli alluvionati decisero, in perenne ricordo del fatto, di ribattezzare il loro paese.

Esistono nomi brevissimi come Lu (AL), Alà (SS), Alì (ME), o sportivi come Calcio (BG), Fallo (CH) e Piscina (TO); si sa che l’Italia è ricca di fonti, terme, sorgenti e perciò vi è un incredibile numero di paesi il cui nome inizia per Acqua seguito da vari aggettivi: fredda (BS), canina (MC), formosa (CS), negra (CR), pendente (VT), viva (CB): persino santa (AP), seria (CO) e lagna (PS) per il fastidio provocato dall’incessante scorrere dei fiumi Burano e Candigliano.

La toponomastica ha pescato a piene mani sia dal regno vegetale battezzando un luogo col nome di piante, fiori e frutti che lo caratterizzavano – Nespolo (RI), Mirto (ME), Oliva (PV), Olmo (BG); Pigna (IM); Pero (MI), Pesco (BN), Noci (BA) – che da quello animale, vero o soprannome umano che fosse: Cicala (CZ), Falcone (ME), Tortora (CS), Gallo (CN e CE), Leonessa (RI), Pavone (TO).
Felino (PR) invece non ha nulla a che fare coi gatti, ma deriva dal latino figulinus, “fabbricante di vasi”.

Femminamorta

Anche le caratteristiche fisiche del posto o del suo antico proprietario servivano all’uopo; un esempio ne sono Occhiobello (RO), Destro (CS), Erto (PN), Vasto (CH), che per la precisione deriva da Guasto, poiché fu devastato dall’esercito di Pialy Pascià), Spessa (PV), Lustra (SA), Donnadolce (RG): ma chissà che mucche infelici nei pascoli di Pocapaglia (CN)…

Il numero 3 ha sempre qualcosa di magico e divino, nonostante ciò che possa seguirlo: per questo in provincia di Catania troviamo  Trepunti, Trepuzzi, in provincia di Messina Tremrstieri mentre nei dintorni di Sondrio esiste Treppalle.

Se ci sono paesi dai nomi gentili e allegri come Bene (CN), Benestare (RC), Benetutti (SS), Ameno (NO), Campodimiele (LT), Buonabitacolo (SA), Sostegno (VC) e Buonvicino (CS), ne esistono anche di poco rassicuranti quali Malvicino (AL), Bomba (CH), Ossaia (AR) e Strozza (BG), oppure tristissimi quali Travagliato (CS), Sospiro (CR), Tornimparte (AQ) e Femminamorta (PT).

CasadelDiavolo

Meglio la quiete di posti mistici dove Casto (BS), Morigerati (SA) e Provvidenti (CB) si sentirebbero a proprio agio: parlo di Altare (SV), Cappella (CR), Candela (FG), Cardinale (CZ) e Cattolica (FO).

In compenso chissà quanti agognerebbero trascorrere ferie felici a Canna (CS), Canne (BT) o a Belvedere di Spinello (CZ)…

Perché l’Italia è un paese libero, democratico e parcondicèsco: infatti se esiste Bellona (CE) può esserci pure Barbona (PD); se c’è Primiero (TN) c’è anche Ultimo (BZ).

Aramengo

E se capisco che magari abitare a Cessalto (autostrada Trieste-Mestre, cercatevelo un po’ da soli), piuttosto che a Bastardo o a Casa del Diavolo (ambo in provincia di Perugia) o magari Aramengo (AT) possa causare qualche problema anche psicologico, mi domando invece quanto siano felici gli abitanti di Carini (PA) e di Bellino (CN): l’importante per questi ultimi è che il nome del loro paese non venga pronunciato da un ligure…

Voi ridete, ma forse non sapete che – ad esempio – Cantello (VA), a tre km dalla Svizzera, sino a poco tempo fa si chiamava Cazzonne, pronunciato e scritto però regolarmente senza una N; Piero Chiara raccontò che il cambiamento venne chiesto non dagli abitanti, bensì dal Comando generale della Guardia di Finanza a seguito delle lamentele dei militari accasermati in quel luogo di confine e stanchi di ricevere dalle famiglie lettere con su scritto come indirizzo “A Salvatore Cacace, Cazzone“.

Stessa cosa accadde a Lieto Colle (CO), pur’esso al confine confederato e sede di caserma della Finanza, che in origine si chiamava Figazzo; sempre nel varesotto Cazzago ha invece coraggiosamente mantenuto il suo nome, come il monte Baciaculo (BS).

Foresto_Sparso

Infine sappiate che cercare di scoprire l’origine di alcuni toponimi è terribilmente difficile nonché estremamente faticoso: abbiate pietà di me e limitatevi quindi ad assaporare l’armonia meramente surreale di splendidi nomi quali Iòppolo Giancaxio (AG), Lettomanoppello (PE), Portobuffole (TV), Lunamatrona (CA), Monte Vidon Combatte (AP) nonché quello che forse allude a voi, che durante ogni vacanza vi sparpagliate allegramente per l’Italia: Foresto Sparso (BG).

© Mitì Vigliero

Libri Strani

Le cronache storiche raccontano di un’Iliade e di un’Odissea scritte in lettere d’oro sopra una pelle di serpente lunga cento piedi. Questa rarità pare appartenesse alla biblioteca dell’imperatore Costantino.

Particolarissimo era anche il libro contenente la “relazione” della città di Albany (stato di New York) spedita al Senato di Washington nel 1890.
Era contenuta in un volume di seimila pagine, formato grande aquila: oltre al testo conteneva quarantacinquemila firme (tutte quelle degli abitanti di Albany), aveva uno spessore di m. 1,20, rilegatura compresa, e pesava 490 chilogrammi.
 
Un libro decisamente “ricco” fu quello donato nel 1907 a Pio X dalla Repubblica brasiliana, come ringraziamento per aver innalzato alla porpora un prelato di quel paese.
I fogli del libro erano d’oro, incrostati di pietre preziose; sulla copertina c’era un monogramma del papa formato di brillanti e smeraldi e sulla prima pagina brillava il ritratto del pontefice, in finissima miniatura, contornato da 90 diamanti uno dei quali, gradissimo, posto in alto formava un sole i cui raggi erano disegnati da file di brillantini. Non solo, ma quel libro conteneva pure una carta del Brasile disegnata con un mosaico di pietre preziose. Chissà ora dove si trova.

Fino al 1885 Albert Rochas pubblicava a Blois un’opera in ottavo, intitolata Le livre de demain, un vero e proprio “libro del colore“, seguace di quel “teatro del colore” proclamato da Sem Benelli e Marinetti.
Nel libro del Rochas le scene d’amore  erano stampate in caratteri rossi su carta rosa; quelle relative alla guerra in caratteri neri su carta sanguigna; le pastorali tutte in verde tenero e le pagine religiose in violetto.

Un libro a prova di fuoco fu invece quello del Bruckmann, medico tedesco del XVIII secolo: si trattava di una dissertazione sull’amianto, stampata su carta di amianto; invece un libro povero fu un’edizione spagnola del Don Chisciotte stampata, sempre nel XVIII secolo, su sottilissimi fogli di sughero.

Ma vi fu anche un libro macabro
Dovete sapere che il celebre astronomo Camillo Flammarion ebbe in lascito testamentario dalla contessa di Saint-Auge, celebre spiritista sua amica, “la pelle delle sue spalle per rilegare la prima opera ch’egli avesse pubblicata dopo la morte di lei“.

Così, in questo repellente modo fu appunto rilegata la prima copia de Le terre del cielo di Flammarion, e  la cosa viene riferita anche dalla Chronique médicale del primo marzo 1898: in alto, sulla copertina, era scritto “Ricordo di una morta“, e i tagli erano rosso sangue decorati con stelle d’oro.

E questo spero proprio di non trovarmelo mai tra le mani.

©Mitì Vigliero