Acanthea Virilis, la Nonna del Viagra: Spam Farmaceutico d’Antan

Jubol

Chi s’indigna per lo spam continuo che gli propone acquisti di V*iagra, V*alium et similaria via posta elettronica, sappia che comprare farmaci per corrispondenza era già un tempo una temeraria abitudine ben nota agli italiani.

Sfogliando riviste e quotidiani annate 1914-1927 si trovano miriadi di pubblicità decantanti medicinali d’ogni genere, e ovviamente privi del tutto di lista componenti, che si potevano ricevere comodamente in casa, previo pagamento alle Regie Poste.

Molto di moda era il purgante Jubol, ecclettico tuttofare che guariva “Stitichezza, Enterite, Vertigini, Acidità, Intontimenti, Gonfiori, Cattiva digestione, Emorroidi, Catarri, Emicranie, Insonnia, Lingua patinata, Alito cattivo, Colorito giallo, Foruncolosi”.
Il suo slogan era: “Jubolizzatevi!” e la pubblicità diceva: “Purgare equivale passare l’intestino con la carta vetrata. Jubolizzarlo significa invece praticare nel suo interno un massaggio dolce, prolungato, persuasivo. Vaglia L. 5 la scatola a Fabbrica Chatelain, Bastioni Vittoria, Milano».

Della Chatelain era anche il tonico Globèol, “estratto dal sangue vivente (di chi non era specificato Ndr), aumenta i globetti, i metalli, i fermenti” per sole L. 7.

Le Pillole Litinate unite al Rigeneratore formavano la “Cura Contardi, giovante ai diabetici perché fa scomparire lo zucchero”: drastica, eh?

I signori uomini invece si sussurravano un’altra cura Contardi, l’Acanthea Virilis: “L’Impotenza stimola gli speculatori a burlare il pubblico. La cura più efficace e insuperabile è costituita dal Rigeneratore con i granuli di Strixnina, che ha dato sempre il suo risultato. Necessaria agli sposi!” che se la volevano dovevano spedire L. 10 alla ditta Lombardi e Contardi, via Roma, Napoli.

Per la “neurastenia sessuale” (frigidità) d’ambo i sessi si usava l’Ypervigor, “specifico di fama mondiale premiato con medaglie d’oro alle Esposizioni di Milano, Genova, Parigi e Bruxelles”, acquistabile a L.12 e “in silente discrezione” a Napoli, via Carbonara 91.

sirolina

Vendutissimi erano anche la Sirolina Roche, L. 8, usata da “Polmonitici, Catarrosi cronici, Tossicolosi convulsivi, Scrofolosi, Tubercolotici e Asmatici”; lo Stork, che con lire 2,40 spedite in via Vitrurio 37, Milano “annientava completamente i geloni”; la Trigemina Capsule, «antinevralgico dei Nervi Cerebrali Diretti», L.1,20.

E poi la Gengivina, “detersivo astringente dell’Istituto Nep-Opoterapico Vettor Pisani” L. 11,10; lo Scacciabile che «debella la Stitichezza» con L.6 la bottiglia; i fantastici Pessari Solubili del dottor Rotler, “Antifecondativi Innocui (sic), vaglia lire 2,50 Farmacia Inglese, Firenze”.

Inviando L. 1 al dottor Sella di Schio si riceveva lo Jodoferrarsenico «depurativo dei fluidi e del sangue» mentre per lAutosputocutivaccino, «nuova cura dei catarri in famiglia o in sanatorio», bastava rivolgersi a Boscolo e Bragadin, Padova.

Infine, scrivendo alla Società Preparati Casali, via L.Caro 67, Roma, si riceveva un medicinale infallibile contro “arteriosclerosi, nevrastenie, postumi luetici: tutti i Medici e Clinici per curarsi ricorrono al Siero Casali!

©Mitì Vigliero

Storia del medicinale più conosciuto al mondo: l’Aspirina

Già Ippocrate di Kos (460-377 aC)  consigliava come antidolorifico alle partorienti sofferenti per le doglie di bere un infuso di foglie di “Salix Alba Vulgaris” (salice, contenente acido salicilico, ma questo il medico ateniese non lo sapeva);anche Plinio attribuiva al salice proprietà analgesiche e Dioscoride, I sec d.C., lo prescriveva per combattere febbri e “eccitazione sessuale”.

 L’uso del salice come pianta medicamentosa venne ignorato dalla medicina medioevale; editti speciali proibivano la raccolta dei rami per altro uso che non fosse quello della costruzione di ceste.

Nel XIII sec. i medici della Scuola Salernitana ne riesumarono l’uso in modo curioso, prescrivendolo nei conventi; questo perché pensavano che il salice fosse un antiafrodisiaco, annientatore di ogni  libidine.

In Italia questa convinzione (una delle prime leggende metropolitane della storia) durò a lungo; il medico senese Mattioli nel 1600 prescriveva foglie di salice tritate e mescolate a vino e pepe per lenire il “dolore dei fianchi”, che non era il mal di reni ma il desiderio sessuale represso.

E anche lo scienziato illuminista Giovanni Pietro Fusanacci nel 1784 asseriva che “il sugo cavato dai rami teneretti allontana egregiamente le libidinose voglie”.

Ma quasi contemporaneamente a Chipping Norton, Oxford, un pastore protestante appassionato di botanica, Edward Stone, un dì passeggiando in un bosco decise di masticare un pezzetto di corteccia di salice; mentre la sputava disgustato pensò che il sapore era assai simile a quello amaro della cinchona, la pianta peruviana del chinino, unico antimalarico conosciuto allora.

Così, dopo averne sperimentato il decotto su 50 malati, il 2 giugno del 1763 presentò alla Royal Society di Londra un saggio in cui dichiarava quanto la febbre di questi fosse rapidamente diminuita.

Un’involontaria spinta agli studi di ricerca venne data da Napoleone che nel 1803 proibì qualunque importazione di merci dai territori inglesi, chinino compreso.

Cercando freneticamente un sostituto autoctono nel 1828 a Monaco di Baviera il chimico Johannes Buchnder bollendo del salice ne ottenne una materia gialla che battezzò “salicina”; nel 1829 un farmacista francese, Leoroux, la isolò in forma cristallina composta da glucosio e alcool salicilico (500 gr. di scorza di salice davano 30 gr di salicina).

Nel 1838 il chimico calabrese Raffaele Piria scoprì l’acido salicilico e nel 1853 il francese Gerthardt produsse l’acido acetilsalicilico puro che abbassava sì la febbre, ma ammazzava i pazienti con emorragie gastrointestinali.

Finalmente nel 1897 un giovane chimico della Bayer, Felix Hoffmann, combinando l’acido salicilico con l’acido acetico (acetilazione) sintetizzò chimicamente l’ASA (acido acetilsalicidico, questa volta abbastanza ben tollerato dagli stomaci umani).

Il 23/1/1899 la Farbenfabriken di Friederick Bayer & C. battezzò il farmaco Aspirina (“a da acetil e “spir”, da acido spireico sinonimo di salicilico e il suffisso -ina , molto usato nei nomi dei medicinali di allora); il 1° febbraio ne depositò il marchio all’ufficio imperiale brevetti di Berlino e il 6 marzo mise in commercio la prima confezione di aspirina da 500 mg

Da allora ne sono state consumate centinaia di migliaia di compresse, e attorno a lei – come capita a tutte le famosissime dive – sono nate pure altre varie leggende metropolitane che spesso la abbinano alla bibita più famosa del mondo, la Coca Cola, la cui storia vi racconterò appena mi passerà l’influenza.

©Mitì Vigliero