Storia del Rossetto

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(placidobacio) 

Risale all’epoca dei Sumeri, 2800 aC; a Ur, nella tomba della principessa Shub-ad, è stata rinvenuta una scatolina d’oro contenente una pasta fatta di polvere rossa, olio di sesamo ed essenza di rosa, con tanto di pennellino applicatore.

Gli Egiziani, uomini e donne, si tingevano regolarmente le labbra mescolando ossido salino di piombo o ocra arancione con del grasso animale; le signore greche invece preferivano le tonalità marroni, ottenute da polveri argillose.

Nella Roma imperiale il rossetto veniva messo anche alle statue degli Dei durante le celebrazioni religiose; in quel caso si usava il minio, mentre gli umani preferivano avvelenarsi col “fucus” e il “purpurissimum” ottenuti dal solfuro di mercurio detto cinabro.

Dal IX al XIV sec. l’uso del rossetto venne condannato dalle persone perbene et morigerate, e infatti le labbra ultra rosse divennero simbolo di dissoluto meretricio; dal XV secolo in poi invece tornò in voga, sempre usato indistintamente da ambo i sessi.

Nel XVII apparve il primo “bastoncino”; una pasta semisolida a base di terra rossa (“terra di Parigi”) appiccicata su un legnetto e seccata al sole; per usarla occorreva prima inumidirla sputacchiandoci su.

Fu allora, proprio grazie alla forma, che il rossetto venne usato per la prima volta come modificatore della forma della bocca secondo i dettami della moda; allora andava la bocca piccolissima e imbronciata, col labbro inferiore più carnoso del superiore.

Ergo prima di applicare la tinta si spalmavano ai lati delle labbra sostanze astringenti che davano l’esilarante aspetto di tanti rubei “cul di gallina” posati sotto i nasi.

Nel ‘700 dame, cicisbei e neonati (sic) sfoggiavano labbra minuscole e tinte col carminio; ma nell’800 vi fu un improvviso ritorno alla morigeratezza feudale: le donne dabbene eran solo quelle che mostravano labbra rigorosamente esangui, lucidate con grasso di balena (ri-sic).

Ai primi del ‘900 si trovò una via di mezzo; rossetto sì, ma solo su bocche rigorosamente sposate o che avessero superato la trentina.

Nel 1910 Roger & Gallet produssero il primo stick da labbra contenuto in un cilindretto di cartoncino e spinto fuori da uno stantuffo; il portarossetto in plastica o metallo, quello che conosciamo noi, fu inventato nel 1915 dall’americano Maurice Levy.

Da allora il rossetto divenne strumento di seduzione solo femminile, schiavo sempre dei capricci della moda.

Anni ’20 rosso scuro su bocche a forma di cuore come quella di Betty Boop; ’30 quasi nero, su labbra sottili a fessura; ’40 rosso sangue su labbra dal disegno iper arrotondato; nel ’50 e nel ‘60 fuxia, arancione o rosso lacca su bocche larghe e supersexy; nel ’70 niente colore, al massimo un rosa perlato, o il prediletto bianco-grigio cadavere lucidato con gloss al sapore di frutti; ’80 /’90 il marrone o il granata mirtillesco da yuppessa in carriera.

Dagli anni 2000 grande libertà di colori, lucidissimi, opacissimi, glitteratissimiun unico rischio, quello di ottenere effetti da parco giochi gonfiabili su megalabbroni ripieni di collagene e silicone.

©Mitì Vigliero