Una Vita Fatta Di Case

Se quattro anni fa qualcuno m’avesse predetto “Da ora in poi la tua vita sarà fatta soprattutto di Case”, l’avrei preso per matto.

E invece è accaduto.

Tutto iniziato con quella in cui vivo, che ho avuto la bella idea di ampliare e ristrutturare con me dentro, vivendo 8 mesi d’inferno tra calcinacci e muratori folli.

Non era ancora finita, che ho dovuto occuparmi di quella di Mamma, disabitata da cinque anni e quindi venduta.

Svuotarla completamente è stata una ginnastica dell’anima fisicamente e spiritualmente massacrante, durata più di 5 mesi.

E ora mi aspetta un’altra Casa, forse la più difficile.

Se gli altri erano appartamenti, questa è una Casa un po’ più grande.

La Casa dei quadrisavoli, quella che racchiude nelle fondamenta le nostre radici.

Una Casa dove io e mio fratello abbiamo passato, da quando siamo nati, ogni estate. Una Casa amatissima, che però per quasi due lustri ci è stata lontana, rivivendo solo come scenografia di un romanzo.

Una Casa che ora ha tanto bisogno d’amore, di cure, di attenzioni, di pulizia, di risate, di ritornare a essere quel Nido sereno che era.

Una Casa dove l’unico bimbo della nostra famiglia possa trascorrere estati come le nostre, e dopo di lui lo possano fare i suoi figli.

E così mi ritufferò nel solito vortice di Truppe Cammellate  (e conseguenti, inevitabili miei sčiupùn de futta), di scatoloni, di allergie, di colpi della strega, di traslochi, di ricordi, di magoni, di progetti.

Sarà un galòp infinito.

Ma bellissimo.

(Colonna sonora QUI)

Ricordi in bianco e nero: voi ricordate come giocavate da bambini?

Riguardo alcune belle fotografie dell’archivio Gettyimages pubblicate da Repubblica.it anni fa.

Mi risvegliano ricordi in bianco e nero di giochi d’infanzia.

Tanti mi sono estremamente familiari; le tante sederate prese al parco del Valentino   cadendo dai pattini (foto 2), sulle discesine attorno la Fontana delle Stagioni

E poi le bambole coi servizi da tè (foto 10), il Meccano (foto 22), cavalluccio (foto 13), l’hulahop (foto 1), Campana (foto 7) e pallamuro (foto 13), lanciata a ripetizione recitando filastrocche surreali.

Questo invece (foto 25non so che sia… Una specie di Campana?

Di girandole (foto 3)  ne ho ancora una, piantata in un vaso di gardenie sul terrazzo.

Guardando quei giochi, rammentandone tanti altri  non lì presenti e confrontandoli con quelli di oggi, mi accorgo di quanto fossero semplici ed essenziali, un poco rozzi, senza tanti orpelli e meccanismi e colori e forme precise, imperfetti nella struttura…

Ma l’ingrediente che li rendeva speciali , facendoci concentrare su di loro per ore e ore, senza passare freneticamente da uno all’altro causa noia improvvisa, era la nostra Fantasia.

E voi li ricordate i vostri giochi?

© Mitì Vigliero

1972-La mia Estate più bella. E la vostra qual è stata?

All’improvviso stamane ho sentito nell’aria un profumo misto di crema abbronzante e sassi caldi; un miraggio olfattivo, indubbiamente, visto che – al solito – sono inchiodata in città per tutta l’estate.

Però, grazie all’effetto proustiano delle madeleinette olfattive, mi sono trovata catapultata all’improvviso in una Rapallo del 1972.

15 anni, una Truppa di amici inseparabili di età variabile dai 13 ai 18 anni.

Vita di mare vera dalle 9,00 del mattino alle 23.00 – quando scattava il coprifuoco, e bisognava a quell’ora già essere a casa- zompando da un Primero (i battelli che facevano rotta Rapallo-Santa Margherita- Portofino- San Fruttuoso e ritorno) a un gommone a un gozzo a una barca vela.

Noi avevamo la cabina a San Fruttuoso e lì era il punto di ritrovo della Truppa munita di barche e barchini di varie dimensioni con le quali scorrazzavamo fra i Bagni Fiore di Paraggi, i Covo, i Miramare e gli Helios di Santa, gli Excelsior di Rapallo… Insomma, tutti gli stabilimenti balneari dove si trovavano le cabine dei numerosi componenti della suddetta Truppa.

Ricordo ancora gli sguardi tra il terrorizzato e il divertito delle madri, quando ci vedevano piombare all’arrambaggio… Sembravamo veramente dei pirati, spettinati, abbronzatissimi, vestiti solo di costumi/magliette sbrindellate/ciabattine di gomma: chi se ne fregava della moda? Eravamo gente di mare!

Quell’estate mi è rimasta fortemente impressa perché eravamo tutti particolarmente felici e assolutamente spensierati.

Nessuno di noi aveva esami a settembre o grane familiari; stavano tutti bene di salute, piccoli e grandi; giornate sempre splendide e nottate (per noi adolescenti di allora, le notti iniziavano alle 20 e finivano, come ho detto, rigorosamente alle 23) trascorse fra falò sulla spiaggia, picnic a Nozarego, feste in casa dell’uno o dell’altro con memorabili i Crêpes Improbabel (sic) Party: centinatia di crêpes da riempire con qualunque cosa di commestibile, spesso con abbinamenti improbabili, appunto…

E una colonna sonora che da stamane mi risuona in testa, assorbita assieme al profumo di crema abbronzante di sassi caldi:  Popcorn degli Hot Butter

E la vostra estate più bella, qual è stata?

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© Mitì Vigliero