Vi Racconto Perché Si Dice: Per Un Punto Martin Perse La Cappa

Notissimo modo di dire proverbiale usato per esprimere quanto una minuzia, un dettaglio, un piccolissimo particolare trascurato possano causare gravi perdite e danni.

L’origine di questo motto è dibattutissima.

dadi

C’è chi afferma che il punto sia quello che si conta nei giochi di dadi o di carte; vi fu un Martino che, per un solo punto, perse non solo la partita ma tutti i suoi averi, cappa (mantello) compresa.

ago e filo

Altri dicono che il punto sia quello fatto con ago e filo nella stoffa; un cavalier Martino ordinò una cappa ad un sarto, volendo però che la cucisse in fretta. Il sarto obbedì, ma proprio a causa della fretta si dimenticò di mettere il “punto” di chiusura del filo che teneva insieme il mantello.
Così Martino, dopo una breve galoppata, per colpa delle sue impazienti pretese perse la cappa.

punto

Infine, ed è questa l’ipotesi più accreditata, si intende come “punto” il segno di scrittura.
Piccolo, apparentemente insignificante, è invece fondamentale per la comprensione degli scritti.

Frate Martino, priore di un importate monastero, ricevette dai superiori l’incarico di scrivere sul portone d’ingresso la frase ospitale
Porta patens esto. Nulli claudatur honesto
ossia
La porta sia aperta. A  nessuno onesto si chiuda
.

Ma per distrazione, Martino spostò il punto e così la frase risultò
Porta patens esto nulli. Claudatur honesto.
Cioè 
La porta sia aperta a nessuno. Si chiuda all’onesto.

Ovviamente i suoi superiori si offesero a morte per via di quella frase ingiuriosa, che andava contro ogni forma di protettiva carità cristiana e arrivarono al punto di cacciare il povero Martino dall’ordine obbligandolo, per colpa di quel “punto”, ad abbandonare la “cappa”, cioè il mantello simbolo della sua carica.

© Mitì Vigliero

Punto

Proverbi e Modi di Dire

 Capita più volte nella vita di dover “fare il punto” della situazione; vuoi perché ci siamo accorti di un “punto caduto”, ossia un errore commesso o una certezza incrinata; vuoi perché ci scopriamo pieni di dubbi e “punti interrogativi” riguardanti il nostro futuro; oppure semplicemente perché siamo arrivati a un “punto morto”, dove ogni forza cessa, e ci vediamo obbligati a ricominciare partendo da un  altro “punto di riferimento” che ci dia energia, coraggio e fiducia.
 
Magari “di punto in bianco” saremo costretti a cambiare i nostri “punti di vista” e dovremo “mettere a punto” altre strategie o modi di affrontare i “punti critici” della nostra esistenza.

Nei momenti brutti, pesanti, difficili, analizzare “a puntino” ciò che accade in noi e attorno a noi, sviscerandone “punto per punto” ogni aspetto, può aiutare molto a trovare come soluzione un “punto franco” da dazi materiali, morali o psicologici troppo pesanti da sopportare.
 
Ci sarà utile in questo, come sempre, lo “stare a punto e virgola”, che significa essere sinceri, precisi, quasi puntigliosi nell’analisi.

Occorrerà piazzarsi al centro di quei “punti cardinali” tipici della vita umana, quei “punti fermi” che possono variare a seconda di ogni carattere umano (amore- famiglia-lavoro-amici per qualcuno, soldi-carriera-ambizione-potere per qualcun altro) per decidere quali possiamo ridimensionare e quali non vogliamo perdere, bensì salvare e vincere magari anche solo a punti”, con fatica e a stento.
 
Gli inglesi, nei momenti di panico, dicono “a stitch in time, saves nine”, un punto dato in tempo ne risparmia nove dopo; infatti a volte basta veramente un piccolo sforzo per evitare danni gravi.

L’importante è essere accorti nell’affrontare le cose, tenendo a mente il detto sicilianocui nun fa lu gruppu a la gugliata, / perdi lu’ puntu cchiù di ‘na vota” (chi non fa il nodo alla gugliata, perde il punto più d’una volta); e che i punti dati per rattoppare o ricucire siano forti, precisi, fatti con attenzione poiché “punti lunghi e mal tirati/oggi cuciti domani strappati”.
 
Ricordiamo sempre che solo “per un punto Martin perse la cappa”; riservando attenzione anche alle piccole cose si scoprono spesso “punti di contatto” fra quelle varie situazioni che messe tutte insieme (perché le grane arrivano tutte insieme, “accade in un punto quel che non accade in cent’anni”) formano il “punto di forza” delle nostre ansie, depressioni, paure.

E proprio “qui sta il punto”; farsi un “punto d’onore” nel tentare di risolvere i problemi, nel tirare le somme, mettendocela tutta insomma per tentare di migliorare la nostra qualità di vita può farci “guadagnare dei punti” nei confronti della nostra stessa autostima.

Ma se, ad un certo punto, ci renderemo conto che nonostante i nostri sforzi nulla si risolve, anzi puntualmente e non per nostro difetto quel “punto mancante” si complica e si allarga tanto da tramutarsi in una voragine, tanto vale arrivare nel modo più sereno possibile a un “punto di rottura” con ciò che ci fa male. Punto e basta.

©Mitì Vigliero

Update

Marchino: Mancherebbe: “scappo all’estero, da domani punto e a capo!” e anche: “non possiamo più tornare indietro, siamo arrivati ad un punto di non ritorno, non ci rimane che proseguire”

MimosaFiorita: Finalmente abbiamo puntualizzato la situazione, finito il galop, e messi i puntini sulle “i” puntualmente ci posterai tutti i giorni. Sei appunto puntualmente e semplicemente insostituibile

Antar: Bentornata. A questo punto, però, viene da chiedersi per quanto ti fermerai

Laislabonita: 21 commenti e nessuno ha ancora nominato il punto G?! :)

Skip: questo è un bel punto di ritrovo, punto di partenza della giornata e di ebollizione di idee ironiche e confronti… e dopo tutta la punteggiatura su elencata, faccio il punto della situazione, metto un punto e a capo augurando a tutti un bel punteggio ( in quel che più vi aggrada!)

Eio: e come non citare

Stefano Caffarri: questi argomenti non m’interessan punto!

ViaDellaViola: il blog della placida signora: un blog due punto zero! ;)