Vi racconto perché si dice: Con tanti niente ammazzi l’asino

con tanti niente ammazzi lasino

E’ un antico proverbio (chissà perché caduto in disuso, mentre è sempre ancora attualissimo) che sì rifà a una favoletta popolare.

Un contadino, con pezzi di legna,  riempiva a dismisura le gerle poste sulla schiena del suo asino.

Quando gli dissero “Guarda che quella povera bestia non ce fa più!” lui, continuando ad aggiunger legna rispose serafico:

Ma no, sono rametti da niente, piccoli piccoli, che vuoi che gli facciano, è forte…”.

Infatti, ad un tratto, a causa del peso eccessivo che gli spezzò la schiena, l’asino stramazzò a terra e morì.

E il significato del proverbio riferito a noi umani è che tante piccole negatività possono far molto danno; tante egoistiche pretese, tante continue deleghe, tante minime sgarberie, tante infantili trascuratezze, tanti minuscoli sfruttamenti, tante numerose ingratitudini, tante capricciose pigrizie, tante ininterrotte negligenze, tanti distratti disinteressi, tante superficiali certezze di una perenne disponibilità altrui, insomma, tutte queste tante brutte cose sommate insieme possono uccidere definitivamente rapporti lavorativi, legami familiari, amori e amicizie.

Perché tanti piccoli dispiaceri, dolori e delusioni gratuite ricevute in serie e in continuazione possono stroncare anche il carattere  più forte.

© Mitì Vigliero 

Proverbi E Modi Di Dire Sul “Sole”

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Il Sole è un gran democratico, come dicono i danesi, infatti “risplende tanto per il re quanto per noi”, anche se da secoli si afferma che abbia una particolare predilezione per le fattezze gradevoli; non per nulla “il sole bacia i belli”, però pure lui non è perfettissimo: “anche il bel sole ha le sue macchie” dicono gli irlandesi alle fanciulle che si lamentano delle troppe lentiggini.

Nihil sub sole novum” era solito ripetere il saggio Re Qoelet, figlio di Davide (Ecclesiaste, I,9); da quando la terra è stata creata, non accade mai nulla di nuovo su di lei: da millenni si ripetono situazioni e fatti, errori compresi.

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C’è sempre chi “ha qualcosa al sole” e può stare tranquillo, perché possedere terreni e immobili è sempre una sicurezza economica; certo le tasse sono tante, e se non si pagano si rischia di “andare a vedere il sole a scacchi” attraverso i riquadri delle sbarre di una cella.
E c’è sempre chi invece, come dicono i napoletani, “tene ‘a panza a ‘o sole” e non è felice perché significa che, causa indigenza, è vuota di cibo  e l’unico modo che ha di scaldarla è esporla a quei raggi che non costano nulla.

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Tutti invece da sempre devono diffidare di quelli che tentano di “vendere il sole di luglio”, seguaci dei piccoli truffatori che cercavano di rifilare ai turisti stranieri la Fontana di Trevi o il Colosseo, tutte cose che non gli appartenevano; e sono pure da evitare quelli (numerosi in ogni ambiente) che “si fan belli del sole di luglio” come se fosse opera loro, vantandosi cioè di successi e lavori altrui.

Questi probabilmente son quelli che han capito perfettamente anche il detto “chi sta al sole si scalda“, ossia quanto sia comodo e facile trarre vantaggi stando vicino ad una persona importante e sfruttarne a proprio comodo la fama e le amicizie, vivendo di “luce riflessa

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Invece chi “gira come il sole” è semplicemente irrequieto, non riesce a trovar pace in nessun luogo, corre di qua e di là senza fermarsi mai, forse alla ricerca di qualcuno “bello come il sole” che riesca finalmente a fargli metter radici.

Perché sole e amore stan spesso insieme, anche nelle minacce che gli innamorati siciliani fanno alle metà troppo rompiscatole “Lu suli si ni va, dumani torna. Si mi ni vaju iù, non torno chiù!”: il sole se ne va e domani torna; ma se me ne vado io non torno più.

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Questo alla faccia del vecchio detto un po’ cretino – ma onnipresente in ogni dialetto italiano – che recita “Non c’è sabato senza sole, non c’è donna senza amore”, proverbio irritante per tutti quelli che in estate, dopo una settimana di “sole che spacca le pietre”. agognano l’arrivo del week end per poter raggiungere il mare ed abbronzarsi anche “ dove non batte il sole”  e invece sanno ormai che ogni fine settimana, spesso e volentieri, diluvia.

Anche la sorte buona o cattiva è legata al sole; per indicare una situazione di sfortuna cronica un proverbio Yiddish recita “Se vendessi candele il sole non tramonterebbe mai” e le massaie campane per definire un perseguitato dalla jella dicono “Facesse ‘na colata e ascesse o sole!” (facessi un bucato e uscisse il sole): quest’ultimo detto, come tutti sanno, oggi potrebbe modernamente essere variato in “Ci fosse una benedetta volta che lavo la macchina o i vetri di casa e non piove!”.

© Mitì Vigliero

Parole&Promesse: Proverbi e Modi di Dire

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Un tempo venire considerati “Uomini di parola” era una questione d’orgoglio; “Mantener fede alla parola data” voleva dire mantenere reputazione, stima, onore e dignità, cose allora – anche se oggi sembra impossibile – considerate più importanti della vita stessa.

Però l’universale saggezza popolare vecchia di secoli e secoli, attesta che già nei tempi passati una cosa era promettere, un’altra mantenere.

Chi promette in debito si mette” insegnavano i saggi nonni ai nipotini, ben sapendo loro per primi che “Quel che si promette ai fanciulli e ai disperati bisogna averlo in mano“; infatti non v’è nulla di peggio che far capire presto agli infanti quanto poco ci si debba fidare degli adulti, o illudere chi già sta male per i fatti suoi con “False promesse“.

Eppure spesso, soprattutto nel momento del bisogno e della necessità, bisogna per forza “Prendere in parola” solo “Mezze parole” captate magari a fatica in mezzo ad un “Diluvio di parole” – gentili e fascinose o sbraitanti e volgarissime – ma che poi, all’atto pratico, si rivelano tutte solo miraggi di chimere, perché colui che aveva promesso anche pur vagamente, quasi sempre quella parola se la rimangia.

Siamo ben consci che Tra il promettere e l’ottenere si smarrisce il mantenere“; ma rimanere sospesi in situazioni incerte, solo “Tenuti in parola” da chi  ha fatto “Promesse da marinaio” può deprimere e innervosire.

Vi sono  persone davvero specialiste, soprattutto nei momenti di buia crisi o eccitato entusiasmo, a “Prometter mari e monti” (o “Vacche dalle corna d’oro“, come dicono gli olandesi); eppure bisognerebbe ormai aver capito che “Il mescere, non il promettere, riempie il bicchiere“ (Germania), che “Pane promesso non riempie lo stomaco“, “Legna promessa non accende la stufa“ (Russia), “Medicina promessa non cura“ (Cina), “Legge promessa crea delitti” (Francia) e “Ricchezza promessa porta miseria“ (Inghilterra).

Sarebbe importante invece seguire quel vecchio proverbio dal duplice significato che recita “Chi promette nel bosco, mantenga in città“; le promesse fatte in un momento “diverso” dal solito, lontano sia materialmente che metaforicamente dalla quotidianità, che sia un momento del pericolo collettivo o uno in cui ci si sente tutti particolarmente allegri, rilassati e bendisposti, devono essere sempre mantenute una volta tornati alla normalità.

A essere solleciti, accorti, generosi, rassicuranti “solo a parole” sono buoni tutti, ma non bisogna mai dimenticare che “Il promettere è la vigilia del dare“: crea aspettative e fiducia.

Ma “Promettere una capra e poi non dare un pelo della sua barba“, come dicono i greci, è non solo crudele, ma anche pericoloso per chi promette:  “Le promesse spesso rompon le ossa” (Portogallo) poiché “Promessa non mantenuta vale una battuta“ non di spirito, ma di randello.

Chi promette in fretta se ne pente con calma” e “Pazzo è colui che non potendo dare un pollo promette un bue“ (Spagna); eppure di “Promettitori” professionisti (citati anche dal Boccaccio nel Decamerone,VIII, 2) pare sia pieno il mondo; gente che pur di raggiungere i propri fini sarebbe disposta a promettere, secondo gli armeni, “Il latte delle galline e un giro in volo sulla groppa del mulo“.

Quindi ancor più pazzo è colui che ci crede, visto che ormai è noto a tutti che: “Il furbo promette e lo sciocco aspetta“.

© Mitì Vigliero