Storia delle Scarpe

Dalla corteccia alle crocs 

Le antenate delle scarpe (dal germanico “skarpa”, sacca di pelle) indossate dai paleolitici erano cortecce, foglie, fibre vegetali intrecciate o pelli varie che venivano avvolte attorno ai piedi per proteggerli dalle asperità del suolo.

Già nella Bibbia si parla genericamente di “scarpe da viaggio e “scarpe femminili di lusso”; Egizi, Ittiti, Sumeri, Babilonesi, Assiri e Persiani avevano calzature basse di tomaia ma alte sulla caviglia per le donne, mentre gli uomini indossavano stivali che coprivano il polpaccio arrivando sino alla coscia.

I Greci, come narrato ne “Il Calzolaio” del  poeta Eroda di Coo (III sec.) ne avevano 18 tipi, ma i più comuni erano due: il “monodermom”, unico pezzo di pelle legato alla caviglia in cui il piede era infilato come in un sacchetto e d’estate dei sandali ricavati da un pezzo di cuoio o  legno tagliato a forma di pianta di piede che fungeva da suola dal quale partivano stringhe che venivano avvolte attorno ai polpacci sin sotto le ginocchia.

Un editto di Diocleziano annata 301 dC, cita ben 23 modelli di scarpe romane; tra questi le “caligae”, sandali militari con suola composta da tre strati di cuoio, cuciti e imbullettati con chiodi di ferro; il “camepagus”, riservato all’Imperatore, l’”udo” in pelo di capra, per i magistrati.

Dopo l’Impero Romano, le invasioni barbariche diffusero l’uso di uose (ghette-stivali a mezza gamba) in cuoio foderate di pelliccia.

Nel ‘300, alla faccia delle leggi suntuarie che predicavano sobrietà, la Francia lanciò le ridicole “poulaines”, dalla punta lunghissima e  molla che spesso veniva allacciata al malleolo o al ginocchio (secondo la lunghezza) con una catenella.

In Germania invece furoreggiò sino al XVI sec. la “zampa d’orso”, dalla punta smisuratamente larga.

Dal ‘500 la pelle fu spesso sostituita dalla stoffa; nacquero vezzose scarpine per ambo i sessi, ricamate e tempestate di ammennicoli vari anche preziosissimi; allora c’erano anche le “chopine” (ritornate in auge nel 1940 e poi nel ‘70), con suola a zeppa; a Venezia erano considerate uno status symbol per le donne: più erano alte, più la madama era nobile.

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Fratture dei malleoli a parte, le chopine divennero però ben presto malportate, indossate sempre più dalle prostitute che ne fecero uno sfacciato segno di riconoscimento professionale.

Nel ‘600, Luigi XIV  decretò che i veri aristocratici dovessero indossare solo scarpe con tacco alto  e possibilmente rosso.
Ben presto quello divenne esclusiva prerogativa femminile e i maschietti tornarono con sollievo a scarpe basse con fibbia larga.

Nel Direttorio, gli abitucci diafani delle signore imposero scarpine in seta scollate e rasoterra dette “paperine” o “ballerine“; ma dal 1830 furono per ambo i sessi gli stivaletti  chiusi con stringhe o bottoncini le calzature più diffuse sino al 1900, anche se nel 1875 l’Inghilterra iniziò a lanciar sul mercato i “mocassini” d’ispirazione indiana.

E oggi?

Oggi c’è di tutto; dalle paperine alle nuove nipoti delle chopine alle assonanti pagliaccesche    crocs

Ma per saperne di più, chiedete all’Esperta ;-)

©Mitì Vigliero