Uno splendido lunedì

Oggi il lunedì mi pare un po’ meno lunedì; questo cielo anziché novembrino mi sembra limpidissimo e caldo, e di sicuro la mia giornata da ginnasta-camalla galoppante sarà rilassante e serena.

Perché?

Leggete le magnifiche parole che Rick ha scritto sul suo blog per introdurre l’intervista che mi ha fatto

E per favore, commentate da lui: oggi sono sua ospite. Ed è pure il suo compleanno: auguri Riccardo Tesoromio! :-**  

Cammelli e Luipippi

Allora…
Il Biancone davanti la tv, con a fianco la poltroncina e davanti la Macina; contro il muro lungo il Luipippo, davanti le sue Luigine e in mezzo il Cammello.
Di lato il Serioso e davanti a lui la Bifronte: e il trumeau dove lo metto?
Di lato alla porta con su il trittico e dall’altra parte La Francese con su la specchiera?
E se mettessi la Francese fra il Luipippo e la Bifronte, col Cammello davanti al Biancone?

Nonostante l’influenza e i suoi strascichi, non sto delirando; semplicemente sto tentando di dare un senso logico alla disposizione dei mobili avìti, arrivati col trasloco di ieri dall’avìta casa.

Lì su parlo di divani (Biancone – perché grosso e bianco –  e Luipippo, da Luigi Filippo), poltrone (Luigine), armadi (Serioso, alto solenne notarile), librerie (Bifronte, guardabile da un lato e dall’altro), scrivanie (La Francese), tavolini (Cammello, fatto con un antico carrello da cammello), macine (quella è proprio una macina, e già la conoscete)…

E’ che nella mia famiglia da sempre si è dato un Nome agli oggetti di casa; proprio come se fossero persone.
E a quanto pare, non è abitudine solo nostra

Lo fate anche voi?
***
LupoSordo: La macchina della mia ragazza l’abbiamo chiamata Cipilla

Patt: Il portatile regalatomi da un’amiKa è arrivato corredato di nome: Peppina.

Gianluca: beh sì…una new entry che ci fa molto ridere è chiamare “Afghano” il bollitore d’acqua elettrico perché gli mettiamo sopra un panno bianco per tenerlo asciutto, così scherziamo sul terrorismo, per sdrammatizzare…fingiamo che si offenda minacciando di farsi esplodere quando usiamo il “suo” panno per asciugare le stoviglie e altre stupidate simili…ma non facciamo intervenire gli USA per evitare rimedi peggiori del male

MimosaFiorita: Intanto comincio con l mia dirimpettaia di balcone, si concia come Moira Orfei e noi, gentilmente… cosi’ la chiamiamo, poi c’e’ Morfeo, il divano piu’ usato e dormito… invece la Bialetti sempre pronta e caricata per il caffe’ si chiama Nerina, oramai lo sa tutto il palazzo, quando capita qualche vicina inevitabilmente mi dice: oh, l’hai caricata Nerina che se sparamo un caffe’?

MissPansy: “Cioccolattina”! Chiamo così la mia piccola e nera (e ultimamente un po’ ammaccata) seicento fiat .

Brigida: la macchina di mia madre la chiamo “scassona” e lo scantinato lo chiamo “il capolavoro”… perchè l’ho progettato io ;)

Regulus: Il contenitore per la biancheria nel bagno si chiama Bettina: è la sua marca ed è scritta sul coperchio, ma nessuno di noi, mai, l’ha chiamato “portabiancheria”.
Un maglioncino grigio in pile l’ho chiamato Il Topo, e un giubottino panna sempre in pile è La Pecora, ma solo perché mia madre non imparerà mai a dire “pàil”.
Un nome che ha dato lei è U’ Animal: è una trapunta PESANTISSIMA in pura lana merinos. :)

Luca: Noi abbiamo dato un nome alla voce della signora del navigatore navman… ora si chiama Carla

ZiaPaperina: L’Orso è l’accappatoio di mio marito, un affare pesantissimo marrone, enorme, che perde da decenni ciuffi di pelo spugnoso. Ma guai a pensare di cambiarlo!!

Roger: a fianco del garage ho una stanza che funge da ripostiglio che viene usato sia da me e da mia moglie,sia dai miei due figli…data la varietà(inimmaginabile)di oggetti della più varia natura,in esso riposti,sia per la gestione a più mani dello stesso (continua)

Blimunda: Il telecomando, “schiaccina”, l’inutile vaporiera da cucina “sarchiapone”, la vecchia 1100 che mio papà usava in campagna “Giovanna la Pazza”…

Cristella: La vecchia 127 rossa della nonna che arrancava sulla salitina prima di entrare nel cortile, carica della spesa grossa per l’albergo, l’avevamo battezzata “La Scarcassina”. Quando l’abbiamo rottamata c’è dispiaciuto, quasi un funerale…

SciuraPina: il Tritadita è il frullatore robot da cucina, la Zebra una vecchia coperta che riproduce la pelliccia maculata di un felino, Carolina la vecchia utilitaria ormai in disuso

Michele: solo la mia moto: è giapponese, si chiama Aiko che vuol dire “fanciulla amata” :)

Fran(cesca): be’, le auto. Trespolo aka ferraglia mobile era la 500, Pisquanibus la vecchia Lancia Appia, Papervan il furgone, Osso la veneranda Escort. Pettacchiona si chiamava la 1100 scarburata del babbo.  Nella casa di montagna ho una stanza che si chiama Olanda: dovevo partire per una vacanza nei paesi bassi, ma gli amici tanto han fatto che siamo rimasti in paese. Appesi 2 zoccoli sulla porta della camera che da allora e’ diventata l’Olanda.

Anna: Per me “Attila” è il tosaerba da giardino e “Cesira” è la lavabiancheria.

Kat l’expat: Nel lessico famigliare è rimasto uno svarione del tappezziere: a casa nostra Luipippo si chiama … PierLuigi. E il congelatore alloggiato in cantina è per tutti “il cavallo”. Venne portato lì di nascosto da una porta esterna alla casa e qualcuno fece credere alla mamma che papà le aveva regalato un quadrupede.

Alberto: Non ho mai capito se fosse un nome in dialetto o un soprannome quello che i miei davano alla padella forata per le caldarroste “entururüru”.

GigiMassi: il piumone: supercicciobombolo.

Pacciughi a Coronata: Genovese Storia d’Amore, Gelosia, Trucido Assassinio e Miracoloso Happy End

 Pacciuga-e-Pacciugo

A ponente di Genova, sopra Cornigliano e sulla riva destra del Polcevera, si erge il colle di Coronata.
Sulla vetta di questo già nel IX secolo venne eretta una chiesa dedicata a San Michele Arcangelo; a fianco a questa, nel 1157, ne sorse un’altra in onore di “Mariae de Colunata” e infine nel 1500 i due edifici vennero uniti in un unico Santuario.
La Madonna di Coronata è considerata dai genovesi una delle loro massime protettrici; invocata in caso di guerre, epidemie, cataclismi vari, è notissima però anche come nume tutelare degli innamorati.
Si racconta che a Genova, nel sestiere di Prè, vivessero un marinaio detto Pacciugo con la moglie Pacciuga; erano tranquilli e felici sino a quando lui, viaggiando verso l’Oriente, cadde prigioniero dei Turchi e condotto schiavo in Algeria.
La Pacciuga, disperata, ogni sabato si recava a piedi al Santuario per supplicare la Madonna di far tornare il suo sposo.
Trascorsero 12 lunghissimi anni e un bel giorno, ovviamente di sabato, Pacciugo tornò a Prè.
Non trovando la moglie in casa, domandò a una vicina dove fosse; questa, carogna, gli fece intendere che da quando lui era partito la Pacciuga, ogni santo sabato che cadeva in terra, si metteva tutta elegante e se ne andava a un appuntamento chissà dove e chissà con chi
Pacciugo, che in schiavitù aveva imparato ad incassare e tacere, quando fu riabbracciato dalla Pacciuga le propose di andare insieme il giorno dopo a ringraziar la Madonna di Coronata per la grazia ricevuta; sarebbero andati in barca sino a Cornigliano e da lì, a piedi nudi come veri pellegrini, avrebbero affrontato l’erta salita del monte fino al Santuario.
La mattina seguente in barca, appena furono fuori dal porto, Pacciugo smise di remare e iniziò a insultare urlando la moglie, accusandola di tradimento e condotta riprovevole; fuori di sè, la strozzò: poi legò il corpo a un sasso e lo scaraventò in mare.
Sbarcato a Cornigliano però venne preso da un feroce rimorso e corse al Santuario per invocare perdono; ma appena entrato vide, genuflessa di fronte all’altare della Vergine, la moglie viva e vegeta che gli raccontò che appena caduta in mare, due mani invisibili l’avevano salvata trasportandola per l’aria e depositandola nel Santuario.
Insomma, un miracolo. E una leggenda, certo.
Però se vi recherete nel bel Santuario di Coronata, troverete fra gli ex voto deliziose tavole dipinte  che ritraggono la truce storia a lieto fine e, in una nicchia, le due statue affiancate del Pacciugo e della Pacciuga  , elegantissimi nel costume tradizionale genovese.
E, come scrisse Remo Borzini, “di notte, quando la chiesa è vuota, le immense navate sono buie come le stive e gli ex voto sembrano brillare di luce propria come stelle, allora questi coniugi di cartapesta raccontano alla Madonna tante cose.
Lei le parla di Prè, dei dodici anni di attesa, del basilico coltivato sul davanzale per fare il pesto al Pacciugo non appena fosse tornato etc etc.
Lui le racconta le storie dei turchi, e ogni notte ne ha una nuova.
E la Vergine ancora oggi ascolta e sorride
.”

© Mitì Vigliero