Perché si Dice: Le Ginocchia/Gambe mi fan Giacomo Giacomo

Tutto parte dalla parola  “giacca”, in francese chiamata jacque o, popolarmente, jaco.

Essa era una specia di armatura molto primitiva, molto corta e fatta di lana ruvida e fili di ferro intrecciati che i contadini francesi indossarono durante le rivolte dette “Jacquerie”.

Jacques Bonhomme era il soprannome dispregiativo che i nobili diedero a Guillaume Caillet, leggendario capo della prima sollevazione degli agricoli avvenuta nel Nord della Francia nel 1358.

Quei disgraziati contadini  marciavano contro i signori proprietari terrieri, che li attendevano allo scontro bardati e difesi da complete armature ben più forti e resistenti di quelle loro giacchette sottili.

Di sicuro più di un rivoltoso non era affatto tranquillo in quei momenti; ed essendo assolutamente cosciente di non essere ben protetto dal suo misero e fragile jaco, gli tremavano le gambe o le ginocchia per la paura.

Altri invece sostengono che il modo di dire si riferisca ai pellegrini che a piedi intraprendevano il Cammino di Santiago di Compostela.

Talmente stremati e stanchi che, alla fine di quel viaggio, le loro gambe erano malferme, tremolanti: supplicavano quiete e grazia da quel San Giacomo che erano andati a venerare.

Sta solo a voi scegliere la versione che più vi piace.

© Mitì Vigliero

Perché si Dice: Andare in Malora – Andare a Ramengo

Andare in malora (o alla malora) è un antichissimo modo di dire che deriva dal latino “mala hora”, ossia “ora cattiva”: in senso lato, “momento brutto, funesto”.

Anticamente si credeva che le “male ore” fossero quelle comprese tra le 2 e le 4 del mattino, nel cuore della notte, quando le tenebre mettevano più paura e angoscia risvegliando incubiansie.

Ore nelle quali le statistiche mediche di allora denunciavano il maggior numero di decessi fra vecchi e malati.

In seguito è diventato quasi un luogo “fisico-geografico” dove si vasi manda (Ma va’ in malora!).

Altro modo di dire simile, indicante in generale una fine catastrofica e infelice, è andare o mandare a Ramengo.

E qui le versioni dell’origine sono due.


(Aramengo)

La prima si riferisce ad Aramengo, un paese (tra il resto bellissimo) in provincia di Asti.

Sino al XVII sec. era sede di Tribunale, e pare ospitasse un carcere duro dove venivano rinchiusi i delinquenti più pericolosi, solitamente in attesa di condanna a morte.

Quindi finire ad Aramengo come imputati e prigionieri significava finire decisamente male.

(foto©Lace1952)

La seconda versione invece fa derivare la parola ramengo da ramingo, che discende a sua volta dal provenzale ramenc (ramo), termine indicante pure gli uccellini che abbandonato il nido, ma non sapendo ancora volare, zompettano incessantemente di ramo in ramo.

Col tempo il termine ramingo si estese ad indicare anche chi avendo perso tutto (per fallimento, esilio ecc) era costretto a vagabondare senza meta e senza soldi per le strade del mondo.

Insomma, scegliete voi la versione che vi piace di più, e se conoscete modi di dire simili segnalatemeli, che li aggiungo qui! ;-)

©Mitì Vigliero


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