Piovon pinoli

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(foto Wikipedia)

L’altro giorno ero su una piccola terrazza romana. 
Avevo notato subito le piastrelle della pavimentazione coperte da decine e decine di gusci di pinolo vuoti; vicini di sopra maleducati, pensavo.

Mentre sono al telefono, tac , mi cade un pinolo sulla spalla.
Alzo gli occhi: finestre con tapparelle giù, nessuno in vista.
Continuo a telefonare: tac, un pinolo in testa.
Tac tac tac: tre pinoli vicino ai piedi.

Cielo limpido e deserto sopra di me.
Ma i tac continuano. 

Comincio a inquietarmi, quando dopo l’ultimo tac sento un frullìo alle mie spalle.

Mi giro, e vedo un passerotto accanto a un pinolo rotto a metà.
Mi guarda seccato e vola via.

Allora inizio a guardarmi più attentamente intorno. E vedo sui rami del limone, dell’oleandro, della mimosa, tanti passerotti che mi osservano con sguardo accusatorio e un fumetto in testa su cui sta scritto “Ti vuoi togliere di lì sì o no?”.

E così scopro che tutti i passerotti di Villa Ada utilizzano quella terrazza come schiaccianoc…schiacciapinoli; ci arrivano sopra volando alto, tenendoli in bocca, e lasciandoli cadere a terra, incrinandoli.
Poi li raggiungono, e con un deciso colpetto di becco li aprono del tutto: si pappano il pinolo e volan via a recuperarne altri.

Bé: in fondo mi sento fiera ad esser l’unica persona che io conosca ad esser stata bombardata coi pinoli dai passerotti.