Notturno

In campagna esiste davvero il silenzio.

Silenzio che in una Casa come questa è rumorosissimo.

Il legno dei vecchi mobili e delle travi d’improvviso emette scricchiolii tanto violenti da sembrare spari.

E spesso, nelle stanze semibuie, accade di captare con gli angoli degli occhi ombre sfuggenti: topi o fantasmi?

Le antiche terre come questa sono impregnate di vita altrui.

E’ impossibile che i vivi passati, così tanto legati al loro suolo, non abbiamo lasciato qualcosa: non può esistere impermeabilità, quando ci sono muri così umidi.

Per questo di notte in Casa si sentono ovunque sussurri, tonfi, scricchiolii, scalpiccii, schiocchi.

Per questo di notte dal cortile e dal giardino giungono arcani borbogli, rugghi, scrosci, mormorii, tonfi, ciottolii, ronzii, scricchi, stropicciamenti, zirlii.

E’ un continuo pissi pissi, cric cric, taf tunf, tuppete tappete, tic tac, tri tri.

Altro che solingo fru fru tra le fratte: qui rumoreggia un intero Universo.

© Mitì Vigliero

Perché si dice: Passare la Notte in Bianco


(Cavaliere Bianco ©Marco Furri)

Oggi definiamo notte in bianco quella trascorsa senza chiudere occhio, spesso senza andare neppure a letto.

L’origine è medioevale, e si riferisce all’epoca del Feudalesimo quando l’aspirante Cavaliere, la notte prima dell’investitura, doveva sottoporsi – in una cappella o in un altro luogo sacro – alla cosiddetta Veglia d’armi : una notte passata completamente insonne vicino alle sue armi e alla cavalcatura che, l’indomani, insieme a lui  sarebbero state benedette e “investite” del gravoso incarico.

E quella notte il futuro Cavaliere la passava in preghiera e meditazione, tutto vestito rigorosamente di bianco come un novizio, in segno di purezza d’intenti e d’animo.

© Mitì Vigliero