Rustìe, Peæ, Balletti: I Nomi Delle Castagne Cotte In Liguria

L’arrivo della televisione cancellò per sempre ”le veglie”, riunioni serali fra parenti e vicini che durante i lunghi inverni nelle campagne liguri (e non solo) si tenevano regolarmente nei luoghi più caldi delle case contadine: cucine e stalle.

Durante le veglie si chiacchierava, si raccontavano fiabe, leggende e ricordi, probabilmente molto più intelligenti, divertenti e interessanti degli odierni programmi tv.

Intanto le donne filavano o cucivano, gli uomini aggiustavano arnesi da lavoro, intagliavano legno o intrecciavan panieri e, ogni sera, si cuocevano le castagne: a seconda di come venivan cottecambiavano (e cambiano) nome.

Ci sono le rustìe, arrostite sul fuoco dentro la tradizionale pentola coi buchi.

E poi le peæ (e qui ci vorrebbe un circonflesso ^ sull’æ, ma non so metterlo…) le pelate, castagne fresche e senza scorza bollite dolcemente e per quasi un’ora in acqua lievemente salata e una bella manciata di semi di finocchio ogni mezzo chilo circa di castagne.

Infine i balletti/ballotte , castagne fresche lessate con la buccia in acqua e sale; e ballettapallina, è anche il soprannome affettuoso che in Liguria si dà ai bimbi piccoli.

L’acqua delle castagne fresche bollite con la buccia, diventa scurissima e densa; ed è per questo che i genovesi, quando si trovano di fronte a un affare dubbio o un tipo losco, lo definiscono in modo poeticamente sarcastico “Cëo cumme l’ægua du balletti“, chiaro, limpido come l’acqua di quelle castagne lesse, attraverso la quale non si vede manco il fondo della pentola.

© Mitì Vigliero

Buon Compleanno, Fratellino

E’ nato il 2 novembre, il mio fratellino.

Bellissimo.

Dolce e tenerissimo.  

Siamo sempre stati molto legati, noi due.

Come tutti i bimbi della nostra epoca, potevamo stare alzati la sera solo in occasioni speciali; ad esempio la Notte di Natale,  autorizzati ad aspettare svegli  l’arrivo di Gesù Bambino.

Le nostre estati bambine volevano dire una cosa sola: Primeri e l’acqua limpidissima di San Fruttuoso.

A differenza mia, che l’unico sport che faccio è infilarmi i collant, è invece sportivissimo.

Il regalo più bello che mi ha fatto è del 2 febbraio 2002, quando mi ha resa Zia.

E io gli voglio un bene dell’anima.

Tanti Auguri, Guido mio!