Ricette di Casa Placida: Le Mele di Carla Tata

Si chiama proprio così la ricetta trovata scritta a mano su un cartoncino color avorio, messo dentro al libro.

La trascrivo paro paro:

Per 4 persone
4 mele, zucchero, latte, 1 piccolo pugno di riso, limone, marmellata di lamponi

Lavare le mele, togliere il torsolo col levatorsoli. Metterle a cuocere con l’acqua a metà altezza e 2 cucchiaiate di zucchero: coperchio.
Bollire il riso in un poco di latte, 2 cucchiaiate di zucchero, 2 scorzette di limone. Far consumare bene il latte.
Sciogliere lentamente sul fuoco due o tre cucchiaiate di marmellata di lampone con un poco d’acqua.
Accendere il forno bello caldo.
Cotte le mele, riempire il buco del torsolo con il riso ben sciutto (sic) schiacciando bene.
In una pirofila sistemare le mele, versandoci su una per una la marmellata sciolta.
Mettere in forno per 10 minuti.

© Mitì Vigliero

Le Ricette di Casa Placida: Dolci Uova al Forno

Su questo vecchio libro di famiglia edito da Sonzogno, ho trovato alcune ricette per le uova, che devono essere decisamente buone. 
Ve le riporto pari pari.
Dico “che devono essere” perché, da un paio di mesi, sono a dieta ferrea e non posso mangiare praticamente un tubo: soprattutto le uova.
Fatelo voi per me, e poi raccontatemi.

UOVA CON LATTE E ARANCIA

Rompete in una terrina 4 uova, alle quali aggiungerete 150 gr. di zucchero, 6 decilitri di latte, un pizzico di sale e la raschiatura d’una corteccia (buccia)  d’arancia.
Sbattete il tutto con una forchetta come per la frittata.
Versate in un piatto di terra refrattaria (pirofila bassa o teglia), che abbia 15 cm su 5 di profondità (più o meno).
Mettetele al forno e lasciatele rapprendere per 20 minuti; se in capo a questo tempo non fossero abbastanza rapprese, lasciatele qualche minuto di più affinché siano ben sode.
Levatele dal fuoco e lasciatele raffreddare; allorché sono fredde, fate arroventare una piccola paletta.
Spolverizzate le uova di zucchero e incrostatele con la paletta arroventata aggirandola leggerissimamente sulla superficie in modo che lo zucchero sia fuso e caramellato (oppure usate una fiamma tipo questa, e farete prima ;-).

UOVA CON LATTE E LIMONE
Si preparano come le precedenti e vi si aggiunge, anziché una corteccia d’arancia, una di limone (firmato: Jacques de La Palice)

UOVA CON LATTE E CAFFE’

Rompete 4 uova in una terrina, aggiungete 180 gr di zucchero, 4 decilitri e mezzo di latte, 1 tazzina abbondante di caffè. Fate cuocere e caramellare come spiegato prima.

UOVA CON LATTE E CIOCCOLATA

Eguale processo che per le uova con latte e caffè.
Solamente surrogate al caffè 200 gr di cioccolata sciolta in 4 decilitri di latte.

 

©Mitì Vigliero

Un Natale come si deve

 

Ebbene sì, lo confesso. Del Natale io amo moltissimo i colori e le luci. 

Quand’ero piccola mi piaceva da matti “fare” l’albero, e l’immenso presepe che occupava mezzo salone; mi piacevano le candele rosse  e oro posate su rami di pino sopra ogni mobile; e le ghirlande, le luci sul balcone…

Erano anni che non passavo un Natale a Genova; di solito il galòp mi portava altrove, con valigia fra i denti in peregrinazioni frenetiche lungo lo Stivale.
Quindi era inutile decorare questa casa che sarebbe rimasta deserta…In compenso, ovunque mi trovavo, in quel periodo compravo qualcosa di natalizio, che un giorno, forse, chissà, sarei riuscita a usare.
  
Quest’anno rimaniamo qui; e ne ho approfittato per seminare in giro tutte quelle bellurie luccicanti.

Sempre causa galòp non mi sono gettata in cose grandiose.
Ma ho tentato ugualmente di creare qualcosa di particolare e nello stesso tempo “caldo”.

L’albero. Piccolino ma luminoso, con attorno strane decorazioni a specchio e cristalli che arrivano da Bologna e Cuneo.

Al centro della tavola un grande vaso rosso, preso a Roma, pieno di fiori secchi e di velluto comprati in Alto Adige
 
    
Una cornucopia siciliana riempita con fiori e frutti brunicensi.

Poi un minipresepe – sta nel palmo della mano – in una grotta d’ametista (lui è di Torino); sul balcone, microled multicolori genovesi avvolti attorno al poggiolo e all’albero di limone; e un fiocco d’oro decorato d’agrifoglio piemontese all’esterno della porta di casa (mi si è scaricata la macchina, lavorate di fantasia ;-).

La Casa mi sembra contenta; sopravvissuta alle Truppe Cammellate, inaugurata con grande ritardo, spesso abbandonata, finalmente vive un Natale come si deve.
Ed io con lei.