Le Ricette di Casa Placida: Code di Gamberi all’Avocado

Quando inizia il caldo, in Casa Placida si prediligono cibarie fredde e soprattutto rapide da cucinare.

Ecco quindi una ricetta facile facile, ma appetitosissima.

Per 4 persone

20 code di gamberi
3 limoni
1 cipolla di Tropea
1 “gambo” di sedano
50 gr di capperini sotto sale
2 avocadi non troppo maturi
1 cucchiaio di senape
olio
sale
pepe nero

 

Sgusciare e pulire bene le code di gamberi, lavarle, asciugarle e metterle in una grossa ciotola.

Lavare bene i capperi togliendo il sale e tritarli fini con la cipolla e il sedano.

Unire il trito alle code e coprire tutto col succo dei limoni.

Mettere la terrina in frigo per 6 ore buone, e andare a far dell’altro.

Tornare, tirare fuori la ciotola dal frigo.

Pulire gli avocadi e tagliarli a fettine sottili disponendoli su un grande piatto di portata.

Preparare una salsina con olio, pepe, sale, il cucchiaio di senape e un cucchiaio della marinata del gamberi.

Scolare bene i gamberi, e adagiarli sulle fette di avocado.

Versare la salsina sulle code e sull’avocado.

Lasciar riposare dieci minuti.

Portare a tavola.

Pappare.

© Mitì Vigliero

 

 

 

 

 

 

 

Le Ricette di Casa Placida: ‘A Mescciûa

Antico piatto d’origine spezzina,  mescciûa significa “mescolanza”.

Esistono ben tre versioni sulla sua origine:

1) Origini di “quando si era poveri” : quando la massaia doveva preparare per la numerosa famiglia pranzi sostanziosi usando il poco che aveva in dispensa; se non aveva abbastanza fagioli, abbastanza farro, abbastanza ceci per cucinare piatti di fagioli, farro e ceci che sfamassero più bocche, li metteva tutti insieme in un’unica pentola tanto era tutto buono.

2) Origini “ladronesche” sempre dettate dalla povertà; bambini e vecchietti di casa raccoglievano sulle calate dei porti i legumi secchi sfuggiti ai sacchi caricati sui mercantili, mettendoli tutti insieme.

3) Origini “antispreco”: i marinai sulle barche che trasportavano sacchi di legumi, una volta scaricatili a terra spazzavano accuratamente le assi dei pavimenti delle stive raccattando tutti i legumi caduti, e poi buttavano tutto in pentola.

Scegliete un po’ voi l’origine che vi piace di più.

Di certo la mescciûa è un piatto antico, ma non antecedente al XVII secolo, come dimostra la presenza dei fagioli in ogni ricetta solo dal 1800 in poi.
Il che però non impedisce di pensare che esistesse anche prima della “scoperta” di quei legumi, chi lo sa…

Lasciamo però che siano gli storici a spaccarsi la testa con questi astratti problemi e dedichiamoci invece all’assai più gratificante  pratica.

Io la mescciûa per 6 persone la faccio così:

200 gr di ceci
200 gr di fagioli cannellini
200 gr. di farro
origano
(placida variante)
sale
olio
pepe

Ammollo per 24 ore e in pentole separate i legumi.

Poi li cuocio, sempre separati, unendo (quando mi ricordo) in ciascuna pentola un pizzico di bicarbonato per renderli morbidi e con tempi di cottura ovviamente diversi: 3 ore e mezza circa i ceci (grandi, quelli piccoli impiegano meno tempo a cuocere, se poi usate quelli in scatola fate ancora prima), 1 ora i cannellini, 3 il farro.

Scolo grossolanamente ceci e farro, e li schiaffo nella pentola dei fagioli: il liquido complessivo dovrà risultare circa 1 litro e mezzo.

Salo, mescolo, cuocio ancora 15 minuti e servo in scodelle; in questa stagione la trovo meravigliosa gustata tiepida, inondata d’olio crudo, origano e pepe nero.

© Mitì Vigliero

Le Ricette di Casa Placida: Ragù di Tonno Fresco

Un ragù molto appetitoso e profumato per una pastasciutta che può servire da piatto unico.

Per 4 persone:

1 trancio di tonno da 350 gr
250 gr di salsa di pomodoro
2 cipolle di Tropea piccole
vino bianco secco
2 spicchi d’aglio
3 chiodi di garofano
origano
rosmarino
olio d’oliva
sale e pepe

In una ciotola mettere il tonno a marinare nel vino bianco a cui siano stati aggiunti gli spicchi d’aglio schiacciati, i chiodi di garofano, l’origano e il rosmarino.
Lasciarlo lì per almeno 2 ore.
In una padella dai bordi alti, far rosolare nell’olio le cipolle affettate non troppo sottili, unire il tonno ben sgocciolato dalla marinata e rosolarlo accuratamente girandolo spesso.
Coprire il tonno con la salsa di pomodoro, salare, pepare, abbassare la fiamma, mettere un coperchio su metà pentola a lasciar cuocere piano piano per 40 minuti abbondanti, mescolando spesso perché non si attacchi e facendo ben restringere la salsa.

Bollire la pasta (io preferisco spaghetti grandi o bucatini), scolarla, versarla direttamente nella padella del ragù, mescolare bene, spolverare di origano e servire.

© Mitì Vigliero