Perché si Dice: Questioni di lana caprina

Fare questioni di questo genere, significa “cavillare, esaminare con eccessiva pignoleria, insistere pedantemente su cose prive di vera importanza”.
Questo modo di dire venne usato dal poeta Orazio nelle “Epistole” (I, XVIII, 15), in cui prendeva in giro chi perdeva tempo (e lo faceva perdere agli altri) disquisendo prevalentemente e pedantemente su questioni banali e stupide, simili alla lana di capra che non aveva alcun valore commerciale.
Infatti, una volta tosata, quella lana si presentava in bioccoli duri, intricati, difficili da sgrovigliare; e una volta filata con grande difficoltà, era pungente, ruvida e ispida, per nulla facile da lavorare e sgradevole da indossare.
Le questioni di lana caprina insomma costano solo fatica pratica e mentale, senza dare in realtà nessun valido e concreto risultato.

© Mitì Vigliero