Il Passaporto delle Buone Maniere

9788820038489

La contessa Barbara Ronchi Della Rocca, voce e volto noti della radio e della televisione nonché Tesoramia da anni prediletta, è indubbiamente una delle massime esperte di buone maniere  esistenti in Italia; non per nulla ne è “docente”, poiché tiene nelle grandi aziende corsi appositi atti a “formare” i dirigenti, soprattutto quelli che per motivi di lavoro devono trascorrere determinati periodi in paesi lontani dove spesso le norme di galateo sono assai diverse dalle nostre.

Certo sarebbe molto comodo anche per noi averla sempre a disposizione, soprattutto in vista di vacanze trascorse all’estero; ma dato che mettere una contessa  in valigia risulterebbe poco pratico, meglio ripiegare sul suo libro Il passaporto delle buone maniere  (Sperling&Kupfer), che  illustra in maniera chiara e sintetica tutti i consigli migliori per evitarci orrende figure fuori dal patrio suolo.

Ecco un’intervista sull’argomento che le ho fatto.

Hai mai fatto gaffes mostruose all’estero?
“Mi trovavo anni fa in Giappone a parlare con un alto dirigente della televisione locale; una persona distinta e cortesissima, che colloquiava in un inglese perfetto. Era molto “occidentale” nei comportamenti, quali il modo di salutare, l’abbigliamento e così via. Prima di accomiatarmi gli chiesi “Può per favore consigliarci un buon ristorante qui vicino dove poter andare a pranzo?”.
Fu la mutazione: divenne gelido, s’irrigidì tutto e se ne andò furibondo seguito dal suo staff.
In seguito mi spiegarono che in Giappone non bisogna mai fare domande del genere per due motivi: il primo perché si invade la privacy, come se si volessero conoscere le abitudini personali di una persona. Secondo perché la si mette in grave imbarazzo, obbligandola a citare un locale al posto di un altro, facendo così dei favoritismi. E il Giappone, come spiego dettagliatamente nel libro, è in assoluto uno dei luoghi dove occorre fare molta attenzione al galateo locale”

Una regola generale?
Mai giudicare i comportamenti altrui, anche se ci sembrano strani; se andiamo a cena in una casa indiana o araba, non dobbiamo scandalizzarci se alla fine gli ospiti digeriscono rumorosamente; è la loro usanza per dichiararsi soddisfatti del cibo. Spesso si tratta invece solo di mode del momento; oggi ad esempio in Svezia è molto cool sputare per terra: sputano tutti, anche le donne. Noi là non sputeremo, ma neanche commenteremo indignati il fatto.”

Qualche consiglio sull’abbigliamento femminile?
Ad esempio bisogna ricordare che in India si può girare con l’ombelico di fuori, ma assolutamente coperte dalle ginocchia in giù. Nel Centro dell’Africa puoi stare a seno nudo ma non indossare mai braghette corte che mostrino le cosce, invece in Brasile sulle spiagge puoi mettere dei tanga invisibili, ma guai a chi osa un topless mentre in Corea una donna occidentale può essere molto malgiudicata se porta occhiali da sole o indossa sandali infradito…

Spesso gli italiani fuori casa hanno dei problemi con il cibo…
Pretendere spaghetti in Birmania è assurdo, così come qualunque nostro piatto ovunque; anche in questo caso si tratta di adeguarsi, informarsi prima a cosa si va incontro e farsi guidare dal buon senso, se è possibile. Io ad esempio all’inizio ho pagato cara la convinzione che una civiltà la si conosca per forza a tavola. Nelle isole Faroer, Islanda del Nord,  ho insisto entusiasta a voler mangiare il piatto nazionale, che è la balena; un grasso giallastro attaccato a della carne nera che puzzava di pesce marcio: una cosa repellente. In quel momento avrei dato chissà che cosa per poterla inghiottire con della grappa, fernet, china bollente…Purtroppo là vige il proibizionismo più assoluto, e mi sono dovuta accontentare della Coca Cola.Nelle Filippine invece ho dovuto gustare il “balut”, uova di anatra covate per un po’ e poi bollite; le comprano sulle bancarelle per strada, e poi le mangiano passeggiando come un cono gelato: solo che lì dentro c’è il pulcino mezzo formato e con le piume…Insomma, quando in Africa ho dovuto mangiare delle cavallette arrostite, ti giuro che al confronto mi sono sembrate  splendide.”

Qual è l’errore più comune del comportamento degli italiani all’estero?
Innanzitutto il tono di voce, che è sempre troppo alto. Parliamo forte, ridiamo sguaiatamente, ci chiamiamo da lontano: gridiamo sempre troppo. Poi tendiamo a fare domande troppo confidenziali  o a discutere di politica; in certi luoghi, ad esempio i paesi dell’Est o in Indocina, non sono affatto graditi. In Norvegia tutti, giovani contestatori inclusi, si offendono a morte se uno straniero osa fare dei commenti sulla famiglia reale, gli austriaci non amano parlare di danaro, sesso e religione e così via. Ma in fondo sono regole civili che andrebbero usate sempre anche da noi, no?”

E ora  eccovi un assaggio di curiosità varie tratte dal suo  Passaporto delle Buone Maniere .

In Austria in pubblico non ci si pettina, né si toccano i capelli e soprattutto non ci si gratta il mento parlando con qualcuno perché tale gesto significa che secondo noi l’interlocutore sta dicendo delle sciocchezze.

In Olanda hanno il culto della tolleranza ma anche della pulizia; nei parchi pubblici uno è libero di drogarsi a qualunque ora ma, pena una forte ammenda, deve poi riporre la siringa usata nell’apposito contenitore per la raccolta differenziata dei rifiuti.

In Finlandia nelle sale da ballo e nelle discoteche si può invitare a ballare uno sconosciuta o uno sconosciuto, e il prescelto non può rifiutare l’invito, pena il dimostrarsi estremamente maleducato.

In Norvegia gli alberghi e i locali servono superalcolici solo nei giorni feriali e solo tra le 13 e le 23,30. Però le misure “normali” sono gigantesche rispetto a quelle in uso negli altri paesi europei: prima di ordinare un doppio whisky, guardiamo le dimensioni del bicchiere…

In Thailandia, durante le visite ai templi, è grave offesa mettersi in posa per fotografie davanti (o, peggio) sopra una statua o a qualche immagine sacra. E a proposito di immagini sacre, evitate di acquistarne perché tanto è vietato portarle fuori dal paese.

In Indonesia, signori uomini, se chi vi ospita per la notte vi chiede se vi fa piacere nel letto una fiancée hollandaise, non abbandonatevi a fantasie erotiche: la “fidanzata olandese” non è altro che un traversino di lenzuolo che ha lo scopo di rendere più fresco il letto.

In Australia due sono i gesti da non fare assolutamente: indicare qualcuno con l’indice (se proprio si deve, usare la mano intera) e soffiarsi il naso in pubblico. E chi è raffreddato? Se ne sta in casa e non frequenta nessuno.

Nelle Filippine attenzione ai controlli doganali: il più innocente dei nostri rotocalchi verrà sequestrato come pornografico se mostrerà fotografie di modelle anche solo in costume da bagno.

In Giappone non solo non ci si soffia il naso in pubblico, ma gli sternuti sono considerati gesti di enorme scortesia. Anzi, per dirlo con le parole esatte del capo del protocollo che accompagnò l’imperatore Akihito a Firenze nel settembre del 1993, “In Giappone piccolo rumore di naso è considerato appena più educato di piccolo rumore di sedere”.

© Mitì Vigliero

Uno splendido lunedì

Oggi il lunedì mi pare un po’ meno lunedì; questo cielo anziché novembrino mi sembra limpidissimo e caldo, e di sicuro la mia giornata da ginnasta-camalla galoppante sarà rilassante e serena.

Perché?

Leggete le magnifiche parole che Rick ha scritto sul suo blog per introdurre l’intervista che mi ha fatto

E per favore, commentate da lui: oggi sono sua ospite. Ed è pure il suo compleanno: auguri Riccardo Tesoromio! :-**  

Il Regno dei Distratti

L’Ufficio degli Oggetti Ritrovati

oggettismarriti

Come sapete sono un’appassionata studiosa del comportamento umano; per questo vagolo in ogni dove alla ricerca di spunti e materiale utilissimi per scrivere quella che sarà la mia opera omnia Lo Stupidario Universale.

Tempo fa, passando al galòp in una via centrale d’una città italiana, sono stata attirata in maniera irresistibile da un cartello posto su un portone: “Ufficio Oggetti Rinvenuti“.
Che poi sarebbe quello che noi tutti chiamiamo “Ufficio oggetti smarriti“, ma in effetti se un oggetto è smarrito vuol dire che non si trova più, mentre se è ritrovato (da persone oneste), viene amorevolmente ospitato qui.

Entrata, mi son messa a chiacchierare con un gentilissimo impiegato che m’ha detto:
“In media qui vengono portati circa 10mila oggetti all’anno; noi prendiamo il nome di chi porta l’oggetto e, se è possibile rintracciare il proprietario, gli spediamo un avviso con su scritto “E’ pregato di regarsi all’Ufficio Oggetti Ritrovati per ritirare un oggetto di sua proprietà“.

E dato che la Fortuna aiuta le placidecuriose, proprio in quel momento è entrata una signora la quale, tenendo in mano il cartellino giallo di convocazione, s’è rivolta all’impiegato dicendo in tono stupito: “Perché mi avete spedito questo? Io non ho perso nulla!”.

Le è stata mostrata una targa d’auto: “A quanto ci risulta, questa è sua”
“Mia?” ha squittito la signora scandalizzata “Ma si figuri, io non ho mai perso la targa dell’auto!”
Una volta avutala in mano però ha spalancato gli occhioni: “Ma guarda…e proprio la mia! E quando l’ho persa?”

Circa quindici giorni prima.
Ma non se n’era mai accorta.
Distratta eh?
Ma c’è di peggio.

Quelli che si perdono di più sono gli ombrelli, una media di 150 ogni 3 mesi, logicamente a seconda delle stagioni.

Seguono i portafogli, documenti compresi; in maggioranza si tratta di smarrimenti coatti, ossia scippi avvenuti di preferenza sui mezzi pubblici da parte di ladri a modo loro gentili i quali fregano i soldi e imbucano nelle cassette postali il portafoglio, magari, come mi ha mostrato l’impiegato, infilandoci dentro un bigliettino con su scritto
Grazie per i soldi che servono a me
I documenti invece sono più utili a te.

Ci mancava un gne gne gne finale, e lo sfottò era completo.

Altri oggetti di comune smarrimento sono occhiali, borse, chiavi, valige e valigette, cartelle scolastiche, guanti, indumenti vari, biancheria (impressionante il numero di reggiseni), cellulari, sacchi pieni di cose varie abbandonati dai vucumprà…
Ma sugli scaffali ho visto anche stufe elettriche, scatolette di pappa per gatti, latte di olio d’automobile, stecche di sigarette, una marea di caschi da motociclista, chitarre, scarpe, libri, seggioloni da bambini e un sacco di passeggini, ringraziando il cielo senza bambino dentro.

Nella stragrande maggioranza dei casi, gli oggetti vengono smarriti su treni, autobus, tram, taxi, ma c’è da chiedersi come sia possibile dimenticare e perdere stampelle, dentiere, protesi ortopediche: c’era una gamba, dal ginocchio in giù, con tanto di calza e scarpa infilate

E poi pellicce, montoni, cappotti, piumoni, giacche a vento; gioielli di ogni tipo (persino un paio di fedi nuove di zecca, ancora nell’astuccio e con data e nomi!), computer, cellulari, monitor, frigoriferi, lavatrici, fotocopiatrici, cavi elettrici, motorini e persino un’enorme lapide in marmo con su scritto A imperituro ricordo (sic).

Per ritirare l’oggetto basta pagare una tassa deposito che varia dai 6 ai 35 euro a seconda del valore dell’oggetto.
Chi invece trova l’oggetto e lo porta qua, se entro un anno questo non viene ritirato dal legittimo proprietario, diventa suo, sempre pagando quella quota.

Fatto sta che ogni anno, degli oggetti mai ritirati si fa un’asta.

L’anno scorso, per 70 euro un signore si è portato via una valanga di ombrelli, impermeabili, macchine fotografiche e un lavello in acciaio inossidabile, nuovissimo, con tanto di (vecchio) prezzo ancora attaccato: 270.000 lire.

A queste aste partecipano molti immigrati extracomunitari; cercano di aggiudicarsi le migliaia di valige smarrite, piene di indumenti. Con pochi euro possono comprarne a decine: rimettono in ordine i vestiti. Quelli della loro taglia li tengono, gli altri li rivendono.

Uscita dall’Ufficio Oggetti Ritrovati, mi sono sentita come Astolfo dopo il viaggio sulla Luna alla ricerca del senno smarrito da Orlando.

Mi sarebbe piaciuto vedere su quegli scaffali anche alambicchi contenenti promesse non mantenute, amori e amicizie perdute, virtù smarrite

Mentre camminavo per strada pensando quanto sia decisamente assurdo che la gente dimentichi così tante cose in giro, ho fatto un dietro front velocissimo per ricatapultarmi al galòp all’Ufficio deve avevo scordato n°1 golfino di lana gialla, n°1 sacchetto LimoniProfumeria e n°1 blocknotes contenente appunti dedicati alla distrazione degli italiani.

© Mitì Vigliero