Rifessioni su un Velocissimo Tapis Roulant, alla Ricerca di Punti Fermi

Giochicchiando con Google, ho trovato un test carino: Quanto sei rimasto bambino ? (Per la cronaca, io al 56%)

E pur trattandosi di una “cosina” lieve, mi ha fatto riflettere.

Ho pensato che, in questo preciso periodo storico, il ricordare in qualche modo l’infanzia che abbiamo vissuto sia per tutti noi, qualunque sia l’età che abbiamo ora, uno dei pochi punti fermi della nostra vita. 

Allora avevamo certezze ferree.

La Mamma è mi vuole bene e il Pediatra invece no, visto che mi fa le iniezioni; giocare è cosa buona e giusta mentre riordinare i giocattoli è una palla infinita; Natale è meraviglioso, andare a trovare la vecchia Zia è uguale a riordinare i giocattoli; la pizza è buona invece gli spinaci bolliti fanno schifo (ehm…veramente io resto tutt’ora di questa opinione…;-))

Avevamo anche idee chiarissime sul nostro futuro; dichiaravamo solenni la nostra futura professione “Io da grande farò…”

Trascorrevamo le giornate immersi nelle sicurezze: casa, genitori, nonni, maestri, vacanze, amici.

Erano lì, presenti, sempre. 
Stabili, come l’arredo della nostra cameretta.

Per noi allora il Bianco era bianco e il Nero era nero: e tutta la nostra esistenza era scandita da cose bianche e cose nere.

Certe cose erano decisamente Male, altre erano decisamente Bene.

Alcune erano concepibili e normali; altre assurde e incredibili solo a pensarci 

Avevamo attorno realtà nette, definite, precise, limpide e chiare.

E poi siamo cresciuti.

con noi, attorno a noi è cresciuto il Mondo, evolvendosi, cambiando, mutando e trasformandosi con velocità e “rivoluzioni interne” a volte (e qui mi riferisco a generazioni almeno 2 volte più giovani della mia) esagerate in eccedenza rispetto alle nostre crescite e “rivoluzioni” private.

E’ come camminare su un tapis-roulant che all’improvviso si metta ad andare a una velocità superiore a quella delle nostre gambe; non riconosciamo più il paesaggio attorno, che ci passa accanto velocissimo; ne perdiamo dei pezzi, insieme all’orientamento; cerchiamo di tenere il passo, aumentiamo l’andatura, ma spesso temiamo d’inciampare, non trovando sicurezza e appigli cui tenersi saldi.

Perdendo l’Equilibrio, insomma.

Che sia proprio lui la cosa che, qualunque sia l’età che ora abbiamo, di questi tempi ci manca di più della nostra infanzia? 

Voi che ne dite?

©Mitì Vigliero

Il Riso e Latte di Tata

Il Dolce di riso indonapoletano di Enrica mi ha fatto tornare improvvisamente in mente, come una madeleinette proustiana, una meravigliosa minestra di Riso e Latte specialità dell’amatissima Tata, che è stata in famiglia con noi per tutti gli anni dell’infanzia mia e di mio fratello.

Ricordo che Tata a tavola ce ne metteva di fronte due piatti già colmi,  piatti che avevano disegnati sul fondo uno Tom e Gerry e l’altro Titti e Silvestro
Ed era bello ogni volta scommettere su quale dei due disegni ci sarebbe toccato in sorte (io “puntavo” sempre su Silvestro), cosa che avremmo scoperto solo finendo in fretta di mangiare…
Certo che i bambini allora si divertivano con poco, eh? ;-)

La ricetta per 4 persone, accuratamente conservata nel Libro di Mamma, è questa:

Riso, 300 grammi
Latte, 1 litro e mezzo
Acqua, 3/4 di litro
Burro, 20 grammi
Crosta di formaggio parmigiano, 4 pezzi spessi e non piccolissimi (se no si sciolgono e spariscono)
Sale.

Far bollire il latte mescolato all’acqua.
Appena bolle, unire il riso.
Far cuocere a lungo, mescolando spesso facendo attenzione che non si attacchi.
A metà cottura aggiungere le 4 croste di parmigiano.
Se il latte si asciuga troppo, aggiungerne dell’altro.
Quasi a fine cottura aggiungere il burro.  
Alla fine deve assomigliare a un risotto molto liquido.
Assaggiare, aggiustare di sale e servire avendo cura di mettere in ogni fondina un pezzo di parmigiano.

©Mitì Vigliero

E per voi, qual è la ricetta che più vi fa ricordare la vostra infanzia?

Skip: Il riso e latte dolce, descritto da Boh, con zucchero,cannella e cedro che mia nonna preparava alla tribù di nipoti oppure il migliaccio dolce di semolino,specialità di una tata che mi divertivo a guardare quando lo faceva saltare in padella.

Mimosafiorita: Delle semplicissime pizzette fritte con lo zucchero sopra, le faceva sempre mia nonna quando andavamo al paese, non appena vedeva la nostra macchina spuntare,correva in cucina e con un pò di lievito, farina ed acqua tiepida impastava tutto, faceva riposare un pochino, poi con un cucchiaio versava l’impasto nell’olio bollente,venivano sottili e leggermente croccanti, ci spolverava lo zucchero sopra… e che scorpacciate Mitì e che voglia di pizzette fritte mi è venuta.

Tittieco: Esattamente la stessa ricetta del riso e latte che ti preparava la tua Tata, a me lo faceva “uguale-uguale” la mia Nonna Maria!

Roger: il sapore che mi ricordo in modo più vivo del periodo appena successivo alla prima infanzia è…PANE OLIO E POMODORO. Se chiudo gli occhi ancor oggi mi sembra di sentirne il profumo e il sapore e quello che più mi dispiace è che oggi il gusto e il profumo di tre cose così semplici non riesca a ritrovarlo. Esistono ancora, ma purtroppo non sono i soliti, sono diversi …Nostalgia o vecchiaia?

Regi: Una cosa che odiavo, il risotto con la carne macinata, Però penso che niente mi farebbe tornare indietro con tanta immediatezza.

MaxG: il cibo che più ricordo di quegli anni erano la pastina con le letterine, credo di aver imparato a scrivere e leggere con quella…;)

Latifah:  Il riso in brodo con l’uovo! Per me è una vera e propria coccola… tanto che me lo sono fatto preparare da mia madre anche nei primi tempi della maternità, quando ero a casa dal lavoro per curare il pupo e la nonna veniva a trovarci. Ah, bei tempi!

Pimpirulin: La frittura di brischiji (le schie, piccoli gamberetti grigi tipici della laguna di Venezia). Avevo meno di 5 anni, mio papà andò a pesca con degli amici e ritornò con dei sacchi enormi pieni di gamberetti. Per giorni e giorni in paese si sentì solo odore di frittura. Indimenticabile!

Fatacarabina: Mia nonna me lo faceva proprio così e ci metteva anche un pizzico di cannella, per un effetto piccantino :) grazie che mi hai fatto ricordare…

Peppermind: Il  risotto con la salCiccia della nonna. Rigorosamente milanès, che il nonno, se non era fatto secondo i crismi esatti (ricordo che ci voleva, oltre allo zafferano, anche un po’ di sugo di pomodoro, ma poco, e carote) non lo mangiava e faceva sentire in colpa mia nonna. Io me lo sgrufolavo in sette secondi esatti, in qualsiasi modo fosse cucinato,  ovviamente.

Giarina: ho sempre mangiato poco, mitì. però il sapore dell’infanzia è tutto nell’odor di latte bollito della colazione mattutina subito prima d’andare a scuola. e il sapore è quello orrendo della panna che s’appiccicava al pane.

Simona: La panzanella.

Cat: la “minestrina” con la stracciatella d’uovo e la minestrina riso-sedano-patate.
come mai mi vengono in mente solo minestrine e nessuna roba dolce??? devo preoccuparmi?

Marina: Il ricordo in senso positivo è pane, burro e zucchero per merenda, in negativo il piatto di crema di riso (effetto colla liquida) con un filo di olio e una spolverata di parmigiano che mia madre, pessima e frettolosa cuoca, ci propinava anche troppo spesso.

Rosy: Mia mamma faceva una specie di polenta con i fichi che poi, una volta fredda e tagliata a fette, veniva fritta in olio o burro, non ricordo bene. Ogni anno, alla stagione dei fichi, mi viene nostalgia di questo dolce che del resto non me lo potrei più permettere visto le calorie…

Noi che siamo la generazione dei ricordi in bianco e nero

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Durante lo splendido lunedì, trascorso ad allenare l’anima mi sono arrivate tante belle, dolcissime mail che mi rimproveravano affettuosamente di non parlare mai di me, della mia famiglia, della mia vita in questo blog.

Veramente io di me non parlo quasi mai anche fuori da qui.

Ma visto il periodo che sto vivendo, dove per forza vengo bombardata da ricordi lontanissimi (concretamente bombardata: oggi da un soppalco m’è caduta sulla testa una scatolona zeppa di vecchie foto)…Insomma, vabbé, farò un’eccezione.
Però ve la siete voluta eh? ;-)

Allora.

Questi due bei giovini sono il mio papà, Filippo, e la mia mamma, Anna (1956)

Il 5 luglio di un anno dopo, sono arrivata io; leggiadra virgulta già incline ai bagordi mondani ( Natale ’57; notare il fiocchetto sulla testa)

Vivevo felice e serena e soprattutto figlia unica fra Torino e Rapallo;  qui sono in giardino a Rapallo, a 1 anno con Mamma, Cherry il barboncino e Zio Dedi, Amedeo, fratello di mamma: 10 anni meno di lei, 10 più di me.
Dei protagonisti di questa foto, sono rimasta solo io…

Poi un bel giorno del 1960, i miei hanno deciso di darmi un fratellino.
Guido.
Bellissimo.
Dolce e tenerissimo.

Siamo molto legati, noi due.
E dato che abbiamo sempre abitato in case molto grandi, allora l’aiutavo ad attraversarle (ora è lui che ricambia, non con le case ma con l’auto in città: mai preso la patente, io…)

E come tutti i bimbi della nostra epoca, potevamo stare alzati la sera solo in occasioni speciali.
Ad esempio la Notte di Natalecome questa del ’64 – autorizzati ad aspettare svegli l’arrivo di Gesù Bambino.

E poi…

E poi domani, anzi, vista l’ora, oggi mi devo svegliare prestissimo causa il trasloco numero 1 (casa là – casa qua; ad esempio, quella poltroncina dell’ultima foto ha già un posto qui che l’aspetta); e lo zzzii zzziii dello scanner mi concilia il sonno.
Continuerò a caricarle le foto, se proprio vorrete…

Ma vi chiedo…Trovate qualcosa di tanto diverso tra queste immagini e quelle vostre, di voi, che appartenete alla mia generazione?
Noi, che abbiamo i ricordi in bianco e nero.
In fondo, non siamo un po’ tutti fratelli?

© Mitì Vigliero