Perché si Dice: “La Bellezza dell’Asino” e “A tutta birra”

Metto insieme questi due modi di dire innanzitutto perché entrambi sono frutto di corruzioni linguistiche dovute al passaggio da una lingua all’altra; in questo caso, dal francese all’italiano.
E poi perché ambedue, curiosamente, parlano di equini.

La bellezza dell’asino definisce in modo scherzoso una bellezza snella e luminosa,  dovuta però esclusivamente alla giovane età e destinata quindi a svanire presto.

Cosa c’entri l’asino con la giovinezza pare abbia questa spiegazione; la frase originaria è sempre francese, La beauté de l’âge: la bellezza dell’età.

Ma l’età francese (âge) è stata storpiata (quando, non si sa; come, probabilmente per un iniziale refuso scritto) in âne, che in italiano è l‘asino.

Invece A tutta birra, che significa “assai velocemente”, pare derivi dalla locuzione francese à toute bride, letteralmente “a briglia sciolta“, ossia al galoppo.

Solo che la parola bride (briglia) è stata compresa dai nostri avi come birra, e quindi birra è rimasta sino a noi.

© Mitì Vigliero

 

Perché si Dice: Eminenza Grigia

(Jean-Léon Gérôme, Éminence grise, 1873)

Nato in Francia, questo modo di dire denota il consigliere segreto o anche colui che, mantenendosi nell’ombra, detiene il vero potere.

Pur ricordando il cervello (materia grigia) e quindi l’intelligenza, eminenza grigia deriva dal colore del saio di Père Joseph, alias  François Leclerc du Tremblay, provinciale dei cappuccini di Tourraine e consigliere del cardinal Richelieu.

Quindi éminence rouge, eminenza rossa era il Richelieu per via del colore della veste cardinalizia, ed éminence grise era padre Giuseppe il cui saio da frate minore cappuccino era, appunto, grigio.

Ed essendo Pére Joseph un uomo di carattere estremamente schivo, ma ambiziosissimo di potere, a tutti gli effetti governava nell’ombra suggerendo al Richelieu le cose da fare.

Perciò il detto “essere l’eminenza grigia di qualcuno” finì da allora con l’identificare chi consiglia, suggerisce, manovra, impone, decide facendo figurare prese da altri le sue decisioni: insomma,  chi fa danni senza apparire né prendendosi dirette responsabilità.

© Mitì Vigliero

Perché si crede che il Gatto Nero porti sfortuna, mentre è vero l’esatto contrario


(foto ©Fabs, io e Luna)

La superstizione del gatto nero = porta jella nasce nel Medioevo, periodo triste in cui si dava la caccia alle streghe.

Il gatto è l’unico animale domestico che esce di notte come le streghe, diceva il popolino; nero poi era il colore dell’Inferno, del Lutto e del Diavolo: ergo il gatto nero era un demone portatore di morte al servizio delle streghe.

Si dice che porti male se attraversa la strada; questo solo perché , sempre in quell’epoca buia, quando si andava a cavallo e le strade di notte non erano illuminate, un gatto nero che schizzasse di colpo di fronte a un equino poteva spaventarlo e quindi farlo disarcionare il cavaliere.

Ma gli antichi greci e gli egiziani vedevano nel gatto nero la perfezione assoluta ed era considerato una rarità preziosa.

Non solo; in Francia e Inghilterra un gattino nero in miniatura, come statuina o ciondolo, è considerato un portafortuna potentissimo.

E in tutta l’Europa civile da sempre si crede ormai che possedere un gatto nero voglia dire mettersi la fortuna in casa.

© Mitì Vigliero