Genova, 22 marzo 2003

Mamma1
Prediletti miei,
è finita la mia guerra privata, lunga e dolorosa.
Era giovane Anna, la mia mamma: 20 anni più di me.
Ed è questa la cosa che mi fa più rabbia, avrei potuto averla vicina per tanti anni ancora.
Ed era bella mamma; alta, bionda, occhi verdissimi.

Sì, lo so cosa pensate: io assomiglio a papà. Questa è una battuta che mi son sentita dire dall’adolescenza in poi…:-)

 Da lei però ho ereditato il senso dell’umorismo, il saper vedere il lato buffo nelle tragedie e la tragedia nelle cose buffe.

Ma soprattutto le sono grata per avermi insegnato a non prendere mai nulla troppo sul serio, a partire da me stessa per finire a quelli che troppo sul serio si prendono di natura.

E mi ha inculcato anche l’unica educazione vera che esista al mondo: l’umiltà, la gentilezza, la sensibilità, l’onestà e il rispetto per Chiunque sia umile, gentile, sensibile, rispettoso ed onesto, Qualunque sia il suo ruolo su questa terra.

 Molti di voi la ricordano così come è nella foto allegata; gliel’ho fatta io quella foto, avevo 7 anni, e una macchinetta da niente.
Ed è così che la ricorderò sempre, perché il tempo per le mamme non passa mai: le vediamo sempre con gli occhi  di bambini.

Anticamente nei processi, per estorcere una confessione si ricorreva a crudeli sistemi di tortura, tra cui quello della corda.

All’imputato venivano imprigionati i polsi dietro la schiena con la suddetta corda; poi veniva sollevato verso il soffitto mediante una carrucola – in posizione dolorosissima perché le braccia tirate in alto obbligavano le spalle a ruotare sino a slogarsi – fino a quando il tapino non ammetteva di aver commesso il reato del quale era stato accusato.

Ovviamente spesso accadeva che a causa del male atroce, l’imputato – anche se innocente – alla fine dichiarasse una colpevolezza non sua, preferendo così la prigionia (se non in certi casi la morte) alla tortura.

Simili a questa, anche le locuzioni “stare sulle spine” o “stare sui carboni ardenti” sono tutte derivate da barbari metodi di…convincimento.

E tutte, in generale, vengono oggi usate col significato di “non dare certezze, risposte definitive; tenere in ansia”.

Ne conoscete altre che esprimano lo stesso significato?


Caravaggio: siciliano: fari ballari su ‘na corda= fare ballare qualcuno sulla corda

Skip: Mi viene in mente la sospesa spada di Damocle.

Roger: tenere sul chi vive, tenere sul chi va là.

Gianluca: quando si dice che si “frigge” per l’impazienza

Boh: “Far venire la pelle lenta”. Specie detto di uomini, vuol dire che non ti fa mai stare tranquilla, non ti dà mai certezze, ti tiene sempre sulla corda. In senso, ovviamente, negativo.