La Ruzzola del Formaggio

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(Giochi Tradizionali)

Il Barone di Pontelandolfo (Benevento), ricco possidente terriero, era un fanatico del gioco d’azzardo; ogni scusa era buona per fare una partita di qualcosa e mettere in palio poste sostanziose.

Una sera dell’ultima domenica di Carnevale, iniziò a giocare a carte con Pasquale, un suo bracciante; fu una competizione estenuante, che vedeva continue vittorie e sconfitte alternate fra i due. Si concluse all’alba, con Pasquale che vinse al Barone due cascine e delle colline da pascolo.

Avvenne però che le mucche brade del Barone, impipandosene delle regole di gioco, continuarono serafiche a brucar l’erbetta di quelle colline non più appartenenti al loro padrone.

Pasquale allora disse al Barone: “Visto che sono io che sfamo le tue vacche, ho diritto a una parte del cacio che produci col loro latte”.

Ma quello rispose: “Manco per l’anima! Brucano erba che era già cresciuta prima della tua vincita: ergo è ancora roba mia”.

Gli abitanti di Pontelandolfo, come sempre accade, si divisero in due accese fazioni; chi tifava per Pasquale, chi per il Barone.

Non solo, ma il nobile come pubblico scherno fece appendere una notte una grossa forma di formaggio al balcone della casa di Pasquale il quale, furibondo ma saggio, onde evitare faide civili lo sfidò a singolar tenzone: “Quello che è nato dal gioco nel gioco finisca: t’aspetto domattina in piazza”.

La mattina i due, circondati da un’ala di folla urlante, si sfidarono a una partita di “Ruzzola del Formaggio”.

E dice la leggenda che la partita non ebbe mai fine, visto che tutt’oggi i loro fantasmi continuano a svolgerla nel cuore delle notti di Carnevale.

Perciò la Ruzzola è diventata il gioco ufficiale carnascialesco di Pontelandolfo, dove dal 1861 i contendenti, partendo da Piazza Roma, corrono sino a Palazzo San Rocco e viceversa lanciando e facendo ruzzolareforme di formaggio dal peso variabile dai 6 ai 30 kg attorno alle quali, un po’ come per le trottole, è legato uno spago (zagaglia) legato al polso del concorrente.

Vince chi arriva al traguardo utilizzando il minor numero di “cùlp” (lanci).

Trattandosi di gioco d’origine contadina (riconosciuto oggi ufficialmente dal Coni), la Ruzzola è diffusa in molte regioni italiane (Garfagnana, Emilia, Toscana, Lazio, Abruzzo, Marche, Calabria, Valdaosta ecc), e ormai spesso il cacio è sostituito da un disco in legno più o meno dalla stessa forma, ma dal peso minore.

Ed è pure antichissima la Ruzzola; addirittura pare avere origini etrusche, dimostrate da un affresco della Tomba dell’Olimpiade a Tarquinia: un atleta colto nell’atto di lanciare un “disco” bianco, grande e spesso, che altro non è se non una forma di pecorino stagionato.

Infine di Ruzzola parla, con finale leggermente lapalissiano, persino Galileo nel “Dialogo sopra i Massimi Sistemi”, citando Aristotele a proposito del moto rotatorio:

Sagredo: Questo primo depende da un altro; il quale è, onde avvenga che, tirando la ruzzola con lo spago, assai piú lontano ed in conseguenza con maggior forza va, che tirata con la semplice mano.
Simplicio: Aristotile ancora fa non so che problemi intorno a questi proietti.
Salviati: Sì, e molto ingegnosi, ed in particolare quello onde avvenga che le ruzzole tonde vanno meglio che le quadre.”

© Mitì Vigliero

Corollario

Nemo: Anche in Sicilia (precisamente a Novara di Sicilia) si gioca alla ruzzola con un formaggio locale, il maiorchino. E sempre nei giorni di carnevale. Tutto il mondo è paese, a quanto pare. :)

Antar: Mio nonno bonanima, in quel di Parrano [posto di cui già parlai] era un gran giocatore di ruzzola [nella variante lignea] e mi ricordo che da picccolo ho assistito a alcune gare che si svolgevano sulla privinciale al tempo ancora non asfaltata. E restavo affascinato di come riuscissero a saltassero e curvassero quelle ruzzole

Sonny&Me: In un lontano passato,a Novoli (Le), ci si sfidava nel gioco della pezza te casu, che consisteva nel lasciar ruzzolare il più lontano possibile una forma di formaggio.