Per la Serie “Tipi e Tipetti”: Giambattista e il Regalo di Nozze

L’avarissimo Giambattista, dovendo fare un regalo “importante” a un nipote che si sposava, si recò da un amico antiquario.

Ogni oggetto però gli sembrava troppo caro e stava quasi per andarsene quando vide in un angolo, buttato in un cesto, uno splendido vaso di cristallo rotto in sette pezzi.

–  “Quanto costa quel vaso?”, chiese all’antiquario.
–  “Quanto vuoi che costi? Niente, te lo regalo, è rotto in maniera irreparabile…Ma cosa diavolo te ne fai?”
–  “Ho avuto un’idea geniale: stasera andrò a casa di mio nipote per portargli il regalo. Appena entrato, farò finta di inciampare e lancerò il pacchetto a terra, poi griderò disperato:- “Oddìo l’ho rotto! Era un oggetto unico, preziosissimo che non potrò mai più permettermi di acquistare…e l’ho rotto!”. Mio nipote aprirà il pacco, troverà i cocci, magari mi darà del vecchio scemo ma io avrò fatto una splendida figura senza spendere un euro. Dì alla commessa che me ne faccia una confezione molto elegante, grazie.”

E così accadde che Gianbattista arrivò in casa del nipote, inciampò, fece cadere il pacco, si lamentò come Geremia…e poi fuggì a gambe levate perché il nipote, aprendo il pacchetto, vi trovò i sette cocci di vaso accuratamente imballati e fasciati uno per uno, separatamente.

© Mitì Vigliero

Cielo, che Gaffe!

C’è chi colleziona francobolli, chi tazzine, chi orologi; io da anni mi dedico a una collezione particolare: quella delle gaffe,  parola francese che in italiano può essere tradotta in “frase infelice, azione goffa”.

Il Gabrielli invece, nel Dizionario dello stile corretto scrive:
La gaffe è propriamente il raffio, il ronciglio; e in senso traslato vale sbaglio, abbaglio, balordaggine”.

Sorvolando sul raffio e sul ronciglio, termini che siete pregati di andarvi a cercare da soli sul vocabolario, è certo che le gaffe conducano sempre ed inevitabilmente a una brutta figura.

Esse sono paragonabili a piccoli virus di demenza improvvisa e passeggera che possono attaccarci in qualunque momento; e nessuno, ma proprio nessuno, ne è immune…

Dove mi rifornisco di materiale per la mia collezione di gaffe?

Ovunque, anche se le riunioni pubbliche, mondane e sociali ne sono una miniera inesauribile.

Ricordo per esempio un pranzo di nozze molto chic, in cui un’invitata chiese al padre dello sposo:
“Scusa, ma chi è quella bruttissima signora vestita di rosso?” e il padre dello sposo rispose con voce gelida: “La sorella di mia moglie”.
Al che l’invitata impallidendo rispose: “Oddio, perdonami…sono stata proprio scema a non notare subito la somiglianza…”.

Sempre a proposito di nozze giudico sublime l’avventura capitata a un avaro signore il quale, dovendo fare un regalo importante al nipote che si sposava, si recò da un amico antiquario.

Ogni oggetto gli sembrava troppo costoso sino a quando notò posato in un angolo uno splendido vaso di Rosenthal rotto in sette grandi pezzi.

“Quanto costa quel vaso?”, chiese all’antiquario che rispose “Niente, è rotto in maniera irreparabile…”
“E allora fammene un bel pacchetto” disse con un ghigno satanico il signore “Ho avuto un’idea geniale: stasera andrò da mio nipote per portargli il regalo. Appena entrato in casa farò finta d’inciampare e lancerò il pacco a terra; poi urlerò “Accidenti vuoi vedere che l’ho rotto? Un oggetto unico, preziosissimo, che non potrò mai più permettermi d’acquistare, ed io l’ho rotto!”.
Mio nipote aprirà il pacco, troverà i cocci: magari penserà che sono un vecchio rimbambito, ma io avrò fatto ugualmente una bella figura senza spendere una lira”.

E così accadde che il signore andò a casa del nipote, inciampò, fece cadere il pacco, si lamentò come Geremia e poi desiderò di morire quando il nipote, dopo aver aperto il pacchetto, vi trovò dentro sì sette cocci di vaso, ma accuratamente imballati e fasciati uno per uno, separatamente.

Anche i funerali sono un’occasione splendida per i gaffeur.

Una volta, durante il rosario celebrato per la moglie appena defunta, il marito inconsolabile picchiò una terribile gomitata contro la maniglia di una porta.
Mentre si massaggiava disperatamente la parte lesa, si sentì dire da un’amica: “Non preoccuparti; il dolore che si prova picchiando un gomito èviolentissimo, ma dura poco: infatti lo chiamano il dolore del vedovo…”.

E si sa che di solito i funerali sono l’unica occasione che spesso si ha per incontrare membri di famiglia che normalmente non si frequentano mai, e le cose da raccontare sono molte; gaffe fantastica fu quella fatta da un tale il quale, dopo aver assistito a un funerale di uno zio, si recò a casa della zia vedova assieme a tutti gli altri parenti.

Dopo ore di chiacchiere, guardò l’orologio ed esclamò: “Ehilà! Ridendo e scherzando abbiamo fatto le sei!”.

©Mitì Vigliero

E voi, avete mai fato una gaffe?