Placidi Auguri

Avevo in mente un post di quelli davvero speciali, per concludere quest’anno. Ma la pigrissima Bucolica Connessione e  le mille cose da fare in questi giorni, stando obbligatoriamente lontana da questo monitor, mi han fatto desistere.

Posso solo dire che il 2009 è stato, per vari motivi, un anno decisamente malefico sia per me sia per chi amo, e non vedo l’ora che si tolga dai piedi.

Però, per quanto riguarda me, di una cosa gli sono grata; dopo il Grande Spavento che ho vissuto,  momento orrendo che ha avuto la funzione di classica goccia nel classico vaso stracolmo d’ansie, preoccupazioni, cure e pensieri, ho imparato finalmente a prendere la Vita con un pizzico di Sano Egoismo e un altro di Sorridente Fatalismo
E vi assicuro che sono ingredienti fondamentali e indispensabili per poter affrontare ogni cosa.

Poi, per non smettere mai di sognare e sorridere, vi ricordo che proprio questa notte sarà notte di Luna Piena, quella dei Regalini: se la vedrete, potrete esprimere a lei i vostri 3 desideri più grandi per il Nuovo Anno.

Da parte mia, per il 2010 mi e vi auguro null’altro che tanta Salute e tanto Sereno dentro

Vi abbraccio uno a una
vostra
Mitì

Bagagli e Click

Sommersa da pacchi, pacchetti, sacchi, sacchetti, scatole e valigie, sempre che il meteo sia propizio (cosa che finora non pare), m’accingo a raggiungere gatti, buone verdurine dell’orto, insetti, rumorosi silenzi e Bucolica Connessione.

Soprattutto “grazie” all’ultima, potrò connettermi solo a singhiozzo e seguendo il suo umore (di solito pessimo e lunatico).

A presto, spero!

Nel frattempo vi abbraccio forte forte.

E vi invito a cliccare QUI.

 

23 dicembre

Arrivata. Partiti col gelo (0°) alle 14 da Genova, trovato pioggia da Sestri Levante (13°) e diluvio da Spezia (15°).
Scampata l’esondazione del Magra, a Grosseto (16°, scirocco da tifone) la macchina è morta per due ore; non dava più segni di vita, manco una lucina, niente.  Fortunatamente eravamo da un benzinaio sull’Aurelia, e gli scrosci di pioggia li prendevamo solo di sbieco,  quando si infilavano spinti dal vento sotto la tettoia.  Arrivato il carroattrezzi, il carroattrezzista ha attaccato il coso per la batteria e immediatamente è resuscitata.  Ripartiti sotto l’acqua, senza mai fermarci per paura di rimanere turna bloccati, arrivati a Campagnano (17°) alle 22.
Scaricato le tonnellate di bagagli fra nugoli di gatti urlanti e zompettanti ovunque,  cenato con due fette di salame, raggiunto strisciando a mo’ di lombrico il letto, dormito sino alle 11. 
Disfatto bagagli, litigato con Bucolica Connessione che si rifiuta di farmi vedere la posta Tiscali, mi concede due minuti di quella gmail, mi obbliga a scrivere ‘sta minicronaca sul block notes per poterla copiancollare velocissima qui (tempo concesso sulblog non più di 4 minuti netti) , ora vado a rifocillarmi con la ribollita di mia suocera (la ricetta prossimamente qui, è speciale e consolatoria).
Ad ogni modo ho deciso che il Natale coi romani d’ora in poi lo festeggerò a giugno, onde evitare altri viaggi infernali fra bufere e tempeste, ché non c’ho più l’età, ecco.  ;-).
Però oggi c’è il sole.

PS La Bucolica Connessione colpisce anche i cellulari; in questa parte della valle funziona solo wind, mentre io ovviamente ho tim e vodafone. Ergo, mi è impossibile telefonare e ricevere se non quando sono a km da qui. Se ricambierò i vostri auguri telefonici o esseemmesoidi fra un paio di giorni, vogliatemi bene lo stesso eh? :-*

 

Perché si dice: Brindisi, Prosit e Cin cin

 

cincin

Il “brindisi” – il gesto che si fa alzando e toccando i bicchieri prima di bere in un gruppo di due o più persone- è un “salutoin onore di qualcuno o qualcosa: come augurio di fortuna, buona riuscita in un’impresa o di un avvenimento ecc ecc.

La parola deriva dallo spagnolo brindis, a sua volta derivato dalla formula tedesca usata nelle libagioni bring dir’s “lo porto a te (il bicchiere, ergo il saluto)”.

I brindisi sono ovunque accompagnati da vari motti augurali pronunciati ad alta voce durante l’innalzamento e il “tocco” dei bicchieri.

Molto diffuso un tempo era Prosit!  terza persona singolare del congiuntivo presente del  verbo latino prodesse, “giovare”.

Prosit significa letteralmente “sia di giovamento” ed era la formula augurale che si faceva al sacerdote quando tornava in sacrestia dopo la celebrazione della Messa.

Cin cin invece ha  origini cinesi.

Dal termine ch’ing ch’ing (che significa “prego, prego”), si trasse la forma chin chin del pidgin english, l’inglese “universale” usato da commercianti e naviganti in genere in epoca vittoriana, soprattutto nel territorio di Canton.

Entrò in voga soprattutto tra i marinai e nei porti della vecchia Europa, soprattutto quelli italiani, dove venne introdotto proprio dagli ufficiali di Marina di Sua Maestà Britannica.

Attecchì subito nella nostra lingua perché il suono onomatopeico della parola si accordava benissimo con quello di due bicchieri o calici che si toccano tra loro.

Una curiosità; in cinese moderno, oggi ch’ing ch’ing vuole dire bacio; e in fondo, il delicato tocco di bicchieri è un metaforico bacio affettuoso scambiato tra chi beve in compagnia di amici.

© Mitì Vigliero