Storia e Curiosità sugli Anelli

Le prime testimonianze di anelli intesi come ornamenti delle dita risalgono all’età del bronzo, e la forma era di un semplice cerchietto o di una spirale; probabilmente allora avevano una mera funzione decorativa, ma ben presto divennero simbolo di potere e autorità.

Per molto tempo, infatti, furono esclusivamente gli uomini a indossarli; per gli antichi Egizi, ad esempio, si trattava di sigilli personali che dovevano perennemente essere portati appresso per “timbrare” documenti e garantirne l’autenticità.

Questi sigilli  erano sempre composti da una pietra incisa, e di solito raffiguravano, assieme alla “firma” del proprietario, anche uno scarabeo; all’inizio, nel timore di perderla, la pietra veniva bucata, fatta attraversare da un cordone e appesa o al braccio o al collo.

Ma il cordone spesso si spezzava, e fu quindi sostituito da un filo metallico; poi, dato che per imprimere il sigillo bisognava premerlo con le dita, si pensò che sarebbe stato più comodo indossarlo a queste.

Col passare dei secoli, prima di diventare un mero gioiello, l’anello fu sempre considerato simbolo di particolari virtù.

Innanzi tutto di fedeltà amorosa; la “fede”, anello nuziale entrato in uso nella Roma antica, veniva indossato dagli sposi all’anulare (appunto dito ufficiale dell’”anulus”) sinistro, perché si credeva collegato da una vena direttamente al cuore.

Anelli speciali venivano donati dai Re ai loro dignitari o vassalli, come pubblico riconoscimento di fiducia accordata; anelli intesi come pegni affettivi venivano scambiati fra amici o parenti e di solito erano fatti di capelli intrecciati; altri, quelli sormontati da stemmi familiari, venivano tramandati da padre in figlio come segno di autorità da capofamiglia.

Dai Bizantini in poi l’anello divenne comune a tutti, uomini e donne, e inteso soprattutto come vezzo prezioso; nel Rinascimento vi fu un vero boom delle pietre preziose, e l’anello tondo e nudo divenne solo il cerchietto su cui incastonarle.

La Chiesa e i Governi tentarono in ogni modo di porre freno a tale esibizione sfacciata della ricchezza tramite apposite Leggi Suntuarie:
Non si possino portare a ogni dito più di tre anella, e detta anella non possino avere più che una pietra preziosa o perla per mano…”.

Ma fu inutile; le mani sfoggiavano anelli su tutte le dita, infilati uno sull’altro sino alla falange superiore.

Anche gli altissimi prelati non disdegnavano tale usanza; Giuliano della Rovere, alias papa Giulio II, nel  celebre ritratto opera di Raffaello Sanzio, esibisce sulle mani ben sei anelli.

E nel Seicento, visto che le dita non bastavano, i nobili porporati –seguendo una moda lanciata da Luigi XIV– gli anelli se li cucivano anche sulle vesti.

Oggi i vescovi indossano solo un anello, detto episcopale o prelatizio; mentre quello del  Papa si chiama “piscatorio” (del pescatore), che funge anche da sigillo da apporre su atti e documenti di particolare importanza.
Sopra vi è raffigurata l’immagine di San Pietro che su una barca tende le reti (“ti farò pescatore di anime”), attorno vi è inciso il nome del pontefice: e quando il Papa muore, questo anello viene distrutto a martellate e sepolto con lui.

© Mitì Vigliero