L’Acqua e i 5 Sensi

(PlacidaMano ©Fabs)

22 Marzo, Giornata Mondiale dell’Acqua

Mi piace guardarla, l’acqua; amo vederla scorrere, osservarne i riflessi, le variazioni di forma.
E’ il simbolo stesso dell’esistenza, un fluire continuo, un continuo cambiamento: è il Divenire.
E proprio come simbolo d’élan vital, mi piace sia quando è limpida, pura, e infonde allegria, sia quando è torbida, scura, e suggerisce tristezza.

Mi piace ascoltarla, l’acqua; quando scroscia violenta dal cielo o da una rupe in forma di cascata; quando romba cupa nei fiumi in piena o nella marina in burrasca.

Quando  sussurra con lo sciacquìo monotono e tranquillo dell’onda calma che si scioglie sulla riva col ritmo d’una ninnananna.

Mi piace odorarla, l’acqua; ciascuna ha un aroma particolare. Pungente quello del mare, dolce quello del lago, vitale quello dei torrenti e della pioggia, malinconico quello degli stagni.

Mi piace gustarla, l’acqua; nel sentirla fresca e dolce entrare in me quando la bevo, immagino davvero di tramutarmi in quel “cespite dell’erba inaridita” di manzoniana memoria, che riprende vita al contatto della rugiada.

E infine mi piace toccarla, l’acqua; per me nata sotto il segno del Cancro è elemento naturale.
Sin da bambina è stata un’attrazione irresistibile; non riuscire a starne lontana, mai. Sentire sempre il bisogno di immergervi le mani, o solo di sfiorarla. Ancora oggi, quando mi tuffo in lei, mi sembra d’essere accolta in un abbraccio materno.
Mi sento finalmente a casa.

© Mitì Vigliero

Perché si dice: Specchio rotto, 7 anni di guai

specchio rotto

Una delle più diffuse superstizioni dichiara che rompere uno specchio porta sfortuna per 7 anni.

Le spiegazioni originarie di questa credenza sono due.

Innanzitutto i cinesi, e gli orientali in genere, i quali credono che ogni luogo ove venga riflesso il corpo umano sia sacro, misterioso e perciò anche pericoloso poiché cattura, assieme all’immagine, anche l’anima di colui che vi si riflette.

Rompere uno specchio quindi significa distruggere anche parte dell’esistenza/spirito di chi lo usa abitualmente; ergo, è funesto presagio.

Dall’antica Roma in poi invece, quando si diffuse questa credenza in ambito europeo, la rottura di uno specchio aveva il significato di portasfortuna per motivi molto più prosaici, e qui saltan fuori pure i 7 anni.

Gli specchi allora infatti costavano moltissimo a causa del primitivo strato d’oro, argento o rame puro (in seguito di piombo, stagno, mercurio, alluminio ecc ) che veniva spalmato come riflettente sulla base prima di posarci sopra la lastra di vetro (materiale carissimo pure lù).

Romperne uno significava quindi sempre un’infausta “perdita“, ma una perdita soprattutto economica, quale il dover fare almeno 7 anni di sacrifici prima di riuscire a comprarne un altro.

Per evitare la sfortuna però, secondola solita credenza popolare  esistono due rimedi ; poco ecologici lo so, io mi limito a riferire le usanze antiche quindi non protestate con me ma coi nostri avi, néh? ;-)

La prima dice di porre i frammenti dello specchio rotto in una bacinella d’acqua insieme  a una pietra trasparente e chiarissima (es. cristallo di quarzo, diamante, acquamarina ecc), lasciarli lì in ammollo per 7 giorni e poi gettare il tutto (acqua compresa, ma prima togliete le pietre ché perderle, le preziose, sarebbe altra sfortuna e stavolta innegabile) lontano da casa.

L’altra consiglia di raccattare velocissimi i pezzi di specchio, precipitarsi immediatamente al più vicino corso d’acqua dolce corrente (fiume, torrente, lago) e buttarceli dentro.

© Mitì Vigliero

Fonti eccitanti e spasimose

fonti.jpg 

In Italia esistono  fonti d’acqua dalle proprietà magiche o decisamente particolari.

Una delle più strane è di sicuro quella che si trova a San Cassiano di Livenza in Friuli, nel bel parco di Villa Varda; da una fontanella sgorga un’acqua all’apparenza normale, ma se si prova ad avvicinarle una fiamma l’acqua si accende, ossia prende fuoco perché pare sia mescolata a un’esalazione di gas naturale.
Meglio non fumarle vicino.

A Francolise vicino a Caserta invece c’è la sorgente di Cantarone, più conosciuta come Acqua Catena; 22° di temperatura, estremamente ricca di bicarbonato, già i Romani la usavano come bagno termale e ne erano assai entusiasti grazie a una sua particolarissima caratteristica testimoniata anche da Plinio il Vecchio: “Vini modo temulentos facit”, ossia “ubriaca come il vino”.

Eccitante e inebriante come “quello buono” insomma, ma senza i pericolosi effetti epato-neuro-distruttivi dell’alcool, la sorgente di Cantarone venne sfruttata per molti secoli e persino venduta in bottiglia come acqua minerale da uno stabilimento in loco.
Una decina di anni fa però assurde speculazioni edilizie l’hanno soffocata sotto colate di cemento, ricacciandola nelle viscere della terra; lo stabilimento pare abbandonato. Peccato.

Note fin dall’epoca romana e considerate altamente benefiche erano pure le acque dei Bagni di Cetica, nel Casentino; la leggenda però narra che ottennero la qualifica ufficiale di “miracolose” nell’XI secolo quando i Santi locali Romualdo e Giovanni Guarlberto, senza conoscersi e bevendo fianco a fianco lo stesso giorno da quella stessa fonte, videro apparire fra loro lo spirto di Romolo, un terzo Santo a cui erano entrambi devoti: tutti e tre allora per festeggiare l’incontro, benedirono quelle acque dotandole di magiche virtù.

Effettivamente qualche particolare magia ci deve essere se i bagnanti riescono a sopravvivere all’assideramento o alle broncopolmoniti immergendosi tutt’oggi per ben 3 volte, una per Santo, nelle antichissime vasche di pietra dei “camerini da bagno” colme d’acqua a 7°- 8°, meglio se dopo aver fatto una sudata infernale…

Ma pare che il gelido sacrificio venga compiuto volentieri poiché da sempre si sussurra la certezza che le fonti di Cetica abbiano, tra quelle più genericamente definite “rinvigorenti”, virtù più potenti del Viagra.

Altre acque dalle riconosciute proprietà afrodisiache si trovano anche in alcune terme trentine e altoatesine, come quelle di Merano e di Levico; sempre eccitanti, ma in modo esagerato, pare che invece siano le acque del torrente che scorre nei pressi di Bersone (Trento).

Sono conosciute come “acque spasimose”, e gli abitanti del luogo sconsigliano di berle o di tuffarvici perché la “reazione” potrebbe essere sì, ehm, estremamente esaltante: ma condurrebbe addirittura alla pazzia. Dicono, eh?

Sino a due secoli fa i medici e le mamme desiderose di nipotini le consigliavano alle giovani spose troppo inibite e freddine; e pare che ancora oggi i turisti ne riempiano bottigliette da centellinare poi con somma discrezione a casa propria…

©Mitì Vigliero