Le Ricette di Casa Placida: Bollito Riciclato al Patè d’Olive Verdi

Dopo aver fatto un quantitativo di brodo di carne che bastava per un reggimento (in questi giorni vado a brodo: passatelli, tortellini, minestrina…)  mi sono ritrovata però con un bel pezzo di manzo bollito che non finiva mai.

Ma dato che siamo in periodo di crisi e ho dichiarato una personale lotta agli sprechi anche culinari, mi sono inventata una ricetta che si è rivelata un successone; e stavolta nel libro c’è un foglietto mio.

Ingredienti

Carne lessa avanzata
Due sacchetti di olive verdi snocciolate
Olio di oliva
Un’arancia grande o due piccole
Senape
Brodo (anche di dado, se non ne avete più di carne)

Togliere il più possibile di grasso dalla carne e tagliarla a fette e tocchetti (facile che si sbricioli, va bene lo stesso).
Frullare le olive ben sgocciolate dalla salamoia insieme all’olio d’oliva; deve risultare una cremina densa.
In una padella larga, sistemare le fette di carne, coprirle col patè d’olive.
Appena inizia a sfrigolare, aggiungere una o due mestolate di brodo (a seconda del quantitativo di carne) e un cucchiaino di senape. Mescolare bene.
Quando il brodo sta per consumarsi, aggiungere il succo dell’arancia.
Far cuocere ancora cinque minuti a fuoco alto, assaggiare, aggiustare di sale e servire a tavola ben caldo.

© Mitì Vigliero

Teatro e Appetito: Ricette di Antichi Artisti Ghiottoni

Il rapporto Teatro-Appetito ha origini antiche: nel XVI secolo, quando i cosiddetti “guitti istrioni” insieme ad altri attori peripatetici della Commedia dell’Arte giravano sui Carri di Tespi facendo le piazze” di città e villaggi, era in voga il detto “Essere affamato come un commediante“.

La Fame era infatti la vera Prima Attrice di queste compagnie teatrali e non per nulla l’onnipresente personaggio dello Zanni (il servitore, come Arlecchino Pulcinella) ha come prima caratteristica quella di possedere un appetito formidabile e mai saziato.

Durante le recite, sulle tavole imbandite dei palcoscenici deambulanti facevano bella mostra i polli cartaginesi – bipedi di gesso o cartapesta verniciati di color noce scuro – insieme a biscotti e torte di legno, spaghetti letteralmente fatti di spago e frutta di cera.

Ma in realtà i poveretti mangiavano pochissimo causa pochissimo guadagno; e spesso, se si trovavano in una piazza di campagna, pittosto che in monete preferivano farsi pagare con uova, vino, frutta, formaggio e polli. Veri.

Una paura atavica, quindi, quella del digiuno, anche se Compagnie uscite dall’incubo della “gavetta”, affermate e quindi molto più tranquille dal punto di vista economico, iniziarono presto a far portare in scena vivande vere e appena cucinate in trattorie vicine.

Attrici quali Sarah BernhardtEleonora DuseEmma GramaticaLydia Borelli Dina Galli, giunte all’apogeo del successo, da vere Dive sulla scena si rifiutavano persino di fingere di sorseggiare la classica acqua colorata facente funzione di vino o champagne, ma ne esigevano per contratto bottiglie DOC.

E tanti furono gli artisti ghiottoni passati alla storia anche per aver inventato ricette strepitose.

Ad esempio il celebre attore dell’Ottocento Antonio Papadopoli (Zara 1815 – Verona 1899), che nel 1886 pubblicò un librino di ricette intitolato “Gastronomia sperimentale“, inventò i Gamberi farciti di Prosciutto.

La ricetta era semplicissima. Nutriva a sazietà dei gamberi con pezzetti di San Daniele e appena questi avevano finito di mangiare, li buttava in pentola facendoli bollire in un brodeto di pesce.

Altro ghiottone gourmet fu Gioacchino Rossini che un giorno, nella sua Villa Bazar a Passy, cucinò e servì il Timballo di Maccheroni à la Rossini ad Alexandre Dumas (pure lui gran mangione) il quale lo definì “Un sublime poema culinario“.

La ricetta è davvero una deliziosa sinfonia ipercalorica.

Bollire i maccheroni in brodo di cappone, quindi farcirli uno a uno con un ripieno composto da prosciutto di York, essenza di tartufo del Périgord, carne di cappone e besciamella.

Disporli a strati in una teglia, coprirli di formaggio grana e rigaglie di pollo tritate e rosolate.

Gratinare nel forno, servirli caldissimi e mangiarli, sentendosi tanto adepti dell’Arte della Gola.

© Mitì Vigliero