Placide Segnalazio’

Elenco in progress di cose belle da leggere e guardare

E dici niente, di Cristina

L’equilibrio dei quaranta, di Lo Scorfano

Gli arancini finalmente, del Disagiato

Una visita a Montecristo, di L’Estinto

Le tre notti in bianco, di Malapuella

Per le ragazze, di MrPotts

Amarsi, di Mitia

Vicoli, di Vincio

Aspettando, di Dania Farnese

A strange day, di Un Radiologo

La mer, la poésie, di Andrea Beggi

Nonna, di Il Maestro

Icaro, di Michele

Come acquistare un biglietto ferroviario senza fare code allo sportello della stazione in 31 semplici mosse, di PersonalitàConfusa

Lentilles, di Tinni

Io medesimo, di Baskerville

Calma piatta apparente, di LaSacco

Back to black, di Noeyalin

Rotta verso Vesta, di Amedeo Balbi

Lavati le mani!, di Dario Bressanini

Anteprima Punto Informatico, di Massimo Mantellini

Il lettore che sto diventando, di Sergio Maistrello

Come fare un caffè perfetto con la moka, di Maxmax

Girandosi i pollici, gli acquerelli di Francesca Ferrari

Le foto di Lyonora

– Tutti I Nasoni, di Joshua Damian Held

(Singloids, di PersichettiBros)

Perché si Dice: Essere un Gigione

teatro

Voce tipica del linguaggio teatrale, indicava all’inizio un artista di poco valore, ma di grande arroganzaspocchia.

Deriva dal nome di un personaggio inventato e interpretato da un comico milanese: Edoardo Francavilla (1846-1915).

Gigione (el Gigiun) era un cantante totalmente privo di talento, ma convinto di essere bravissimo e che  dava la colpa del suo scarso successo ad invidie altrui o a misteriosi complotti di nemici.

Tentava di rimediare alla scarsità di voce e allo scarso talento “gigioneggiando“, ossia usando vari artifizi; smorfie, versi, abbigliamento eccentrico, urla, ammiccamenti, gestualità isterica, pose innaturali.

Provava in ogni modo a farsi notare soprattutto dai potenti del suo ambiente, cercando disperatamente di rendersi simpatico adulando chi gli conveniva e trattando sgarbatamente chi pensava non potesse essergli utile.

Ma soprattutto “sgomitava” come un matto pur di mettersi al centro dell’attenzione, finendo sempre in ogni caso per fare figure assolutamente ridicole.

Oggi il termine Gigione pare essere passato di moda; in compenso i Gigioni d’ambo i sessi imperversano ovunque, non solo a Teatro.

 

© Mitì Vigliero

Toccaferro in Pillole – Noce e Noci: Sesso, Streghe e Soldi

Nella Roma del tempo di Catullo le noci, grazie alla loro forma che ricorda anatomici attributi maschili, simboleggiavano virilità e forza proliferatrice (infatti erano dette Jovis glans, le “ghiande di Giove”) ed erano considerate afrodisiache, tanto che durante i banchetti di nozze venivano distribuite come oggi i confetti, da consumare con apposite focaccine: per questo si dice “Pane e noci, mangiare da sposi”.

Nel Medioevo invece, forse per punizione della sensuale nomea, il noce venne ritenuto il pericoloso “albero della notte“, sotto le cui fronde si radunavano spiriti maligni di ogni tipo;  famoso era  il “Noce di Benevento” ove si diceva che la vigilia della festa del Battista (24 giugno) si radunassero tutte le streghe italiane per un Sabba infernale.

E per colpa di quelle cattive compagnie, in Sicilia si pensa che dormire sotto un noce  faccia risvegliare storpi; in Calabria con l’emicrania, nelle Marche con la febbre.

In realtà l’unico pericolo possono essere i fulmini; è un albero talmente bello, alto e maestoso, che spesso purtroppo li attira.

Invece i frutti di questo meraviglioso albero sono sempre di buon augurio: l’unico avvertimento è mangiarne pochi – sono ipernutrienti e possono risultare pesanti – e sempre in numero dispari.

Tre noci mangiate a Capodanno mentre scocca la mezzanotte portano ricchezze; mescolate ad altri cibi infondono coraggio in ogni campo e il liquore ottenuto dai malli, il celeberrimo nocino, avrà virtù magiche solo però se le noci saranno state raccolte tra il 23 e il 24 di giugno, giorni dedicati a San Giovanni.

In Liguria le noci sono simbolo di prosperità e benessere economico tanto che le mance e le gratifiche date a Natale venivano dette “dinâ da nöxe“, denaro della noce

© Mitì Vigliero

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