Per la Serie “Tipi e Tipetti”: il Malizioso

PierArturo è un Tipo Malizioso; trascorrere anche solo un paio d’ore in sua compagnia è un’esperienza spossante che potrebbe mettere a dura prova il vostro sistema nervoso, ma in compenso divertire pazzamente uno psicologo freudiano.

Questo perché  vede doppi sensi licenziosi dappertutto: in qualunque parola, in qualsiasi gesto, in ogni oggetto.

Frasi banalissime quali che buona l’insalata coi finocchi, io preferisco i cetrioli, dammi una banana, a me il salame piace stagionato, guarda che bell’uccellino, non riesco a farlo venire, non vuole uscire, entra per favore, te la dò subito, agitalo bene ecc, scatenano in lui scoppi di risa convulse e imbarazzanti soprattutto per chi, come me, riguardo alla comprensione dei “doppi sensi” è particolarmente tardo.

Difatti ogni volta il Malizioso mi guarda come se fossi scema e mi dice ridacchiando con faccia da schiaffi: “Ma lo sai cosa hai detto?”.

Un giorno ha sghignazzato per mezz’ora alla frase: “Devo comprare un uovo di Pasqua”.
Non ho mai capito il perché delle sue risate, né lui me l’ha mai spiegato.

Certo è che a stare un po’ di tempo con PierArturo si rimane contagiati e si scoprono doppi sensi ovunque: nei pali della luce, nei semafori, nei frullatori, nei banchetti del mercato, nelle tastiere dei computer e nei tombini.

Però, se qualcuno gli racconta una barzelletta inequivocabilmente sconcia, PierArturo diventa improvvisamente serissimo e con offeso tono di accusa dice: “Non l’ho mica capita…”.

© Mitì Vigliero

Della stessa serie:
La Strafiga

L’Acuto 

Per la Serie “Tipi e Tipetti”: L’Acuto

Il cosiddetto Tipo Acuto è un individuo dotato, appunto, di un acume straordinario; la sua vivacità cerebrale è estremamente lampante, soprattutto nelle sue brillantissime constatazioni.

PierPaola è uno di questi esseri, a cui Sherlock Holmes fa un baffo: la incontrate, per esempio, al supermercato mentre spingete un carrello stracolmo di frutta, verdura, detersivi, scatolame vario eccetera.

L’eccelsa vi fissa a lungo con occhio scaltro e all’improvviso vi domanda:
“Fai la spesa?”

Se vi imbattete in lei sulla spiaggia mentre gocciolando acqua salata arrancate verso la vostra sdraio camminando sui durissimi sassi con le eleganti movenze di un orango sovrappeso e tenendo in mano pinne, maschera e boccaglio, siate pur certi che la genialoide, dopo avervi sottoposto ad un’accurata osservazione, vi chiederà:
“Hai fatto il bagno?”

Se sarete sui gradini di una chiesa voi, di bianco vestite, con un velo sul cranio e un mazzolino di fiori d’arancio tra le mani, verrete sicuramente avvicinate dalla perspicace fanciulla che, tutta elegante e regolarmente munita d’invito alla cerimonia, vi porrà la scaltra domanda:
“Ma ti sposi?”

In tutti i casi non avrete mai nulla di intelligente da ribatterle; pensarete in preda al panico che il vostro quoziente intellettivo non sia affatto all’altezza del suo dato che, agli astuti quesiti posti da PierPaola, non si potrà che rispondere un o un no a seconda dei casi, sentendosi inoltre un po’ stupidi nel farlo.

E lei, biecamente fiera della sua sagacia, ogni volta vi chiederà di rimando:
“E perché?”

© Mitì Vigliero

Della stessa serie: La Strafiga

Le Foto delle Vacanze: una tortura di ieri e di oggi

Ma ve le ricordate quelle terribili serate che tutti noi sugli “anta” abbiamo trascorso almeno una volta nella vita?

Di solito cominciava tutto con la telefonata di un amico il quale, appena tornato dalle ferie, ci diceva, garrulo e gentile:

“Domani sera vieni a cena da me insieme a un po’ di amici? Così dopo vi faccio vedere le diapositive dell’Inghilterra“.

Il dopo aveva sempre un che di sadico.

Trasformato il salotto in sala visione, l’ex vacanziero esortava gli ospiti a sedersi su divani e sedie allineate davanti a un enorme e traballante schermo in tela; poi spegneva tutte le luci e si piazzava di fianco al proiettore dicendo:

“Inizia lo spettacolo! Allora.Questa è la Torre di Londra…”
zac compariva sullo schermo la Torre di Londra.
“Questo è il Green Park” e zac appariva la Torre di Londra.
“Questo è Buckingham Palace” e zac saltava fuori la Torre di Londra.

Ciò accadeva perché -ricordate?- i proiettori s’inceppavano spesso e volenteri, mostrando perennemente la stessa diapositiva.

E chi proiettava se ne accorgeva sempre dopo gli ululati del pubblico esasperato dalla diciottesima visione della Torre di Londra perché, secondo me, dopo aver già visto trecento volte le dia delle sue vacanze, non guardava affatto lo schermo ma pensava ai fatti suoi.

E così riaccendeva la luce, trafficava per un’ora col caricatore e il carrellodelle dia, le faceva cadere tutte per terra obbligando gli spettatori a mettersi a gattoni sul pavimento per raccoglierle, le rimetteva in ordine di programmazione, rispegneva la luce e annunciava trionfante:

“Questa è la casa di Shakespeare” che, come tutti sanno, viveva nella Torre di Londra.

Ora le diapositive sono diventate praticamente reperti archeologici; oggi si usano magnfiche fotocamere digitali, con le quali è possibile immortalarecentinaia e centinaia di immagini senza preoccuparsi minimamente della pellicola, oggetto assai rimpianto dagli spettatori forzati di foto delle vacanze, perché aveva uno spazio limitato e prima o poi finiva; oltretutto aveva anche un costo, acquistarla, svilupparla, montarla…

E così uno faceva un po’ attenzione a quello che fotografava, studiava accuratamente inquadrature, esposizione, luce, e soprattutto cercava divagliare con cura  paesaggi e soggetti.

Per lo meno, se uno andava in vacanza in Inghilterra fotografava  Buckingham Palace e Green Park. E la Torre di Londra.
Insomma, fotografava Londra.
Si capiva che era stato a Londra.

Invece ora, in piena bulimia di pixel, spesso si perde ogni senso di spazio e luogo. Oltre che di misura, estetica e buon gusto…

Fateci caso.

Gente che fa le vacanze in luoghi meravigliosi, poi torna, vi telefona e vi dice:

“Domani sera vieni a cena da me insieme a un po’ di amici? Così dopo vi faccio vedere le foto dei Castelli della Loira

Trasformato il salotto in sala visione, l’ex vacanziero esorta gli ospiti a sedersi su divani e sedie allineate davanti a un enorme televisore ;  schiaffa un dvd nel lettore o una chiavetta direttamente nella tv, afferra il telecomando, spegne tutte le luci e dice:

“Inizia lo spettacolo! Allora. Questa è mia moglie che mangia un panino, questo sono io col cappello di paglia, ridicolo vero? Questa invece è la bambina che fa la cacca nel vasino, che tenera. Questa è un’amica che si lima le unghie, questo è suo marito che si allaccia le scarpe, questo è il mio nuovo IPhone,  questa è mia moglie che si depila le ascelle, questa è la macedonia che mangiavo sempre a colazione, questo è il cruscotto dell’auto, questa è la custodia della fotocamera del mio amico, questa è l’ombra della tetta destra di mia moglie, questo sono io che faccio pipì in una piazzola dell’autostrada, questa è l’acqua della piscina dell’albergo, questo è l’alluce sinistro di mia moglie, bello smalto vero?, questo il gelato che mangiava sempre mia figlia, questi sono gli occhi di mia moglie, qui si è fotografata riflessa di profilo nel bagno dell’autogrill, questo è il mio sandalo destro, questo il mio ginocchio sinistro …”

Millecinquecento.

Millecinquecento fotografie scattate a mitraglia durante una vacanza organizzata per visitare i Castelli della Loira, e non vedrete una maledetta immagine di castello manco a pagarla.

Il che, come diceva lui, è bello e istruttivo.

© Mitì Vigliero