Il Dittatore Distratto

Ioànnis Metaxàs nacque a Itaca nel 1871 e morì ad Atene nel 1941.

La storia ci racconta che fu un generale e uomo di stato greco, Presidente del Consiglio e instauratore di un regime totalitario.

Ma la storia si dimentica di dire che Metaxàs fu un uomo assolutamente distratto.

Nel 1938 si recò ad ispezionare una base aereonautica nel Mediterraneo e fu invitato dal Comandante della base a provare con lui un nuovo idrovolante.

“Lo piloterò io stesso”, disse fiero Metaxàs.
Tutto andò bene fino a quando, al ritorno, il Comandante si accorse che l’apparecchio stava per atterrare in aeroporto.

“Mi scusi, Generale -disse- “Forse sarebbe meglio tornare sul mare: questo è un idrovolante…”
“Ma certo, chissà a cosa pensavo!”, ribatté Metaxàs.
Così invertì la rotta e ammarò in modo perfetto, posandosi dolcemente sulle onde.

Spento il motore dell’idrovolante, il Dittatore si rivolse al Comandante:
“Grazie, amico mio, per il tatto con cui avete richiamato la mia attenzione sull’assurdo errore che stavo per fare…”

Così dicendo si alzò, aprì di scatto lo sportello, salutò militarmente il Comandante…e saltò in acqua.

Storia d’Amore e Farmaci

Il mio amico Eleuterio era molto nervoso, perciò prendeva ogni giorno una compressa di Stacàlm prima dei pasti e due prima di dormire.

Conobbe Violetta in farmacia: anche lei stava acquistando lo stesso tranquillante.

Si innamorarono.
Dopo poco Eleuterio diminuì la dose a una sola pillola e anche Violetta ne prendeva solo mezza.

Presto passarono ai ricostituenti: due Forzadài ingoiati col caffé la mattina, mentre lui si vantava soddisfatto col suo medico di non aver più bisogno delle ricette di Stasù.

Andarono a trascorrere un romantico Capodanno a Medicina (Bologna), dove Eleuterio aveva la vecchia casa di famiglia; ma causa un guasto al riscaldamento, si presero un raffreddore mostruoso.

Tornati in città, si misero a letto rimpinzandosi di Vialatòss (una bustina prima di dormire), Scappafebbr (due pastiglie dopo pranzo) e Muconò (venti gocce al dì).

Ogni sabato e domenica sera uscivano a cena; a Eleuterio venne l’ulcera, che curava col Bualpancìn, tre cucchiai prima dei pasti, e Violetta cominciò a ingrassare: per questo sostituì la pastasciutta con un bicchierone di Sciogliciccia.

A maggio annunciarono il loro fidanzamento: Eleuterio le donò un anello a forma di serpente (”E’ il simbolo di Ippocrate il medico”) e Violetta gli regalò un orologio-sveglia (”Per ricordarti di prendere il Dormibén “).

Dovevano sposarsi il 18 giugno, ma il 10 lei ebbe una violenta discussione con la futura suocera che criticò la sua decisione di usare come bomboniere dei deliziosi enteroclismi in miniatura.

Lo scatto di rabbia le causò una crisi di fegato e uno sfogo di orticaria gigante: per questo dovette curarsi col Lavaèpa e lo Sciogliboll .

E il giorno prima del matrimonio, Violetta sparì.

Eleuterio ricevette una lettera, in cui la sua ex fidanzata scriveva:
-”Tra noi è tutto finito: scappo col farmacista”.

Da quel giorno Eleuterio va avanti a Nodeprès, ma non credo gli dia alcun sollievo.

© Mitì Vigliero

Per la Serie “Tipi e Tipetti”: Ludovico lo Sportivo.

Il mio amico Ludovico è un patito degli sport.

Ogni anno, da anni, si dedica ad una disciplina diversa, dilapidando ogni volta un capitale in attrezzi, abbigliamento, corsi e iscrizioni ad associazioni sportive.

Ci fu il periodo del golf, durante il quale Ludovico non parlava d’altro che di teeing-ground, di putting-green, di formula-Medale (“Càppero c’entra un dentrificio?” si domandò la prima volta) e ogni mattina, mentre si faceva la barba, canticchiava come una filastrocca i nomi dei bastoni: “Driver bassie spoon baffy trallallèrò, driving-iron mid-iron mid-mashie trallallà“.

Si alzava all’alba, raggiungendo il campo più vicino e trascinandosi dietro quella martire di sua moglie, Teresa, perché gli facesse da caddy.
Attraversavano i sei chilometri di percorso sfidando tutte le condizioni atmosferiche, sguazzanti nel fango o martellati dal sole. Teresa, annoiatissima, ingannava il tempo contando i piccoli incavi sulla superficie delle palle: 245, circa.
Se gli altri giocatori, per regola, conservavano nella sacca 14 mazze, Ludovico il previdente ne voleva 28 e faceva impazzire Teresa richiedendole all’improvviso cose tipo “Il club-niblik!”, che la sventurata all’inizio credeva fosse una sessione distaccata delle Giovani Marmotte.

Dopo trecentosessantaquattro giorni trascorsi sul verde prato e dopo aver colpito Teresa con una palla scagliata a centottanta chilometri all’ora, mentre stavano per questo trascorrendo la notte di San Silvestro in una corsia di ospedale, Ludovico disse a sua moglie:

“Hai ragione. Il golf non è poi così divertente. Mi darò al tiro con l’arco

Comprò un set completo di archi, frecce e faretre; lottò come un disperato con archi lunghi metri 2,60, dai quali si scagliava al posto della freccia, quando non si trovava la corda di budello avvolta attorno al collo.
Teresa, paziente e memore della palla da golf, gli stava alle spalle come un angelo custode, sino a quando un giorno venne trafitta alla caviglia da una freccia che Ludovico era riuscito, non si sa come, a lanciare all’indietro.
Mentre l’accompagnava al Pronto Soccorso, il novello Robin Hood le annunciò:

“L’arco è noioso e poi tu sei negata, riesci sempre a farti male. Da domani ci dedicheremo allo sci di fondo

Dopo aver acquistato sci, racchette, scarpette, guanti e tute, Ludovico e Teresa iniziarono ad arrancare per chilometri di piste di 1200 metri di dislivello, a 45° sotto lo zero sino a quando un pomeriggio, a Limone Piemonte, Teresa si mise a dialogare con le renne di Babbo Natale, invitandole per il tè.

“Va bene, ho capito” disse Ludovico “Basta con il fondo: faremo dello sci kioring.”

Lo sci kioring consiste nel farsi trainare sulla neve con gli sci da un cavallo montato da un cavaliere e lanciato al galoppo.
Teresa approvò l’idea, ma a una condizione:
“Però sul cavallo ci vado io”.
Difatti saltava sul destriero e lo lanciava a pazza velocità, incurante degli ululati belluiti emessi dal marito che sciava sulla pancia, sul sedere, sul naso, sulla schiena, sulla fronte, insomma ovunque tranne che in piedi sugli sci.

“Lo sci kioring non è un granché” sbottò Ludovico “Però ho imparato ad amare i cavalli. per questo ho deciso di darmi all’equitazione

Acquistò una giacca inglese, un cap, degli stivali, una sella da concorso, redini, martingala, pettorali, testiera, staffali, para glomi, fasce protettive e stinchiere. Tentò immediatamente di indossare queste ultime appena arrivato al circolo ippico, mettendo in grave imbarazzo Teresa che gli spiegò pazientemente che erano da mettere al cavallo e non al cavaliere.

Il cavallo lo comprò su un sito chiamato www.nomadinfuga.hu.

Era un destriero di anni 22 e si chiamava Sofà, nome particolarmente adatto ad un equino che preferiva trascorrere i suoi giorni stando seduto come un barboncino.
Tentò di insegnarli, e di imparare, il passo normale, il passo ambio, il trotto lungo e corto, i vari tipi di caloppo. Durante un’ora di lezione Ludovico cadeva in media sei volte; ma finiva a terra in maniera non traumatica perché Sofà, ogni dieci minuti esatti, si sentiva stanco e si sedeva, facendo scivolare dolcemente all’indietro il suo cavaliere.

Trascorsi sette mesi, il direttore della scuola di equitazione offrì a Ludovico un lauto stipendio affinché diventasse il G.O. ufficiale dei soci del circolo, che si divertivano come pazzi ad assistere alle sue lezioni.
Ma Ludovico rifiutò dicendo:

“L’ippica, in fondo, è uno sport troppo sedentario. Ultimamente ho passato notti insonni a seguire l’America’s Cup: ora so che la mia strada è la vela.”

Dopo aver saccheggiato un intero negozio della Marina Yachting, si iscrisse con Teresa ad una scuola velica.

Tra fiocchi, bompresso, trinchetto, stralli, rande, controrande e boma, trascorsero mesi allucinanti e litigiosi perché Teresa si scandalizzava molto quando le ordinavano gridando di cazzare la vela, e si ostinava a chiamare valzerone il tangone replicando seccata a chi la riprendeva: “Bé? Sempre grosso ballo è”.
La passione velica svanì alla prima bomata che, colpendo Ludovico in piena fronte, lo scaraventò in mare un 14 di gennaio.

Scampato alla broncopolmonite, Ludovico proclamò:
“Meglio il tennis“.

Si fornì di braghette e magliette rigorosamente firmate; e poi racchette, palle, fascette antisudore, polsiere…Ma questa volta non volle portarsi dietro Teresa, perché molti anni prima era stata campionessa juniores.
Preferiva quindi allenarsi con la macchina lanciapalle, che regolava alla velocità minima.
Ma un giorno un fulmine colpì la centrale elettrica del tennis club e la macchina impazzì. Impiegarono tre ore a ritrovare Ludovico seppellito da una montagna di Dunlop gialle fosforescenti.

Dopo il tennis vi fu la mania per lo squash, la pelota, il ping-pong. Un breve amore per il trekking, una cotta per il deltaplano, un colpo di fulmine per la savate. Qualche lieve sbandata per snorkeling, canyoinig e running. Un passeggero interesse per il tiro a segno, il baseball e l’aikido.

Un giorno venni a sapere che si era dato alle corse automobilistiche e, questa volta seriamente preoccupata, decisi di parlargli. 
Lo trovai spaparanzato sul divano in salotto, mentre sfidava Teresa alla F1 2010.

©Mitì Vigliero

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