Placida Nova

Stamane, mentre  dalle 7,30 ero alle prese col trasloco n° 7 e 2 addetti alla rumenta differenziata che disintegravano a martellate i mobili della cucina e un paio di vecchi armadi stagionali e 2 idraulici + 2 muratori che sfasciavano il bagno della casa di mamma causa improvviso guasto condominiale (“Se non le spiace spacchiamo qui, tanto il nuovo proprietario butterà tutto all’aria…”) e 1 Direttrice dei lavori di ristrutturazione (di chi e cosa mica ho ancora capito, ma non indago) + 1 vicina ottuagenaria che mi conosce da 30 anni e non faceva che vagolare per le stanze vuote declamando “Ma che tristezza tutto questo vuoto, ma perché non ci sei venuta a vivere tu, ma come mi dispiace che non ci sia più nessuno di voi, ma dove li hai messi tutti i mobili, ecc ecc ecc), stamattina dicevo mi ha telefonato Enrica per dirmi che sull’inserto del 24 Ore di oggi, Nova, c’era un articolo che mi citava.

E l’articolo è bello; e che sia bello non mi stupisce, visto che l’ha scritto Luca De Biase (che bacio).

Racconta di “giochi” piccini e lievi, quelli “da spiaggia” da fare “in compilazione collettiva” fra amici; e cita il test del Quanto sei rimasto bambino, quello che abbiamo fatto insieme pochi giorni fa.

Luca scrive:
“Non c’è ovviamente nulla di infantile nel fenomeno storicamente fondamentale dell’homo ludens (il link è mio, NdPlà) studiato pioneristicamente da Johan Huizinga. Anzi. Il gioco è, per Huizinga, un vero e proprio generatore di cultura.”

Ed è proprio per questo che qui spesso io “gioco” con voi; perché ascoltare ciò che vedete nelle nuvole, o le vostre spiegazioni di un’immagine, o i vostri sogni, le vostre fantasie, altro non è che un arricchimento collettivo di sensibilità, sorriso e poesia

Lo dico sempre che la parte più bella dei post di questo blog è nei commenti; per questo motivo spesso li riporto nel testo principale: sono preziosi.

E sono felice, perché non è mica da tutti avere dei lettori speciali come voi, di cui sono estremamente fiera

Osservazioni bucoliche e ornitologiche

Nei commenti qui sotto mi chiedete se, visto che sto facendo un trasloco, io vada a vivere a Roma.
La risposta è no; vicino a Roma, in un ridente paesino campestre, c’è la casa del ‘me maju (marito, per i foresti): casa che usiamo solo come rilassante luogo di villeggiatura. Rilassante anche perché qui non funzionano i cellulari, la connessione del pc va a pedali e quindi si è completamente tagliati fuori dal mondo.

Essa casa si trova non nel ridente paesino, comoda quindi per negozi e vita quotidiana, ma  adagiata in mezzo ad ubertosi campi dove corrono liberi cavalli e pascolano pecore e mucche; ergo, nell’aere puro volano miriadi di vespe, mosche, tafani, calabroni, zanzare, tutte bestiacce schifose le quali, essendo io gravemente allergica alle loro pizzicate, attentano in ogni momento alla mia vita.
Nella casa immersa nel verde ci sono anche i ragni; qualcuno dice che portan fortuna, ma a me rovinano solo la cena .

Per rendere più poetica et ecologica la vita in una casa di campagna, i Numi della Bucolicità favoriscono l’uso di candele e lampade a petrolio; infatti manca la luce elettrica in continuazione, possibilmente quando mi trovo carica di masserizie a metà della pericolosissima scala a chiocciola che unisce i 3 piani della suddetta casa, o quando la lavatrice è a metà programma.
I motivi per cui manca sono i più fantasiosi:
– C’è un temporale (in questi giorni ci sono 36° e di fulmini manco l’ombra)
– Il cognato che abita a fianco sta innaffiando il giardino (e quindi la pompa dell’acqua fa saltare la luce)
– L’innaffiatura del giardino unita all’apertura del cancello elettrico (pompa + motorino) crea le tenebre
– I pannelli solari (che copron metà casa) sono invidiosi dei pali della luce che funzionano meglio di loro, e quindi creano sabotaggi.
– I Numi della Bucolicità amano il buio.

Anche l’acqua corrente vive in piena anarchia, scomparendo all’improvviso possibilmente quando sono sotto la doccia, coperta di bagno schiuma e shampoo e sto per risciacquarmi.
I motivi per cui latita sono da ricercarsi in:
– Il cognato che sta annaffiando i campi.
– La lavatrice che centrifuga.
– La pompa del pozzo che è entrata in sciopero.
– I Numi della Bucolicità che prediligon gli umani sporchi e spuzzolenti come capre.

Di notte invece si dorme bene, nel silenzio più assoluto; e andando in questi giorni a nanna intorno all’una di notte (i mobili si spostano e svuotano meglio col fresco della sera), una spererebbe di poter riposare le stanche membra almeno sino alle 9 del mattino.

E invece alle 5, con la prima luce dell’Aurora, attacca il gallo.
Gallo che avrebbe bisogno di qualche lezione di canto.
Infatti parte deciso con in CHICCHIRIC perfetto, m ogni volta termina con una sorta di rantolo impressionante; il risultato è un potentissimo CHICCHIRICGREEEEAAAARGH ripetuto almeno una ventina di volte, perché è un gallo ligio al dovere e vuole esercitarsi sino a quando non impara.

Il suo verso dà il là a tutta la fauna pennuta dei dintorni, che si risveglia trulla e inizia a cinguettare.
Oddio, cinguettare…A Genova gli uccelli fanno cip cip, e i pappagalli una sorta di ghegheghé .

Qui, dove la specie ornitologica è infinita (è un parco naturale: ci sono rondini, tortore, colombe, cornacchie, upupe, picchi, gruccioni, merli, falchetti, pettirossi ecc), e dormendo noi con le finestre aperte causa la temperatura amazzonica di questi giorni, scopriamo ogni mattina “cinguettamenti” che hanno ben poco di naturale e di cui ignoriamo l’uccello di provenienza.

Ad esempio.
Alle 5,01 una probabile ventina di bipedi pennuti emettono un fortissimo suono identico a quello di un cacciavite picchiato ritmicamente su una tazza di porcellana: DING DING DING DING…
Subito dopo, altri iniziano a fare l’identico verso di una bottiglia d’acqua gasata col tappo chiuso male: GGGGSSSSHHHHGGGGSSSSSSHHHHH…
Poi ci sono quelli che si credono mitragliatrici: TARA’TARA’TARA’…
Quelli d’origine partenopea: UE’UE’UE’UE’ (ogni volta m’aspetto un “guaglio’!” subito dopo, o l’attacco d’una tarantella), e quelli che vorrebbero essere serpenti: SSSSSSSSSSSSSSSH, SSSSSSSSSSSSSSSSSSH…

Va bé. Dopo avervi dimostrato che sono ancora (più o meno) viva, vi mando un bacio al galòp e torno a camallare, canticchiando Viva la campagna.

 

Giornate un po’ così

Càpitano, inevitabilmente.
Come quella di oggi, in cui si sommano problemi e ricordi.
Sarebbe stato il suo compleanno, oggi.
E immersa come sono in quella casa, lo sento ancora di più.
E’ inutile: passano gli anni, ma il vuoto c’è sempre.
Qualche volta è nascosto, sopito, tranquillo.
Ma poi basta appunto una foto, un oggetto, una data, e ci si riprecipita dentro.
E oggi avrò anche un impegno difficile, che affronto ogni volta con poca serenità.
Càpitano inevitabilmente giornate un po’ così; con meno emotività, fifa, memoria, stanchezza, galòp, ansie, pensieri, si vivrebbero meglio.
Lo so.
Però càpitano.
E basta.
Tesorimiei, oggi vi chiedo solo, per favore, pensieri positivi.
E passerà anche ‘sta nuttata.
Come sempre.