Ritorni e Raccomandazioni

Non sono una che si prende troppa cura della sua salute, ma ci sono un paio di visite mediche annuali che da anni e anni faccio regolarmente; tra queste, la visita dal ginecologo e quella dal radiologo per la mammografia unita all’ecografia del seno: meglio farle abbinate, sempre, sia che si abbia più di una 3^ di taglia di reggiseno sia un seno piccino piccino.

Una prevenzione che ho sempre preso molto sul serio, anche perché quel tipo di cancro è comune nelle donne della mia famiglia; mia nonna e mia mamma ne sono state colpite.

E nell’ultima mia visita di quest’anno, fatta il 31 agosto, per la prima volta dopo anni mi è stato trovato un nodulo sospetto.

Il 4 settembre han fatto l’agoaspirato, ed è risultato un C3 avanzato, cellule strane e dubbie, insomma da eliminare subito per poter avere la certezza della sua natura con un esame istologico durante l’intervento e un altro direttamente su di lui, una volta tolto.

Ho vissuto un galòp delirante di analisi-esami-visite; il 16 ricoverata in clinica, al pomeriggio mi hanno operata.

A parte il terrore folle di dover forse rivivere quello che aveva vissuto mia madre, che per aver ignorato la prevenzione purtroppo oggi non c’è più, ero nel panico più nero per l’operazione.
In tutta la mia vita non ero mai stata operata, mai fatto un’anestesia totale, mai un bisturi sulla pelle, mai.

Sono uscita oggi dalla clinica; fasciata e strizzata in un corpetto strettissimo, con le gambe ancora tremolanti per la “dormia”, la raccomandazione di non muovere il braccio sinistro – non stancarmi – non sollevare pesi – prendermela calma, e l’anima estremamente leggera perché l’esame istologico ha refertato che quel coso è stato tolto in tempo, proprio subito prima che potesse far danni.

Voi sapete che non vi faccio mai prediche e raccomandazioni, però stavolta sì, lo voglio e lo devo fare.

Amiche mie, vi prego: se avete o avete avuto nella parte materna della vostra famiglia nonne, zie, sorelle, mamme colpite da tumore al seno, fate la mammografia e l’ecografia.
Se avete meno di 30 anni, fate almeno l’ecografia.
Se siete particolarmente morbide e burrose, fate la mammografia e l’ecografia.
Se avete superato i 40 anni, fate la mammografia e l’ecografia.
Se siete nella cosiddetta “pre menopausa”, fate la mammografia e l’ecografia.

Una volta all’anno, fatele.
Fatele tramite  asl o fatele privatamente: io ho pagato una mammo e una eco fatte privatamente 180 euro.
Provate a pensare in cosa noi donne di solito investiamo 180 euro senza tanti pensieri; un paio di scarpe? una borsa? un completino sexy reggiseno mutandine? 2 o 3 sedute dal parrucchiere/estetista?

Bon, basta prediche; anche perché sto scrivendo con una mano sola e fra un po’ piombo addormentata sulla tastiera: da oggi sono ufficialmente in convalescenza, e devo recuperare il sonno perduto e cancellare ogni stress vissuto.

Grazie a tutti voi, che mi siete stati vicini in questi miei giorni di assenza.
Grazie per i vostri pensieri positivi, grazie per il vostro affetto.
Risponderò piano piano alle vostre lettere private, ai messaggi, alle telefonate.

Benritrovati, Tesorimiei.
Vi voglio un mondo di bene

Mitì

Il Vero Capodanno

Vi ricordate, vero, che oggi a mezzanotte sarà
il Vero Capodanno?

E anche questa volta vi chiedo:

 Si è realizzato qualcosa di quello
che
desideravate un anno fa?

E per questo Nuovo Anno,
cosa volete/progettate/sognate?

 

Di Catrài, Amici e Menestrùn

Oggi ho preparato il rancio per due Tesorimiei carissimi che non vedevo da una vita, accompagnati da una Tesoramia altrettanto carissima che vedo un po’ di più, ma mai abbastanza.

E visto che i primi due per motivi politici ;-) da giorni vivono giù al Porto nutrendosi esclusivamente di fritti, mi sono immedesimata negli ormai scomparsi Catrài, natanti ristoratori proprietari di curiose trattorie galleggianti sistemate su gozzi o piccole chiatte che, sino ai primi anni del Novecento, si avvicinavano ai bastimenti ormeggiati alle banchine e distruibuivano alle ciurme fumanti xiàtte (piatti fondi) colme di minestrone profumato che veniva assai apprezzato dai marinai che allora, durante le lunghissime navigazioni, non avevano possibilità di mangiare verdure fresche, con conseguenti gravi malattie come lo scorbuto. (Fortunatamente Diego e Antonio grazie alle cibarie della festa democratica annata 2009, rischiano solo un po’ di fegato ingrossato e bon)

Ovviamente, vista la stagione, il mio minestrone alla genovese, o menestron (pron. u menestrùn) quello col pesto, tanto pesto, era rigorosamente tiepidino- quasi freddo.

Come si fa il minestrone alla genovese?

Non ne esiste una ricetta precisa, ciascuna famiglia ha il “suo” menestrùn fatto con  verdure che variano da stagione a stagione.

Nel mio oggi ci stavano: fagiolini, cavolo cappuccio, piselli, bietole, cipolle, fagioli, zucchine.

Le ho fatte cuocere ieri sera (veramente era notte, h. 1,30, ma come sapete io sono un gufo) con poca poca acqua nella pentola a pressione per una ventina di minuti scarsi dal sibilo. Poi ho spento e le ho lasciate lì.

Stamattina le ho frullate col coso ad immersione facendone una bella crema spessa, che ho messo in una zuppiera.

Poco prima che gli ospiti arrivassero ho fatto bollire 250 gr di ditaloni in un brodo vegetale; una volta cotti, li ho ben scolati e spruzzati d’olio bono.

Ho unito alla crema una tazzona di pesto fatto solo di basilico, grana ed aglio (niente pinoli se mettete il pesto nel minestrone, potrebber poi dare un saporino acido non gradevolissimo): niente olio, era pesto secco, all’antica, e ho mescolato accuratamente.

Alla fine ho uniti i ditaloni ormai a temperatura ambiente, mescolato e, alè, a tavola.
Poi ciascuno ha unito olio crudo e grana grattugiato a suo piacimento.

Mi pare sia stato apprezzato ;-)

menestrun