Il Pac dell’Umorista: Riflessioni Di Una Che Di Solito Riesce A Far Sorridere

Guardo i Datteri ricevuti in premio e conservati nella biblioteca dell’avìta magione insieme agli altri riconoscimenti della mia ormai lunga carriera di scrittora. E rifletto.

Tutti pensano che un Umorista sia colui (o colei) che ride sempre su tutto; sereno, allegro, cuorcontento, gioviale, sprizza ottimismo da tutti i pori.

Storie.

L’Umorista  è invece un signore (o una signora) di temperamento riflessivo, tendenzialmente malinconico, diciamo pure un po’ depresso.

E’ quello, o quella, che parla poco e osserva tanto: guarda gli altri, come se stesse affacciato a una finestra.
Adocchia, guata, annota e pensa.
Vede tante cose: gioie, dolori, amori, odi, simpatie, antipatie, crudeltà, gentilezze, indifferenze, coinvolgimenti, furbizie e ingenuità.
E intanto pensa.
L’Umorista, stando alla finestra, non commenta mai neanche fra sé il comportamento altrui.

Si limita ad archiviarlo nella memoria.

E dopo che ha osservato, annotato, memorizzato e pensato, gli scatta all’improvviso nel cervello un piccolo congegno, un aggeggino, un affarino minuscolo, piccino così, invisibile persino agli occhi degli scienziati.

E’ come la miccia d’un petardino: s’accende di colpo, fa pac – non bum o sbang; solo un tenue pac– e scatena una scintillina la quale, entrando nel pensiero che l’Umorista ha in quel momento, ne illumina il lato divertente.

Per questo non devono stupirsi quelle persone che, parlando ad esempio coi miei famigliari, dicono “Deve essere divertente vivere con un’umorista: è sempre allegra!”, ottengono in risposta uno scoppio di risate sarcastiche: “Allegra lei?”.

Difatti io, nonostante i miei “libri da ridere“, non sono allegra e ottimista, anzi, tendo al melodrammatico, non vedo mai il mondo tinto di rosa.

Sono pessimista, soprattutto nelle cose che riguardano me; preferisco esserlo, forse per scaramanzia.

In me c’è un po’ di Eleonora Duse, amo il viola, i cori gregoriani, però…Però, ringraziando il Cielo, posseggo una valvola di salvezza: il pac, prepotente settimo senso che permette di vedere anche nelle situazioni più disastrate, il lato buffo se non ridicolo.

Insomma, il pac altro non è che il Senso dell’Umorismo.

Saper cogliere l’ironia degli accadimenti anche più drammatici e tristi è importante, perché permette di ridimensionarli.

Può darsi che in questa vita non ci sia quasi mai nulla da ridere; ma dato che è l’unica che abbiamo, credo sia giusto affrontarla sorridendo. Quando si può. Ma sempre nonostante.

© Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

5 Replies to “Il Pac dell’Umorista: Riflessioni Di Una Che Di Solito Riesce A Far Sorridere”

  1. Mi permetto di dissentire, pur non essendo un umorista noto e pubblico (nel senso di non scrivo libri ne faccio spettacoli) nel mio piccolo umorista lo sono. Forse perchè costretto dalla vita stessa a riderci sopra, per tirare avanti. Eppure di fondo io sono un inguaribile ottimista. Ad esempio sono convintissimo che oggi sia un giorno migliore di domani ;)

    Con affetto e stima
    Carlos

  2. un “pac” provvidenziale che aiuta a sdrammatizzare, vero… capita anche a me ma, in certi casi, proprio non riesco a sentirlo…
    Un abbraccio

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