Quando Un’Immagine Vale Più di Mille Parole: E’ Lunedì (e sarà una settimana d’Inferno)

Periodo difficile, con galòp stritolante.

Ma passerà anche questo…

Ciao Tesorimiei, voi fate i bravi.

Bacio e a presto

Mitì

 

Perché si Dice: Avere le Paturnie

E’ un modo di dire usato come sinonimo di aver la luna per traverso, essere ansiosiintolleranti, nervosi e anche un po’ sul triste-malinconico-agitato andante, di solito senza un motivo preciso.
Paturnie” deriva da “patire (pati, in latino) le saturnie”, le influenze di Saturno.
Questo povero pianeta ha sempre avuto una fama negativa, sin dall’antichità.
Veniva guardato con diffidenza da saggi e popolani, e le vecchie superstizioni lo consideravano colpevole di disastri naturali, sbalzi d’umore, depressioni, scatti di follia,  pericoli improvvisi, eccessi comportamentali ( nei Saturnali latini si scatenavano orge e baccanali, che non sempre avevano un lieto fine).
Un antipatico piantagrane, insomma.
Ma fondamentalmente innocuo.
Altri modi di dire, dialettali e non, che hanno più o meno lo stesso significato sono:
-Mi gira il chiccherone (Lazio)
-Avere il berrettìn inverso (Liguria, berrettin è la versione edulcorata di qualcos’altro..;-)
-Avere l’uovo storto (Sicilia)
-Tengo la susta; Ho i picci; Sto piccioso (Puglia)
-Sono incocciato; Sono inculìto (Toscana)

 

Una Storia Profumata: Come Nacque l’Acqua di Colonia

(*)

Nel 1666 nacque a Crana, in Valle Vigezzo, Giovanni Paolo Feminis il quale, ancora ragazzino, emigrò in Germania per far fortuna come commerciante.

Giunto a Colonia aprì una distilleria-erboristeria specializzata nella vendita dei profumi, soprattutto dell’ “Aqua mirabilis“, un’acqua profumata medicamentosa a base d’alcol e basata su un’antichissima ricetta conventuale, creata cioé nei conventi da frati erboristi, di cui il Fermis era venuto in possesso.

Una trentina d’ anni dopo un suo cugino, Giovanni Maria Farina, sempre vigezzino , partì dal paese natio Santa Maria Maggiore per recarsi pure lui a Colonia per dirigere di una ditta di spedizioni; giunto lì si occupò anche della ditta del Feminis, lanciando l’Acqua mirabilis col marchio di “Eau admirabile de Cologne“, rilevando l’antica casa produttrice e fondando la “Johann Maria Farina Gegenuber dem Julichs – Plaz“.

Nel 1806 infine, un altro Giovanni Maria Farina, nipote del primo, stavolta partì da Colonia per trasferirsi a Parigi: qui, con una sua nuova società, divulgò alla grande il profumo, chiamandolo “Eau de Cologne Jean Marie Farina“.

Da allora, grazie alle bottigliette dalla forma decisamente “napoleonica” e chiuse da un minuscolo tappo (le stesse tutt’ora in commercio) e contrassegnate dal numero 4711 (numero civico del negozio storico sito in Glockengasse, Colonia) l’Acqua di Colonia divenne l’odore ufficiale di cortigiani e sovrani di tutta Europa e fondendosi in seguito alla celeberrima casa Roger et Gallet, che sancì per sempre l’enorme fortuna del prodotto.

Dalle sue origini al periodo napoleonico, l’Acqua di Colonia ebbe molto successo perché considerata e pubblicizzata anche come un medicinale portentoso, capace di curare e preservare da ogni malattia, peste compresa.

In realtà, essendo a base d’alcol, le sue qualità potevano essere solo quelle di disinfettante della pelle; si trattava di periodi storici in cui l’igiene personale era considerata più o meno un optional e, quindi, l’Aqua mirabilis faceva in fondo e semplicemente le veci dell’acqua normale.

Nel 1810 però Napoleone Bonaparte, visto l’immensa diffusione che prodotto e la diffusa falsa credenza che si trattasse di una panacea, emanò un severo decreto imperiale in cui si proibiva di pubblicizzarla come farmaco, a meno che i produttori non ne rendessero pubblica la formula.

E visto che già allora erano già in moltissimi quelli che, ovunque in Europa, si erano messi a fabbricare decine e decine di ”vere e originali” acque di Colonia, piuttosto che svelare formule del tutto diverse si preferì da allora evitare di citarne le terapeutiche virtù.

In realtà quasi tutte le acque di colonia classiche tutt’ora esistenti sono costituite prevalentemente da essenze di agrumi (bergamotto, limone, arancio dolce e amaro), unite a varie altre erbe aromatiche quali rosmarino, timo, lavanda, citronella e melissa.

Ma della prima, originale ricetta, quella scritta sull’antica pergamena conventuale usata dall’emigrante vigezzino Fermis, purtroppo non se ne è mai più trovata traccia.

© Mitì Vigliero