Gli Alberi della Rete: Come Festeggiare insieme il Natale fra Blog e Social Network

Ricordate quando festeggiammo insieme i nostri gatti , con tutte le loro fotografie?

Ora festeggiamo insieme il Natale, con tutti gli alberi e le decorazioni che in questi giorni sono nelle nostre case. 

Come “testi” ho scelto articoli, video, poesie, musiche, aforismi, cose da ridere e cose da magone, nel perfetto stile Blog&Social Network dove convivono tranquillamente battute feroci e frasi dolcissime, canzoni buffe e componimenti sacri.

E questi alberi, queste decorazioni sono tutte magnifiche perché “vere”, calde, spontanee e speciali come tutti voi.

Perché qui non c’è nulla di “virtuale”: solo concretissimi  Simpatia, Amicizia e Affetto.

***

 

Sussex Carol 

(Claudiappì)

Se il Natale non esistesse già, l’uomo dovrebbe inventarlo. Ci deve essere almeno un giorno all’anno a ricordarci
che stiamo su questa terra per qualcos’altro oltre che per la nostra generale ostinazione
(Eric Sevareid)

(Kumiko-Chan)

The Huron Carol 1643 ♪

(Livefast e Ilenia)

Qui, Quo e Qua: Missione Natale parte 1
Qui, Quo e Qua: Missione Natale parte 2 

 

(Novecento)

Buon Natale a tutto il mondo – Domenico Modugno (1960) ♪

(Neuromancer)

(Martag)

Alda Merini: Il mio Presepe privato

(Availableinblue)

LA NOTTE SANTA

 – Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei. 

Il campanile scocca
lentamente le sei. 

(Guido Gozzano, qui)

(Giulia Devani)

(H’anna Panofsky)

Hark! The Herald Angels Sing – Amy Grant ♪

(Lorenzo)

Il Natale è il giorno che tiene unito il tempo intero.
(Alexander Smith)

(mcalamelli)

Cherry Tree Carol – Sting  ♪

(Massimo Ghetti)

(Davide TheSgrash)

White Christmas-Joshua Held ♪

(PlacidaSignora)

(Maura sindromedisnoopy)

(Rosalba)

(Ventotagliente)

Da Nadal un fredo coral , da la Vecia  un fredo che se crepa
(Proverbio Veneto)

(Vera Gheno)

The Christmas Song – Piero Tonin ♪

(HoldMe)

“S‘io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale in ogni casa,
in ogni appartamento dalle piastrelle del pavimento …

(Gianni Rodari)

(FarmaciaSerraGe)

NATALE DE GUERRA

Ammalappena che s’è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s’è guardato intorno.
– Che freddo, mamma mia! Chi m’aripara?
Che freddo, mamma mia! Chi m’ariscalla?

(Trilussa)

(Annie)

Disney’s Christmas Songs ♪

(L’Albero di Franzen l’ha fatto Lorenzo)

(MaxKava e il suo Patato)

Ninna Nanna piccoletta – Renato Rascel 

(Cogitabondo)

Quanno nascette Ninno -1816  ♪

(Massimo Mantellini)

(Delu)

(Alessandro Marzi)

(Mitì)

(Micia&Spad

(Spora)

Lui è un brav’uomo. Pensa che ogni Natale va giù al canile, salva un gatto e un topo
e li regala a una famiglia affamata.

(Bart Simpson)

(Valeriotta)

The Holly and the Ivy  ♪

(Danix)

(A!ndrea e Manu)

Mele Kalikimaka – Mina  ♪

(Alenastrorosa)

God Rest Ye Merry Gentlemen 

(VioletaB)

(Vincenzina Mancini)

PRESEPE

(Il Presepe di Mitia)

Te piace ‘o presebbio? Antichi e strani presepi italiani

(Il Presepe di Martag)

I Misteri nascosti nel Presepe Napoletano

(Calex)

Elio e Le Storie Tese – Natale Allo Zenzero ♪

(Pryntyl)

(Mery)

(Cassandra)

(Blimunda e Bea)

LA LEGGENDA DELL’ALBERO DI NATALE

A Babbo Natale tutto quello che poteva andare storto, andava storto. 

Le renne avevano avuto la dissenteria e avevano ridotto la stalla a un disastro e aveva dovuto spalare cacca per tutta la notte.

Aveva caricato la slitta da solo perché gli gnomi erano in sciopero e aveva dovuto scaricarla perché un pattino era rotto, 
aveva perso tutta la mattinata a ripararlo e si era anche tagliato malamente un pollice con l’ascia e quelle maledette renne erano scappate e ci aveva messo una vita a recuperarle.

Metà dei giocattoli non erano arrivati e quelli che gli avevano consegnato erano tutti della lista delle consegne dell’anno prima.

Gli elfi si erano ubriacati e aveva dovuto cercarsi i doni giusti in magazzino da solo e si era ammaccato il naso e un ginocchio 
quando gli si era rotta la scala.

Nel mettersi i pantaloni li aveva strappati perché era ingrassato troppo, non c’era verso di trovare il cappello, aveva perso gli occhiali, aveva bruciore di stomaco e quando aveva cercato una birra in frigo l’aveva trovato rotto e comunque la birra era finita.

In quel momento bussa alla porta un Angelo con un albero di Natale e domanda: “Dove devo metterlo questo abete?”. 

Ecco come è nata l’usanza di mettere l’Angelo sulla cima dell’albero di Natale.

(Autore non si sa, ma circola da anni in rete)

(Chiaratiz)

Chestnuts Roasting on an Open Fire ♪
 

(Auro)

(Leonaltro)

(VecchioGiovine)

The Little Drummer Boy ♪

(Cirdan il Timoniere)

(Lisute)

Run DMC – Christmas in Hollis ♪

(A_G)

(Sergio Mistro)

Eravamo così poveri che a Natale il mio vecchio usciva di casa, sparava un colpo di pistola in aria,
poi rientrava in casa e diceva: spiacente ma Babbo Natale si è suicidato.
(J. La Motta)

(Isolavirtuale)

(Annarella G.)

Joy to the world – Nat King Cole ♪

(Manuela)

(Letizia)

Verde Natale bianca Pasqua
Natale al balcone e Pasqua al tizzone
A Natale il solicello, a Pasqua il focherello
Se Natale ha mosche, Pasqua ha ghiaccioli

(MeteoProverbi di Natale)

(Dania)

Ho smesso di credere a Babbo Natale da quando avevo sei anni.
Mamma mi portò a vederlo ai grandi magazzini e lui mi chiese l’autografo.
(Shirley Temple)

(Liucci Van Pelt)

Rudolf the Rednosed Reindeer ♪ 

(Roberta Milano *)

(xlthlx)

(Paolina)

Yourself Have A Merry Little Christmas ♪ 

(Batchiara)

Ritorna ogni anno, arriva puntuale
con il suo sacco Babbo Natale:
nel vecchio sacco ogni anno trovi
tesori vecchi e tesori nuovi.
C’è l’orsacchiotto giallo di stoffa
che ballonzola con aria goffa:
c’è il cavalluccio di cartapesta
che galoppa e crolla la testa;
e in fondo al sacco, tra noci e confetti,
la bambolina che strizza gli occhietti.
Ma Babbo Natale sa che adesso
anche ai giocattoli piace il progresso:
al giorno d’oggi le bambole han fretta,
vanno in auto od in lambretta!
E l’orsacchiotto, al posto del cuore,
ha un modernissimo motore.
Nel vecchio sacco pieno di doni
ci sono ogni anno nuove invenzioni.
Io del progresso non mi lamento
anzi, vi dico, ne sono contento.
“Viva la Scienza se ci dà
un poco più di felicità!”
Signori scienziati, vi prego, inventate
le meraviglie più raffinate:
ma per favore, lasciate stare
certi giocattoli che fanno tremare…
Non vanno bene per la mia sacca
le bombe atomiche e bombe acca!
Bella è la pace, chiara la via,
dite la vostra che ho detto la mia.
 (Gianni Rodari)

(Picchiu)

 The Secret of Christmas – Ella Fitzgerald  ♪

(AlessandraC)

(Maxime)

(Ailyn Seen)

Jingle Bell Rock – Bobby Helms 1957 ♪

(Ci_Polla)

(Pryntyl)

Baffo Natale – Elio e Jovannotti 

(Bak)

The First Noel 

(Marco Beccaria)

(Ladra di Caramelle)

Carol of the Bells ♪ 

 

Er Pupo dell’Aracèli: Una Favola Antica Di Cui Si Aspetta Il Lieto Fine

Era la fine del Quattrocento.

Un frate francescano, trovandosi a Gerusalemme nell’Orto dei Getsemani, raccolse un pezzo di legno d’ulivo e – colto da improvvisa ispirazione – ne intagliò la figura a grandezza naturale di un neonato: voleva raffigurare il Bambin Gesù, ma quando fu il momento di dipingergli il volto si rese conto che non sarebbe stato in grado di farcela da solo e così, prima di addormentarsi, pregò di essere aiutato dai Numi Celesti.

Svegliandosi la mattina dopo vide il bambinello non solo completamente dipinto (dagli Angeli, ovviamente)ma anche stretto in fasce come ogni neonato che si rispetti; solo che quelle erano di finissimo tessuto dorato.

Nel ‘500 lo portò con sé nel viaggio per mare che avrebbe dovuto condurlo a Roma, ma una tempesta fece affondare la nave; il Bambinello però riuscì prodigiosamente a raggiungere una spiaggia del Tirreno e da lì la chiesa dell’Ara Coeli, dove divenne immediatamente amatissimo oggetto di culto popolare.

Ridonava la salute ai malati, quell’infante di legno che i romani chiamarono da subito “er Pupo dell’Aracèli”; si diceva  che, portato al cospetto d’un moribondo, le sue piccole labbra si colorassero di rosso vivo in caso di guarigione o impallidissero sino a diventar bianche se non c’era nulla da fare. Ma il più delle volte, dicevano, guariva.

Il Principe di Torlonia gli mise a disposizione una lussuosa carrozza che a gran velocità, a qualunque ora del giorno e della notte, attraversava le strade romane accompagnando il Bambino al domicilio dei malati più gravi.

Una di questi, giovane e ricca straniera, lo volle sempre con sé: fece fare una copia perfetta della statuetta e quando i frati tornarono a riprendere il Pupo, gliela consegnò.

Questi non si accorsero dello scambio, ma la stessa notte il portone della chiesa venne percosso da un bussare violentissimo; corsi ad aprire, i frati si trovarono di fronte un neonato piangente: il loro Bambino, quello autentico, che era tornato a casa da solo.

Col passare del tempo le sue fasce si coprirono di gioielli e pietre preziose, tutti ex voto.

Questo ovviamente ispirava pensieri ben poco santi tanto che i diaristi della chiesa dovettero più volte annotare tentativi di furto andati a vuoto o altri riusciti, come quelli del Natale del 1738 quando il Bambino, porto ai fedeli perché potessero baciarlo, tornò fra le mani del Celebrante quasi spoglio dei preziosi, staccati a morsi da baci troppo entusiasti.

Continuando i miracoli, aumentò la fama del Pupo; iniziarono ad arrivare lettere da ogni nazione, scritte soprattutto da piccoli malati che imploravano una grazia. Divenne ovunque simbolo di serenità: un culto affettuoso, ingenuo e dominato dalla tenerezza, che andava e va al di là del senso religioso.
Quel Bimbo è soprattutto un bambino,  l’Indifeso che difende i più deboli: chi infatti è più debole di un malato?

Tutto questo sino al febbraio del 1994, quando qualcuno decise di rubarlo.
La notizia del  “rapimento” finì sulle pagine dei giornali e nei notiziari di tutto mondo. Persino la Criminalità Organizzata si mise in moto, per tentare di ritrovarlo: ma inutilmente.

Sono passati 17 anni e di lui non si hanno ancora notizie; quello che vediamo oggi è una copia.
Però le preghiere non smettono, nemmeno la fede.
Forse rimane la speranza che er Pupo dell’Ara Coeli ritorni come secoli prima da solo, bussando un’altra volta fortissimo a quel portone, in un nuovo miracolo.

© Mitì Vigliero

Perché si dice: “Anno Bisestile” e “Anno Bisesto Anno Funesto”

© Mitì Vigliero

Per la Serie “I Grandi Misteri”: perché ogni 4 anni esatti ci ritroviamo un febbraio composto da 29 giorni e parliamo di anno bisesto?

Tutta colpa delle varie riforme del Calendario Romano, talmente complicate da costituire una vera jattura per chi tenti di spiegarle chiaramente, concisamente e senza possibilmente andare in tilt.

Ci provo.

Allora…

Nel 46 aC Giulio Cesare decise di riformare il vecchio Calendario Numano (da re Numa), che si basava sull’anno lunare e aveva solo 344 giorni.

Grazie alla consulenza dell’astrologo Sosigene, nacque il Calendario Giuliano (da Giulio Cesare) basato sull’anno solare con una media di giorni 365 più 1/4; ma poiché per gli usi civili serviva un anno con un numero intero di giorni, Cesare decretò di eliminare quella frazione (il 1/4) e di recuperarla come giornata intera ogni 4 anni inserendo la ripetizione (bis) del sesto (sextus) giorno prima delle calende di marzo: Bis sextus dies ante calendas martias.

Quel bis sextus quindi divenne il nostro bisesto.

Travagliati calcoli stabilirono che gli anni bisestili fossero scelti fra quelli divisibili per 100 e il giorno in più si decise di aggiungerlo a febbraio, che allora aveva normalmente 29 giorni e così ogni 4 anni arrivava a 30 (gli altri mesi erano o di 30 o di 31 giorni, come ora).

Però, quando Augusto divenne imperatore, visto che il Giulio Cesare si era autodedicato  un mese di ben 31 giorni (luglio/Julius), per non essere da meno decise di accaparrarsi agosto (Augustus).

Ma dato che agosto aveva solo 30 giorni, in nome della par condicio gliene aggiunse unotogliendolo a febbraio che rimase solo con 28 giorni (come è ora) o 29 quando era bisesto.

Col passare dei secoli, questo calendario civile dimostrò di non andare d’accordo col calendario solare perché Madre Natura, infischiandosene dei Potenti terrestri, continuava imperterrita a regolare a modo suo stagioni, albe, tramonti e il tempo in genere tanto che nel 1582 furono ben 10 i giorni in più che differenziavano i due calendari.

Fu così che Papa Gregorio XIII volle una nuova riforma: nel suo Calendario Gregoriano soppresse di botto i 10 giorni in eccesso facendo seguire al 4 ottobre di quell’anno (era un giovedì) subito il 15 ottobre (venerdì), non alterando così i giorni della settimana, ma permettendo in tal modo di riportare la data dell’equinozio di primavera al 21 marzo, ristabilendo quindi il ciclo delle stagioni in modo concorde sia nel calendario civile che in quello solare.

E perché in futuro non si verificassero nuovi disaccordi di date,  stabilì di considerare bisestili solo gli anni divisibili per 4, con l’eccezione degli anni secolari (quelli divisibili per 100) che non sono divisibili per 400.

29febbraio

 

E ora arriviamo al perché si dice “Anno Bisesto, anno funesto“.

Se la storia del 29 febbraio è abbastanza astrusa, decisamente arcana è la ricerca dell’origine esatta dell’infausta nomea.

Infatti pare proprio che non sia possibile rintracciare un autore preciso del motto anno bisesto ecc. e che questa sia una credenza popolare esclusiva delle culture di base latina.

Secondo alcuni, la malafama del bisesto deriverebbe dal fatto che febbraio era dagli antichi romani vissuto come un mese molto poco allegro: era il Mensis Feralis, il mese dei morti, quasi completamente dedicato a riti per i defunti e a cerimonie di costrizione e purificazione poiché, secondo il calendario arcaico attribuito a Romolo, si trattava dell’ultimo mese prima del nuovo anno, che nasceva a marzo.

A fine febbraio si tenevano le Feralia, celebrazioni solenni in onore dei dipartiti; poi c’erano le Terminalia, dedicate a Termine dio dei Confini, e infine le Equirie, gare di corsa nel Campo di Marte attraverso 12 porte (come il numero dei segni zodiacali) per 7 giri (come il numero degli antichi pianeti).

Queste gare erano il simbolo della conclusione di un ciclo cosmico, quindi simbolo di morte e di fine; e per tutte le culture il passaggio dal Vecchio (conosciuto) al Nuovo (sconosciuto) è sempre cosa inquietante.

Uno dei pochi uomini di cultura che mise nero su bianco la sua pessima opinione sugli anni bisestili, fomentandone ulteriormente l’inquietudine e la paura, fu nel XV sec. il medico Michele Savonarola, tipetto lugubre e geremiante, degno nonno di Gerolamo.

Egli affermò che i bisesti erano nefasti per greggi e vegetazioni; che portavano impennate di epidemie malariche e che erano controindicati per tutto ciò che riguardava l’acqua: quindi niente bagni e cure termali, ma soprattutto attenzione a funestanti diluvi e alluvioni.

E altri Colti Allegroni par suo nel tempo fecero notare come i bisesti fossero anche forieri di fenomeni sismici, tirando in ballo la coincidenza dei  terremoti di Messina, Belice, Friuli, Armenia, avvenuti tutti in anni bisestili.

In realtà l’anno bisestile è considerato funesto solo perché, sin dai primordi delle civiltà, tutte le cose anomale rispetto alla norma (come eclissi, comete, capelli rossi, albini, pecore nere ecc), venivano considerate di cattivo auspicio.

Quindi anche un anno diverso dagli altri era strano, “mostruoso“ e perciò – scatenando le paure irrazionali ed ataviche dette superstizioni – giudicato sicuramente foriero di avvenimenti imprevisti e particolari.

Ma oggi sono cose superate in cui nessuno crede più.
Vero?
Vero?? ;-)

© Mitì Vigliero