9 Mini Storie Brividose da Raccontar Stanotte

Una Faccia sul Pavimento

Agosto 1971. Nella cittadina spagnola di Belmez, una nonna giocava col nipotino nella cucina di una vecchia casa affittata per l’estate. Ad un tratto il bimbo lanciò un urlo: su una piastrella di cotto del pavimento era apparso un volto umano dall’espressione triste e angosciata. La nonna, pensando si trattasse di una macchia dovuta all’umidità, tentò di cancellarlo: ma la faccia restava al suo posto, anzi, i suoi occhi divenivano sempre più grandi. Il padre del bambino decise quindi di ripiastrellare il pavimento; ma, appena ebbe finito il lavoro, ecco che sulle nuove piastrelle apparvero altre facce sconvolgenti. Denunciato il fatto alle autorità, si decise di scavare sotto la cucina, e venne trovato un antico cimitero medioevale, con scheletri e arredi funebri. I poveri resti vennero sepolti in terra consacrata e da quel giorno nella casa di Belmez non vi furono più apparizioni.

 

Lugubri Visioni a Cena

Era la fine del 1962; un signore olandese era a cena con molte persone quando, all’improvviso, ebbe una visione: “Vedo molti soldati avanzare oltre le nostre frontiere…Vedo un gran campo vicino Rotterdam, tende, baracche di legno, ambulanze…e molti morti. La sciagura arriverà nel febbraio del prossimo anno”. I presenti pensarono immediatamente ad un nuovo conflitto mondiale. Ma il 1° febbraio 1963, la radio annunciò il disastro che sconvolse i Paesi Bassi: una tremenda inondazione che causò la morte di 1835 persone, la perdita del tetto e d’ogni bene d’oltre 75 mile individui, la distruzione di 50 mila edifici e di 150 mila ettari di terra coltivata. I soldati stranieri entrarono in Olanda non per conquistare, ma per portare aiuto; i superstiti dell’inondazione vennero radunati in un grande spazio vicino a Rotterdam.
Il signore che, un anno prima, aveva previsto la sciagura, era l’olandese Gerard Croiset, uno dei più famosi veggenti del mondo.

Il Suicida Gentile

L’avvocato Jeremy Perkins, dopo aver festeggiato con troppi brindisi il compleanno di un amico in un ufficio al 55° piano dell’Empire State Building, uscito sul terrazzo a prendere un po’ d’aria vide seduto sul parapetto un uomo che gli chiese “Dove vai?”. “Torno in ufficio” rispose Perkins. Il tizio richiese “Dov’è il tuo ufficio?”. “Al 78° piano…” rispose Perkins.  Al che l’uomo misterioso disse “Se fossi in te non ci andrei perché fra venti minuti ci si schianterà un aereo”. Mentre l’avvocato stava per dargli del matto, l’uomo si alzò in piedi sul parapetto e si lanciò di sotto. Perkins prese l’ascensore e si precipitò a pianterreno; vide un poliziotto e lo trascinò sulla Quinta Strada farfugliando “Un uomo s’è buttato giù!”; ma il poliziotto ridacchiando disse: “Lei deve aver visto il fantasma di mister Jones, che si suicidò nel ’29 buttandosi proprio da lassù: molti lo vedono, soprattutto quando sono sbronzi come lei…”
Ma all’improvviso un boato spaventoso lo interruppe. Era il 28 giugno 1954: un bombardiere dell’aviazione americana si era schiantato contro il 78° piano del grattacielo più famoso del mondo, causando 18 morti e 25 feriti.

L’Anello Sofferente

Il giovane Alberto Cobetti, lucchese studente universitario classe 1899, decise di partecipare come volontario alla Grande Guerra, quella del ‘15-’18. Il giorno prima di partire s’incontrò con Agnese, la sua fidanzata e le donò un anello d’oro sormontato da una grande acquamarina. “Tutte le volte che lo guarderai, mi penserai ed io ti parlerò”, le disse infilandoglielo all’anulare sinistro. Passarono i giorni; Alberto era sul Carso, ogni tanto scriveva. Ma la sera del 27 aprile Agnese, appena terminato di cenare, intorno alle 21, sentì un forte dolore alla mano sinistra; la guardò e vide che l’anello sembrava esserle diventato strettissimo, facendole gonfiare il dito. Provò ad immergerlo in acqua, tentando di toglierlo: nulla. Inoltre l’oro giallo della montatura s’era scurito, diventando rossastro come ferro incandescente e la pietra azzurra sembrava un pezzo di vetro opaco. Dopo un paio di giorni la situazione pian piano tornò normale, anzi: l’anello sembrava ancor più bello e luccicante. Un mese dopo arrivò una lettera di Alberto: scriveva dall’ospedale militare, raccontando che la sera del 27 aprile, era stato colpito da una fucilata di un cecchino austriaco. Fortunatamente il proiettile aveva solo sfiorato il cuore ed egli aveva avuto salva la vita.

 

Il Sarcofago Piangente

Nella Francia meridionale, ad Arles-sur-Tech, vi è una bellissima chiesa antica; all’interno di essa si trova un sarcofago medioevale, che da secoli “piange”, ossia trasuda acqua, riempiendone due caraffe al dì. Quando viene tolto il pesantissimo coperchio fissato da grandi barre di ferro, si nota che l’interno è coperto da goccioline d’acqua, e una volta l’acqua superò addirittura la capacità cubica del sarcofago. La scienza moderna non è mai riuscita a trovare una spiegazione logica al fenomeno; nei pressi del sarcofago non vi sono né pompe né fonti; il luogo non è umido, tutt’altro, e la pietra è comune marmo. Oltretutto, l’acqua prodotta dal sarcofago ha la proprietà di non evaporare lasciata in un recipiente aperto: per questo, sin dal XVII secolo le “lacrime” del sarcofago, dotate pure di miracolose virtù terapeutiche, son divenute oggetto di culto.

La Buca della Contessa

A Vicenza narrano che, nel ‘600, una contessa stesse attraversando la città con la sua carrozza, quando la strada le fu ostruita da un lento, piccolo corteo: un parroco che, assieme ai chierichetti, stava portando il viatico a un morbondo. La contessa, imbufalita per l’impedimento, diede ordine al cocchiere di accellerare la corsa, e di investire coi cavalli prete e bambini. Ma i cavalli, sordi agli incitamenti e alle frustate, s’impuntarono e non si mossero d’un millimetro. Allora la donna, bestemmiando, ordinò al cocchiere di scendere e frustare i testardi equini; ma in quel momento il suolo si spalancò e un’immensa voragine inghiottì cavalli, carrozza e contessa. La terra si richiuse sopra loro, ma per anni e anni rimase un avvallamento nel selciato di quella che in città si chiama ancora oggi via Busa della Contessa.

 

Una Scossa Speciale

Giovanna Galimberti, moglie di un operaio torinese, cercando di aggiustare una presa della tv prese la scossa e svenne. Accorse un medico che le praticò la respirazione artificiale. Come racconta la stampa dell’epoca (25 febbraio 1963) Giovanna, una volta rinvenuta, si mise a parlare “in perfetto latino e con voce maschile di se stessa dandosi un nome esotico e raccontando le fasi d’un viaggio su un’imbarcazione con trentadue vogatori lungo un fiume che non esiste sugli atlanti attuali. La voce sembrava appartenere a un individuo vissuto nel tardo impero romano, impegnato ad acquistare spezie ed aromi per un alto personaggio della Nubia. La cosa durò una ventina di minuti, dopo di che la signora cadde in un sonno profondo, svegliandosi il mattino dopo senza ricordare più nulla”

Supervista

Peter Kolosimo racconta che nel 1940, un poliziotto di ronda nella Sesta Strada di New York, notò un uomo che ogni sera arrivava camminando lentamente, si piazzava davanti al muro di una casa, lo fissava per mezz’ora e poi se ne andava. Dopo quattro giorni il poliziotto chiese all’uomo cosa stesse facendo e questo rispose: “In quella casa abita una signorina di cui sono innamorato. Ma poiché sono timidissimo, mi accontento di guardarla attraverso il muro”. Il poliziotto pensò di trovarsi di fronte a un matto e così la sera dopo, appena l’uomo si piazzò davanti al muro, andò a suonare a casa della signorina per controllare. Dopo venti minuti uscì e l’uomo sorridendo gli disse: “Agente, non si disturbano le signore quando dormono e soprattutto non si rubano i cioccolatini”. Infatti il poliziotto, oltre ad aver svegliato la ragazza, non aveva resistito a pescare un cioccolatino dn una ciotola posta nell’ingresso della casa.

 

La Rabbia della Strega

Nel 1744, a Great Leighs nell’Essex, venne arsa viva una donna conosciuta come “la Strega di Scrapfaggot Green”; sulle sue ceneri venne posto un enorme macigno, affinchè non potesse più uscire dalla tomba. Nel 1944 a Great Leighs sorse una base americana; i bulldozer spianarono tutto, macigno compreso, e la strega furibonda tornò in circolazione. Non solo suonava le campane della chiesa di notte, ma soprattutto si divertiva a stradicare alberi e pali della luce, per poi scaraventarli a centinaia di metri di distanza. Sul posto arrivarono giornalisti del Sunday Pictorial i quali non poterono fa altro che constatare, fotografandola, la veridicità degli strani fatti. La cosa durò un anno buono e poi la strega sparì, pare, per sempre.

© Mitì Vigliero 

Perché si dice Halloween

La festa anglosassone di Halloween deriva il suo nome dalla ricorrenza cristiana di All Hallows, Ognissanti, introdotta nel VII sec.

Ma la sera 31 ottobre era invece, per i pagani Celti, un’altra ricorrenza religiosa, quella della Morte dell’Estate; l’Inverno, freddo e buio, richiamava alla memoria il freddo e il buio della morte.

Proprio in quella notte si credeva che spettri, morti viventi e streghe si scatenassero contro gli umani; notte di vero terrore, in cui nessuno metteva piede fuori di casa.

E proprio nel ricordo di quella antichissima credenza, ancora nel 1600 quella notte per strada giravano solo “i Camuffati”, sorta di sacerdoti che, indossando mostruose maschere, vagavano per le vie danzando e gridando per spaventare spiriti e malocchio.

Solo dal 1800, dimenticata ogni origine storico religiosa e mantenuta solo la reminiscenza spettacolare e folkloristica – Halloween si tramutò in un’allegra festa in cui i bimbi, mascherati in modi spaventosi e buffi, vanno di casa in casa trascinandosi dietro un sacco e minacciando gli abitanti col motto “Trick or Treat”, scherzi o cibo; e per evitare brutti tiri, tutti donano dolci e pasticcini.

© Mitì Vigliero

QUI vi ho raccontato l’origine delle Zucche di Halloween e QUI tutte le usanze e i cibi italiani tipici del “periodo dei Morti”

La Danza del Lombrico: Osservando Librai, Lettori e Scrittori in Libreria

Arcimboldo-Il Bibliotecario
Arcimboldo-Il Bibliotecario

Librai fanno uno dei mestieri più belli del mondo e a me sono molto simpatici.

Anch’io credo di essere simpatica a loro, forse non tanto per il fatto che scrivo libri, ma soprattutto perché compro i libri altrui.
A vagonate.
C’è chi deposita i soldi in banca e chi in libreria; io preferisco le librerie alle banche, ed è per questo che i librai mi vogliono bene.

Le librerie dei Librai sono frequentate sia dai Lettori che dagli Scrittori: i primi amano trascorrere il tempo libero perlustrando librerie alla ricerca di novità da leggere. I secondi amano trascorrere il tempo libero scrivendo e poi perlustrando le librerie alla ricerca dei loro libri.

Quando uno Scrittore (di solito alle prime armi, poi smette perché si rassegna) passa davanti a una libreria, la prima cosa che fa è ispezionarne con occhio di falco le vetrine onde controllare se il suo ultimo parto cartaceo, mettiamo dal titolo La danza del lombrico , sia esposto.

Se non lo vede, prova un grande dolore; però stoicamente fa finta di nulla e prosegue nell’ispezione, entrando con aria noncurante nel negozio.

I casi sono tre:

1) Trova immediatamente il suo libro in bella mostra.

Allora, petto in fuori e pancia in dentro, si avvicina al Libraio con espressione cordialissima, gli tende la mano, si presenta come l’autore de La danza del lombrico e gli fa tanti complimenti per la sua splendida libreria.

2) Dopo un’ora di spasmodica ricerca, lo Scrittore finalmente scopre il suo libro seppellito da altri.

Perciò lo diseppellisce e lo mette in cima a tutti, possibilmente in piedi.

Successivamente va dal Libraio e, senza presentarsi, indicando La danza del lombrico  chiede con estrema noncuranza:
-“Si vende quel libro lì?”

Domanda cretina che lo smaschera immediatamente perché nessun Lettore si sognerebbe di entrare in una libreria per informarsi sulle vendite dei libri.

Il Lettore al massimo può chiedere: “Di cosa parla quel libro lì?” e casca male perché i Librai migliori sono quelli che non leggono affatto i libri che vendono. Potrebbero rimanerne contaminati e perdere la loro obiettività.

In ogni caso il Libraio d.o.c. è quello che a una domanda del genere non risponde “Boh?”, bensì:
-“Guardi, è stupendo. Va via come il pane”.

E questa risposta convince sia il Lettore che lo Scrittore.

3) Lo Scrittore non trova il suo libro.

E s’inquieta.

Molto.

Così, con sguardo incupito dal rancore, ma tentando di mantenersi calmo, incede lentamente verso il Libraio e con voce gelida gli sibila:
-“Mi scusi, avete La danza del lombrico?”

Il Libraio d.o.c. risponde:
-“Mi spiace, ma ho venduto dieci minuti fa l’ultima copia”
oppure
-“Si è esaurito subito e ho dovuto riordinarlo”

Ciò soddisfa molto lo Scrittore e un po’ meno il Lettore, che aveva davvero tutte le intenzioni di acquistarlo.

Qualcuno può anche sentirsi rispondere:

-“Danza del lombrico? Mai sentito.”

In questo caso lo Scrittore tenta discretamente il suicidio, mentre il Lettore si limita ad andare in un’altra libreria.

O a comprare un altro libro.

© Mitì Vigliero