Le Ricette di Casa Placida: Torta Fredda di Ricotta al Cedro

Reperita tempo fa su un foglietto rovinatissimo riesumato dalle pagine Libro di Mamma, ricopiata e dimenticata per mesi nella cartella dei Documenti.
Non sono un tipo da dolci, ma questa ricetta mi è piaciuta sia per la presenza della ricotta, che amo molto, sia per la parola “fredda”; qui il caldo continua e solo l’idea di accendere il forno mi spaventa…

1 kg. di ricotta freschissima
350 gr. di zucchero
150 gr. di cioccolato fondente sminuzzato
150 gr. di cedro candito a pezzettini 
1 pacco di Savoiardi sottili (o pezzi di Pan di Spagna)
Sciroppo di cedro
Acqua
Cacao fondente

Setaccia la ricotta (se non sapete come si fa, guardate qui che lo spiegano bene) e poi mettila in una ciotola insieme allo zucchero, il cioccolato, il cedro candito e 1 tazzina di sciroppo diluito in acqua. Mescola tutto molto bene.
Fodera una pirofila alta con carta oleata, coprine il fondo con uno strato di Savoiardi spruzzati di sciroppo diluito (Se ti piace, puoi mettere invece del Maraschino).
Coprili con uno spesso strato di ricotta e livella schiacciando bene.
Metti sulla ricotta un altro strato di Savoiardi spruzzati di sciroppo diluito, altra ricotta, altri Savoiardi.
Spolvera l’ultimo strato con un velo di cacao fondente, posaci su un largo disco di carta oleata e sopra questo un peso che schiacci bene ma non troppo.
Metti in frigo per almeno 6 ore prima di servire e tirala fuori almeno mezz’ora prima.

© Mitì Vigliero

Placide Segnalazio’: Cose Belle da Leggere e Guardare

(Marina Remi)

Genova, di Lucetta Frisa
Mi ricordi il mare quando non ci andavo, di Nubetossica
Perdonami, di Leonardo

Negare sguardi, di Tito Faraci
Quando Monica piange, di Stark 

Donne da spogliatoio, di Paolina
Di vite riciclate, di Nastja
Quando, di Novecento

Girare la testa, del Disagiato
Tramonto, di Sba
Nessun debito, di Mitia
Silvio non forever, di LoScorfano

Cronache del primo giorno (Cose da Prof, in Invece era un calesse)
Cortesie per gli ospiti, di Occhidaorientale

da FriendFeed:

Un’interessante discussione in risposta alla domanda “Cos’è stato costruito di bello in Italia dopo l’Unità?”
Dai film ho imparato che…

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Curiosità Linguistiche: I Versi degli Animali

Sicuri di conoscerli tutti?

Allodola– fischia, trilla, canta
Ape (calabrone, mosca,vespa, zanzara) – ronza
Aquila– grida
Asino, Mulo– raglia
Beccaccino– fischia
Canarino– canta, gorgheggia
Cane– abbaia, guaisce, ringhia, latra, ulula, uggiola, mugola
Capinera– cinguetta (Passero– idem)
Capra, Pecora– bela
Cavalletta– stride
Cavallo– nitrisce, soffia, sbuffa
Cervo– bramisce
Cicala– frinisce, stride
Cigno– sibila, soffia
Cinghiale– grugnisce, ruglia
Civetta– squittisce, stride
Coccodrillo – trimbula
Colombo (piccione, tortora) – tuba, gruga
Coniglio– squittisce, ziga
Cornacchia (corvo, gazza)- stride, gracchia
Elefante– barrisce
Falco– stride
Fringuello, Pettirosso– chioccola
Gallina– crocchia, chioccia
Gallo– canta
Gatto– miagola, soffia, fusilla (quest’ultimo l’ho coniato io ;-)
Grillo– canta, stride
Gufo– gufa (vero, giuro!), soffia
Iena– ride, ulula
Leone– ruggisce, soggia
Lupo– ulula, abbaia, urla
Maiale– grugnisce, grufola
Merlo– canta, chioccola, fischia, zirla
Mucca-muggisce
Oca– gracida, grida, soffia
Orso– bramisce, ringhia, ruglia
Pappagallo– garrisce, gracchia, parla
Pavone– grida, stride
Pulcino– pigola
Quaglia– stride
Rana– gracida, canta
Rondine– garrisce
Scimmia– grida, urla
Serpente– fischia, sibila, soffia
Tacchino– gloglotta
Topo– squittisce, zirla
Tordo– zirla, fischia
Tortora– gruga
Usignolo– trilla, canta, gorgheggia
Volpe– guaiuola, abbaia, guaisce

E il Lonfo?

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.
E’ frusco il Lonfo! E’ pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’ alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.
(Fosco Maraini)