Breve Storia del Gelato

…tutte le volte che ne prendo
voglio templi, chiese, obelischi, rocce.
E’ come una pittoresca geografia
quella che guardo per prima,
per poi convertire quei monumenti
al lampone o alla vaniglia
in freschezza nella mia gola.

(Marcel Proust)

Il primo mangiatore di gelati della storia fu il vecchio Abramo; racconta la Bibbia che un giorno suo figlio Isacco, vedendolo boccheggiare per il caldo, gli offrì una tazza di latte di capra mischiato a neve dicendogli: “Mangia e bevi, il sole è ardente e così puoi rinfrescarti”.

Ma  ovunque vi fosse  neve lì erano gelati o meglio i loro antenati, i sorbetti, il cui nome deriva dall’arabo ma non si sa bene se da “sherbeth” (dolce neve) o da “sharbet” (sorbire).

Già nel VII secolo a.C. i Cinesi avevano scoperto come conservare  neve e ghiaccio tutto l’anno in speciali locali sotterranei; gli imperatori Mughul inviavano apposite staffette sui monti dell’Hindukush per farne scorta e portarli a Delhi, dove boccali di ghiaccio tritato conditi con dolci sciroppi erano bevanda ufficiale di corte.

Gli Arabi mescolavano la neve con composte di frutta; i Faraoni egizi offrivano agli ospiti coppe d’argento divise a metà: una parte piena di neve, l’altra di frutta cotta Alessandro Magno amava ingozzarsi di ciotole di vino, miele e pezzetti di frutta (forse da qui il termine “macedonia”?) mescolati a neve.

Però la nascita del gelato vero e proprio avvenne a Firenze grazie alla golosissima Caterina de’ Medici.

Aveva 14 anni quando convolò a nozze col futuro re di Francia Enrico II e tra le varie ricchezze della dote, portò a corte  Bernardino Buontalenti, tipo stranissimo e vero genio rinascimentale: poeta, pittore, scultore, scenografo e chimico, con una folle passione per la gastronomia tanto da essersi autonominato consulente cuoco personale di Caterina.

Bernardino nel 1533 le presentò la “Mistura di sostanze dolci e cremose con ghiaccio”, una specie di crema gelata molto molle, ma che utilizzava per la prima volta zucchero e uova, fabbricata con una macchina di sua invenzione.

Poco dopo, sempre Caterina, bandì alla corte medicea una gara culinaria che aveva come tema “Il piatto più singolare che si sia mai visto”: il vincitore fu un umilissimo pollivendolo, tal Ruggeri, che presentò un solido miscuglio congelato a base di zabaione, panna e frutta.

Caterina lo volle come cuoco ufficiale di corte, ma qui il poveretto dovette subire l’odio e l’invidia degli altri colleghi: così, dopo l’ennesima aggressione fisica nella quale miracolosamente non ci lasciò le penne, regalò alla regina la sua segretissima ricetta e se ne tornò a casa dai suoi più simpatici polli.

Nel 1686 il siciliano Procopio dei Coltelli, sapendo che era sempre la Francia il luogo più appassionato di dolci e ghiottonerie varie, aprì a Parigi nel quartiere di Saint-Germain un pubblico locale chiamato Café Procope, che divenne il ritrovo di tutti gli artisti e attori della Comédie Française e pure di Voltaire, Napoleone e Victor Hugo.

Qui, oltre l’amatissimo caffé, Procopio serviva ai suoi clienti le “uova dolci e fredde”, densi mantecati ghiacciati dalla forma ovale e dai colori che variavano a seconda del tipo di frutta usato, nonché le celebri “parigine”, tramezzini formati da due larghe cialde imbottite di gelato.

Poco per volta il gelato italiano divenne celebre ovunque; nel 1770 il genovese Giovanni Bosio, emigrato in America in cerca di fortuna, la trovò proprio aprendo a New York la prima gelateria italiana artigianale, rendendo tra il resto celeberrima la Panera, antica prelibatezza semifredda ligure diffusa tra le famiglie nobili, preparata in casa dalle mamme per far prendere più volentieri il caffelatte in estate ai loro bimbi.

Gli americani impazzirono letteralmente per quel prodotto (e non per nulla a tutt’oggi sono i più grandi consumatori di gelati al mondo) e iniziarono a variarne la ricetta, unendo latte intero, aggiungendo altri ingredienti come caramello e noci, perfezionando le prime gelatiere casalinghe, mastelli di legno con manovella che andavano a ghiaccio e sale e in seguito aprendo le prime “fabbriche di gelato”, dando vita così al gelato industriale.

© Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.
  • 9 June 2011 at 08:36mbuto
    like al pollivendolo che... non ci lasciò le penne! :D
  • 9 June 2011 at 08:38Mitì Vigliero
    mbuto, erano pericolosissime le cucine del XVI secolo ;-)
  • 9 June 2011 at 08:44maia
    oh, grazie mitì! zio, leggi qui (ci ha risolto una disputa che dura da tre anni)
  • 9 June 2011 at 08:46Mitì Vigliero
    maia, quale disputa?
  • 9 June 2011 at 08:47maia
    non ci credeva al buontalenti! che da noi c'è proprio la crema buontalenti!
  • 9 June 2011 at 08:51Mitì Vigliero
    zio di poca fede ;-) Tra il resto il Buontalenti è un personaggio molto interessante
  • 9 June 2011 at 08:52Filippo
    Io abito nella casa del Buontalenti.
  • 9 June 2011 at 08:54Mitì Vigliero
    Filippo, quella in via Maggio? Complimenti!
  • 9 June 2011 at 08:54Filippo
    Sì, la signora sotto di me possiede il suo scrittoio.
  • 9 June 2011 at 08:56Mitì Vigliero
    uh. e com'è?
  • 9 June 2011 at 08:58Filippo
    Molto piccolo, il suo genio non aveva bisogno di molto spazio.
  • 9 June 2011 at 09:03Mitì Vigliero
    lo immagino. Era un eclettico, sapeva tutto e far di tutto. Un po' sottovalutato dalla storia, se ne parla sempre troppo poco
  • 9 June 2011 at 09:07mario leone
    sì, ma i faraoni egiziani come c... facevano a procurarsi la neve? forse era ghiaccio tritato
  • 9 June 2011 at 09:19Mitì Vigliero
    mario, penso anch'io ghiaccio. in ogni caso la prima coppa da gelato è stata trovata in egitto dentro una tomba della II dinastia (2500 ac). Una specie di stampo, due coppe in argento, in una andava la neve nell'altra la frutta. e le "neviere", luoghi dove conservare la neve e fabbricare il ghiaccio sono un'invenzione molto più antica.
  • 9 June 2011 at 09:27Librando
    Ora scendo a prendermi un cornetto (Leggerti mi procura sempre reazioni pavloviane)
  • 9 June 2011 at 09:56Stefano
    li conosco bene i miei polli....disse il Ruggeri andandosene......
  • 9 June 2011 at 09:57mario leone
    non volevo dubitare della storia, ma l'Egitto mi sembrava molto, troppo lontano da qualsiasi fonte di approvvigionamento di neve, evidentemente ai faraoni riusciva di tutto, o forse il clima nei dintorni era molto diverso
  • 9 June 2011 at 10:04Stefano
    forse erano i cinesi con i loro corrieri a rifornirli di neve e ghiaccio....... dove c'è un businnes...sono li
  • 9 June 2011 at 10:06Massimo Ghetti
    La granita siciliana nasce dai limoni e dalla neve dell'etna!
  • 9 June 2011 at 10:20Mitì Vigliero
    Librando, ma sempre? qualunque cosa scriva? ;-D
  • 9 June 2011 at 10:21Mitì Vigliero
    Stefano, almeno non cercavano di ammazzarlo
  • 9 June 2011 at 10:22Mitì Vigliero
    mario, forse sfruttavano il freddo delle notti e il secco del deserto...ma penso che potessero chiedere e ottenere ogni cosa, visto il "personale" a loro disposizione ;-*
  • 9 June 2011 at 10:23Mitì Vigliero
    Stefano, sono ovunque, sanno tutto, fanno tutto
  • 9 June 2011 at 10:23Mitì Vigliero
    Massimo, diochebuòna!
  • 9 June 2011 at 10:59Michela Gaito
    finalmente qualche informazione in più sul buontalenti! da migrante romana verso firenze tempo fa' ho chiesto alla signorina che preparava il cono cosa fosse e lei mi ha guardata alquanto inorridita
  • 9 June 2011 at 15:16Mitì Vigliero
    Michela, come OSAVI non sapere? eh? ;-**


4 Replies to “Breve Storia del Gelato”

  1. In estate un gelato è da anni il mio pranzo. Meglio di un panino, più gratificante e sano.

  2. Fino a sei mesi fa ero fermamente convinta che il miglior gelato del mondo si mangiasse in Italia.
    Quando ho mangiato i gelati artigianali in Argentina mi son ricreduta profondamente. Sono davvero la fine del mondo.
    http://20giorniinargentina.blogspot.com/2011/01/freddo.html

    Sarà che buona parte della popolazione è di origine italiana, sarà che là le polverine costano troppo e conviene di più fare il gelato alla vecchia maniera…

  3. Ciao, in effetti devo dire che io da piccolo raccogliavo della neve in un piatto e lo mescolavo con il “cotto di fichi” e lo gustavo con gli occhi chiusi.
    Grazie.
    Salvatore

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