Quando S-ciòpa la Stupidèra: Proverbi e Modi di dire sul Ridere

Purtroppo viviamo in tempi in cui c’è davvero “poco da ridere”: a molti di noi sembran passati secoli da quando han “riso di cuore”, “scompisciandosi” dalle “matte risate”.

Perciò proviamo un po’ di nostalgia per quei meravigliosi “s’cioppùn de rid” che si hanno soprattutto da bambini, con frenetici “attacchi di ridarella” acuta detta anche “stupidéra” dalle nonne milanesi un po’ seccate coi nipotini che provano un’irrefrenabile voglia di ridere nei momenti decisamente meno opportuni (ricordo i miei e quelli di mio fratello, incontenibili sino alle lacrime, in chiesa).

Eppure si dice “a chi ride Dio vuol bene”, “chi ride suo male spaventa”, “il riso fa buon sangue”; Lorenzo Sterne affermava “il riso aggiunge un filo alla trama brevissima della vita” e Nicolas de Chamfort assicurava che “la giornata più perduta è quella in cui non si è riso”.

Quando c’è, il “riso è contagioso”; si ride guardando chi ride anche se non si sa perché (memorabile la scena delle risate di Stanlio e Ollio in Fra Diavolo), o ascoltando certi modi di ridere.
Perché “ciascuno ride a modo suo”: c’è chi ride “come un cavallo”, chi “come un asino”, chi “come una chioccia”, chi “come un cane che mostra i denti” (detto arabo), chi “come un mantice” aspirando rumorosamente l’aria al contrario e chi  sguaiatamente “come una jena”.

Se non è possibile “scoppiare in una risata” magari per questioni di bon ton, meglio è al momento limitarsi a “ridere sotto i baffi, a fior di labbra, di sottecchi” e sfogarsi solo in seguito in una “risata liberatoria”, di quelle “da far ballar la pancia”.

Invece oggi sempre più spesso si “ride a denti stretti”, malvolentieri, quasi obbligati a doverlo fare per mera educazione; certo meglio così che dover “rider verde” come la bile, stirando le labbra in orizzontale anziché all’insù perché in realtà si è pieni di rabbia o, peggio, d’invidia.

Vabbé che per i russi il riso e il pianto stanno nel medesimo sacco”; infatti è possibile sia “ridere fra le lacrime” quando ci viene lenito un dolore, o “piangere dal ridere”, magari ascoltando certi discorsi o osservando i comportamenti di alcuni che, senza saperlo, “fan ridere i polli”: in questo caso è giusto è il detto toscano “chi ride senza un perché, o è matto o ride di me”.

In fondo nei periodi d’incertezza come questo ,“ridere per sopravvivere” sarebbe – nonostante tutto – una buona regola di vita, se non venisse però subito in mente il minaccioso “riderà bene chi riderà ultimo”, ripetuto identico in tutta Europa e  accompagnato da lugubri variazioni stile “chi ride il venerdì piangerà domenica”,  “chi ride oggi piangerà domani” o “chi ride la mattina piangerà la sera”.

Forse  è proprio per questo che il proverbio più diffuso ovunque resta “il riso abbonda sulla bocca degli stolti”, coniato da qualche cupo personaggio simile al Jorge de “Il nome della rosa il quale era solito ripetere “il riso squassa il corpo, deforma i lineamenti del viso, rende l’uomo simile alla scimmia perché il riso è la debolezza, la corruzione, l’insipidità della nostra carne”: e infatti padre Jorge, chi voleva “morir dal ridere”, lo ammazzava sul serio.

© Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

2 Replies to “Quando S-ciòpa la Stupidèra: Proverbi e Modi di dire sul Ridere”

  1. Sai che non ricordo l’ultima volta che ho riso di cuore? E’ abbastanza preoccupante la cosa…

  2. Beppe, anche a me mancano un po’ le risate irrefrenabili, capaci di andare avanti per ore…Proprio preoccupante no. Solo un po’ triste :-*

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