Amo i sassi verdi che trovo sulle spiagge

Mi piacciono i sassi della spiaggia; mi piace toccarli, stringerli fra le mani, sentirne la superficie sotto i polpastrelli.

Mi piace osservarne i colori, le striature; cerco di immaginare come e cosa fossero prima dell’azione del tempo e dell’acqua che li ha resi piccoli, tondi, lisci.

Montagne, rocce, scogli di chissà quale paesaggio. E poi muri, lastricati, soffitti e pareti di chissà quali abitazioni.

Ogni sasso racchiude una memoria speciale: potrebbe narrare storie infinite.

Mi piacciono soprattutto quei sassi verdi di cui le spiagge di Liguria sono piene.

Hanno lo stesso colore degli vecchi pavimenti delle case di qui, agglomerati di graniglie che formano disegni simili a tappeti orientali , ma anche quando non hanno decori ricordano il fondo del mare visto attraverso acque limpide.

E mi chiedo chi ci abbia camminato, sui quei pavimenti; a quali stanze appartenessero, di quali vite siano stati spettatori e perché siano un giorno finiti in mare.

Non so perché, ma da sempre quei sassi per me sono simbolo di case e famiglie; di genitori e figli, di risate e pianti, di progetti e di speranze e di ore, giorni, mesi, anni trascorsi in un rincorrersi di generazioni e accadimenti.

Per questo amo i sassi verdi che trovo sulle spiagge.

Sono piccoli sogni concreti, ricordi solidificati, istanti pietrificati di un passato che non tornerà più, ma che è dolce rammentare.

Se può servire un tuffo in mare
per salvarti la vita da quelle che sono
le intemperie della banale esistenza
forse basta lasciarsi consolare (o illudere)
dai minimi pensieri che il giorno offre,
come perdersi nel colore cielo di due occhi
o annegare una mano in ricci biondi
proprietà del figlio dei vicini d’ombrellone.
Le voci della spiaggia sono senza tempo;
sotto le palpebre chiuse rivivi la tua infanzia,
quando chiamavi gridando la madre
per mostrarle orgogliosa un sasso verde:
guarda mamma, com’è verde.
Tra gli odori degli olii e delle creme,
col salato del mare sulle labbra
nulla ha più significato; tentare
il ritorno nel grembo è solo un sogno,
come riprovare le emozioni vissute.
Rimane un po’ di noia e rabbia.
Di sassi verdi ce ne sono mille,
ma nessuno è uguale a  quello.

(San Fruttuosoda Teatrino)

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.
  • 29 March 2011 at 08:12Librando
    "Piccoli sogni concreti, ricordi solidificati, istanti pietrificati". Non li avevo mai pensati così.
  • 29 March 2011 at 08:21Mitì Vigliero
    Librando, per me nulla è solo quel che appare. Ogni più piccola cosa ha una storia.
  • 29 March 2011 at 08:22Mitì Vigliero
    (e, Kika, hai visto che la tua foto era perfetta? ;-*)
  • 29 March 2011 at 08:23.23
    sìsì ho appena commentato :D
  • 29 March 2011 at 08:29Mitì Vigliero
    kika, e ti ho risposto. chissà se si può fare "flic o floc" anche in questi casi?
  • 29 March 2011 at 08:33.23
    mmm direi di sì [che bella cosa che mi hai scritto :*]
  • 29 March 2011 at 08:37blimunda
    sassi, che il mare ha consumato...
  • 29 March 2011 at 08:41Mitì Vigliero
    kika, :-*
  • 29 March 2011 at 08:44Mitì Vigliero
    blimunda, c'è sempre un po' di Genova, in ogni cosa ;-*
  • 29 March 2011 at 08:49la strega
    genova per noi... che stiamo in fondo alla campagna
  • 29 March 2011 at 09:07Mitì Vigliero
    la strega, anche le case di campagna finiscono nel mare ;-*
  • 29 March 2011 at 10:02Librando
    Vorrei che un giorno tu ci raccontassi la storia di quelle pavimentazioni a sassi bianchi e neri che si trovano in Liguria sui sagrati delle chiese. Ce ne sono di spettacolari.
  • 29 March 2011 at 10:10Mitì Vigliero
    Librando, ok, prendo nota ;-) Sì, alcune sono davvero meravigliose.
  • 29 March 2011 at 14:50Mitì Vigliero
  • 29 March 2011 at 14:57Slow
    che meraviglia (tutto il resto intendo).
  • 29 March 2011 at 15:20Mitì Vigliero
    Slow, :-*


6 Replies to “Amo i sassi verdi che trovo sulle spiagge”

  1. Hai ragione , Mitì, nessuno, bello o brutto, è uguale a quello. Più passa il tempo più si ritorna là, in un movimento circolare che ci ripiega su quelli che eravamo.

  2. I sassi nella foto sono proprio dei ricordi solidificati: un pomeriggio sul Ticino di tanti anni fa e un’amicizia che ancora oggi esiste.

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