Placide Segnalazio’ – Camogli, venerdì 1° aprile -Una placida Serata Rosa al Rosa

Tra un galòp e l’altro vi segnalo che la Tesoramia Maria Rosa Costa, nel suo magnifico ristorante Rosa, ha organizzato delle serate gastronomiche tutte rosa, che hanno come ospiti d’onore donne appartenenti al mondo della cultura, dell’arte, dell’imprenditoria.

Ci sono state Patrizia Traverso con le sue fotografie, Giulia Rosa Cossetti e i suoi vini, e venerdì sera ci sarò io a parlar di cose allegre.

Per il 1° aprile Maria Rosa ha preparato un fantastico menù adatto alla serata; solo i nomi dei piatti sprizzano allegria ;-)

E ora riprendo il galòp, mandandovi baci.

Amo i sassi verdi che trovo sulle spiagge

Mi piacciono i sassi della spiaggia; mi piace toccarli, stringerli fra le mani, sentirne la superficie sotto i polpastrelli.

Mi piace osservarne i colori, le striature; cerco di immaginare come e cosa fossero prima dell’azione del tempo e dell’acqua che li ha resi piccoli, tondi, lisci.

Montagne, rocce, scogli di chissà quale paesaggio. E poi muri, lastricati, soffitti e pareti di chissà quali abitazioni.

Ogni sasso racchiude una memoria speciale: potrebbe narrare storie infinite.

Mi piacciono soprattutto quei sassi verdi di cui le spiagge di Liguria sono piene.

Hanno lo stesso colore degli vecchi pavimenti delle case di qui, agglomerati di graniglie che formano disegni simili a tappeti orientali , ma anche quando non hanno decori ricordano il fondo del mare visto attraverso acque limpide.

E mi chiedo chi ci abbia camminato, sui quei pavimenti; a quali stanze appartenessero, di quali vite siano stati spettatori e perché siano un giorno finiti in mare.

Non so perché, ma da sempre quei sassi per me sono simbolo di case e famiglie; di genitori e figli, di risate e pianti, di progetti e di speranze e di ore, giorni, mesi, anni trascorsi in un rincorrersi di generazioni e accadimenti.

Per questo amo i sassi verdi che trovo sulle spiagge.

Sono piccoli sogni concreti, ricordi solidificati, istanti pietrificati di un passato che non tornerà più, ma che è dolce rammentare.

Se può servire un tuffo in mare
per salvarti la vita da quelle che sono
le intemperie della banale esistenza
forse basta lasciarsi consolare (o illudere)
dai minimi pensieri che il giorno offre,
come perdersi nel colore cielo di due occhi
o annegare una mano in ricci biondi
proprietà del figlio dei vicini d’ombrellone.
Le voci della spiaggia sono senza tempo;
sotto le palpebre chiuse rivivi la tua infanzia,
quando chiamavi gridando la madre
per mostrarle orgogliosa un sasso verde:
guarda mamma, com’è verde.
Tra gli odori degli olii e delle creme,
col salato del mare sulle labbra
nulla ha più significato; tentare
il ritorno nel grembo è solo un sogno,
come riprovare le emozioni vissute.
Rimane un po’ di noia e rabbia.
Di sassi verdi ce ne sono mille,
ma nessuno è uguale a  quello.

(San Fruttuosoda Teatrino)