Befana sarà lei! – Quattro questioni, un dubbio e relativa contestazione di un epiteto.

(la Befana di Joshua Held)

Sta arrivando l’Epifania e tutte le feste si porterà via. Però come sempre mi lascerà un dubbio che da anni mi tormenta, e di cui vi parlerò.

Sul suo nome si sa tutto: si tratta della corruzione della parola epifania, termine greco che significa manifestazione: l’arrivo dei Re Magi con i doni per il Bambino. L’epifania venne tramutata dalla dizione popolare in befania, da cui befana.

Con questo abbiamo risolto la Questione onomastica.

(foto©gilmoth)

Chi sia la Befana nella nostra tradizione lo sanno anche i neonati: una vecchietta sdentata e dal naso adunco adornato da uno o più grossi porri, con le scarpe rotte, vestita di stracci e ha un fazzoletto in testa che le ricopre i capelli stoppi e biancogiallastri.
Vola di notte in cielo a cavallo di una scopa, atterra sui tetti, scende nelle case attraverso i camini per mettere dolci e doni nelle calze che i bambini speranzosi appendono vuote. Ai bimbi cattivi, non bonbon ma carbone.

E con ciò abbiamo risolto anche la Questione leggendaria.

Rimane la Questione simbolica, che è poi la base del famoso dubbio che mi arrovella: perché mai il termine befana è diventato un insulto da rivolgere alle donne?

Ogni volta che si vuole parlare con disprezzo di una femmina  bruttotta e un po’ in là con gli anni, la si definisce Vecchia Befana.

Consultando un dizionario dei sinonimi, uno qualunque, alla parola befana si legge: arpia, carampana, megera, strega, brutta vecchiaccia ecc.

Non mi sembra giusto.

Innanzitutto la signora Befana è una donnina gentile e generosa, porta doni ai bimbi buoni, ma non è nemmeno capace di punire completamente quelli cattivi visto che il suo carbone è di zucchero e buonissimo.

(foto e ricetta donne.it)

Vola con la scopa, perciò non inquina e col suo mezzo di trasporto non intasa né il traffico  né posteggi.

E’ famosissima, ma si fa viva solo una volta all’anno, senza farsi mai vedere da nessuno; quindi non è invadente né ambiziosa né tantomeno in cerca di paparazzi e visibilità come tante donne magari molto più belle esteticamente, ma davvero arpie dentro.

E’ semplice e spontanea; non si dà arie, non è vanitosa, non spende patrimoni in vestiti firmati, parrucchieri, profumieri, lifting, botulini…

Insomma: la Befana è una donna concreta, discreta, che non bada alle apparenze ma al cuore.

E allora perché utilizzarla come simbolo di bruttura e antipatia?

Un’altra cosa che mi secca è il fatto che non esista l’equivalente maschile dell’epiteto befana; perché nessuno definisce befano un uomo?

Non è un discorso femminista, sia chiaro: è semplicemente una questione di equità.

Se dovessimo noi donne trovare un nome “storico” che definisca spregiativamente un uomo brutto, antipatico, sciatto, decrepito e sgradevole, cosa dovremmo dire? Matusalemme? No, perché lui era solo vecchio. Arpagone? No, era solo avaro e un po’ antipatico. Erode? No, era solo cattivissimo.

E’ inutile:  befano inteso come gemello simbolo negativo di befana, non esiste.

Da parte mia giuro che non mi offenderò se, tra qualche anno, qualcuno incontrandomi dirà: “Guarda che befana!”.

Non reagirò male, assolutamente.

Mi limiterò ad appoggiare la scopa da qualche parte e a rovesciare in testa al maleducato un sacco da 10 kg di carbone.

Di quello vero.

©Mitì Vigliero

 

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A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

9 Replies to “Befana sarà lei! – Quattro questioni, un dubbio e relativa contestazione di un epiteto.”

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  2. Tutta colpa di Babbo Natale: un vecchiotto rubicondo e allegro, tutto ben azzimato nel suo vestito rosso bordato di pelliccia. Il naso a patatina un po’ rosso così come le guance ( il dubbio di qualche grappino per tenersi caldo c’è, vero?) che ride allegro e regala doni ben impacchettati e infiocchettati…..e per volare? Niente di meno che una slitta altrettanto dorata e infiocchetteta trainata da renne. E da dove viene? Da un paese da fiaba dove graziosi elfi piccini costruiscono tutto l’anno giocattoli e dove tutto l’anno si gioca con la neve nella più incantevole natura.
    Per la Befana tutto è diverso: non si sa da dove venga ne come viva, è trasandata, con vesti rattoppate scarpe rotte e capelli, non dico ben tinti, ma neppure tanto ben pettinati. E questa sua sciatteria è proprio insita dentro di lei: non posa i delicati pacchetti sotto un albero addobbato e luccicante, ma ignorandolo proprio , posa i suoi doni in calze (pulite?) e scarponi… Sarà anche simpatica , dolce, di animo buono ma stile non ne ha proprio!

  3. Ci sarebbe molto da discutere anche sul fatto che uno dei suoi sinonimi è strega, epiteto usato anch’esso come insulto…

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