Menù di Natale: qual è il piatto regionale tradizionale che non deve mai mancare sulla vostra tavola a Natale, e qual è il suo nome in dialetto?

In Liguria il pranzo di Natale (e del 26, giorno di Santo Stefano, in cui si mangiano ravioli) è sempre stato più importante del cenone della Vigilia, solitamente  magro e assai frugale.
Piatti tipici e tradizionali del 25 dicembre sono:
Natalin in to broddo- Bibinna a rosto co e patatte- Cappon buggie – Friti in ta negia – Scrozonaea e Radicce boggie o frite – Berodo- Stracchin – Panduçe – Candii – Confittue de Natale – Ciccolatin – Torron
ossia
Maccheroni in brodo di “3 canti” (pollo, cappone, manzo) – Tacchina arrosto- Cappone lesso – Fritti nell’ostia -Scorzonera e radici fritte o in insalata – Sanguinaccio – Latte dolce fritto-  Stracchino.  Pandolce – Canditi – Frutta secca e fresca e candita – Fondant e gocce colorate – Cioccolatini – Torrone.
Oggi, ovviamente, ciascuno cucina quel che vuole, badando meno all’usanza storica.
E voi mi dite nei commenti (specificando il luogo geografico), qual è il cibo  regionale tradizionale e antico che non deve mai mancare sulla vostra tavola di Natale e qual è il suo nome in dialetto?

©Mitì Vigliero


A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.

14 Replies to “Menù di Natale: qual è il piatto regionale tradizionale che non deve mai mancare sulla vostra tavola a Natale, e qual è il suo nome in dialetto?”

  1. ops, il luogo geografico è Crema, provincia di Cremona, ma non chiamateci cremonesi ché siam cremaschi, infatti i tortelli di cui sopra son conosciuti fuori dalle nostre zone come tortelli cremaschi

  2. come primo primo da 30 anni a questa parte tortellini in brodo seguiti dal tradizionalissimo LESSO CON LA PEARA’ :)
    Che se non sai che cosa è devi assolutamente provarla!

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  4. Mitì, per la vigilia sempre spaghetti col tonno e fritto di verdure in pastella, in particolare cavolfiore e carciofi, volendo anche con i filetti di baccalà. Cucina povera romana.

  5. A Siviglia, dove andrò fra poco: Besugo al horno con patatas, bacalao con coliflores, sopa de picadillo, pavo relleno, polvorones, mantecados, alfajores, turròn de Jijona, turròn de almendras.AUGURI CARA MITI’!!!

  6. il ripieno è fatto con gli amaretti scuri, il cedro candito, spezie, mentine; si lessano in acqua -i tortelli- e si condiscono con abbondante burro e salvia e parmigiano grattugiato.

  7. A Sorrento ( Na) il cenone della vigilia è a base di pesce.

    A Natale in casa mia si usa cucinare i cappelletti in brodo oppure pasta al forno, e carciofi fritti. Un piatto napoletano, tipico del pranzo di Natale e di Santo Stefano, ma anche di Capodanno o Pasqua, è la minestra maritata (“menesta maretata” ) che si prepara con 6-7 tipi di verdure (bietole, cicoria,verza, borragine, scarola, a volte catalogna) cotte separatamente in un brodo di carni suine, sgrassato e schiumato. Si servono tutte insieme, condite con formaggio e un po’ di peperoncino piccante. Ormai la prepara solo una zia, che resiste per più di due ore al rituale gastronomico.

    A conclusione di cena e pranzo sfilano le le “sciosciole” (frutta secca) cioè noci, nocelle (arachidi e nocciole infornate), fichi secchi, ripieni di mandorle o coperti di cioccolato, castagne del prete, e i tipici “ folarielli o follovielli”(involtini di uva passa o fichi secchi aromatizzaticon frutta candita).

    Tra i dolci di Natale oltre agli struffoli, roccocò, mustaccioli e susamielli ci sono le sapienze (variante dei susamielli) e le zeppole di Natale(scauratielli), diverse da quelle di San Giuseppe. Sono ciambelline fritte, condite con miele sciolto con un po’di anice e scorzette di arance e limoni, ed infine cosparse di confettini colorati, detti diavulilli.

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