Placidi Auguri 2011


Per noi che seguiamo il Calendario Gregoriano arriva il 2011, ma se lo calcoliamo dall’ Ab Urbe condita sarà il 2764.

Per il Calendario Armeno sarà il 1459—1460, per il Calendario Berbero arriva il 2961; invece il Calendario Bizantino segna il 7519—7520.

Il Calendario Buddhista stanotte aspetta il 2555, il Calendario Cinese il 4707—4708, il Calendario Copto il 1727—1728 e il Calendario Ebraico il 5770 — 5771.

In compenso il Calendario Etiopico festeggerà il 2003—2004, il Calendario Induista il 2066 — 2067 (Vikram Samvat), il 1933—1934 (Shaka Samvat) e il 5112 — 5113 (Kali Yuga).

Infine il Calendario Islamico attende il 1432—1433 e il Calendario Persiano il 1389—1390.

Insomma, visto che l’Umanità da millenni non riesce nemmeno a mettersi d’accordo su che anno sia quello che fra poche ore arriverà, come Placido Augurio per tutti voi non riesco a pensare a nulla migliore di

Buon Anno, Tesorimiei!


Motti di Vita: qual è il vostro?


(immagine tratta da Wikipedia)

Un tempo li usavano in molti, incisi sugli stemmi di famiglia o su quelli delle Corporazioni lavorative; parole e piccole frasi  che rappresentavano l’ideale di pensiero e comportamento.

Erano i Motti di Vita, miniguide dell’esistenza.

Ora son passati di moda, ma molti di noi continuano ad averne uno.

Succede di solito durante l’adolescenza, quando leggiamo una frase di un libro, il verso di una poesia, di una canzone, un aforisma, un proverbio, che ci colpisce particolarmente perché pare “illuminare” ciò che vorremmo.

E quelle parole diventano immediatamente nostre, spesso per sempre: si tramutano nel nostro Motto di Vita.

E’ quello che ripetiamo più spesso a noi e agli altri; quello che farà dire ai nostri posteri familiari: “Mio nonno (mio zio, mia madre) diceva sempre…”

Il mio motto lo trovai a 14 anni come dedica a un vecchio romanzo trovato nella biblioteca in campagna; del romanzo ricordo poco o nulla, in compenso quella frase mi è rimasta stampata in testa e nel cuore, per sempre:

Guardati da ciò che desideri perché finirai per ottenerlo.
(Ralph Waldo Emerson )

Crescendo, ne ho sperimentato la verità nel momento dei sogni, dei progetti, delle scelte.
E continuo a farlo.

Voi avete un Motto di Vita? E se non ci avete mai pensato, quale vorreste che fosse?

Superstizioni e Riti Scaramantici di Capodanno

L’ anno nuovo, come tutte le cose “ignote”, viene sempre atteso dagli uomini con un misto di speranza e apprensione; per questo molti sono i curiosi “rituali” scaramantici che dovrebbero propiziare  fortuna e serenità.

Innanzi tutto, visto il periodo di crisi, mai come quest’anno occorrerà mangiare molte lenticchie perché portan soldi: persino il serissimo Emmanuel Kant la sera del 31 dicembre si cibava esclusivamente dei legumi tanto amati da Esaù.

Altro elemento fondamentale del cenone dovrà essere la frutta secca, simbolo di prosperità: in Francia la tradizione ne esige 13 tipi diversi, da noi ne bastano 7: noci, nocciole, arachidi, zibibbo, mandorle, fichi, datteri.

Inoltre, quando rintoccheranno i dodici colpi della mezzanotte, bisognerà mangiare in tutta fretta, tentando di non strangolarci, dodici chicchi d’uva (simbolo di fecondità e ricchezza) esprimendo tre desideri.

In Russia a Capodanno si mangiano le kozoulka, pastine azzime a forma di animali domestici e si getta dietro le spalle il bicchiere in cui si è brindato; in Abruzzo si degustano le famose sette minestre fatte ognuna con un legume diverso.

Indispensabile ovunque il cin cin  (e qui vi ho spiegato la sua storia) con lo spumante o del vino frizzante che, stappato a mezzanotte, faccia il botto: questo rumore, come quello di petardi e similari (che io personalmente aborro), servirà a scacciare il malocchio.

Usanza tipicamente laziale sino a  era quella di lanciare dalla finestra tre grossi vasi di coccio pieni dell’acqua che era servita in precedenza a lavare pavimenti, oggetti e panni sporchi e rotti di tutto l’alloggio: gettandola via si gettavano fuori casa tutte le magagne e le tristezze dell’anno passato.

Ma in tutto il centro sud italiano vigeva (e purtoppo in certe zone vige ancora) la pericolosa e stupidotta tradizione di disfarsi, defenestrandoli, degli oggetti vecchi e inutili: gesto simbolico che dovrebbe significare lo sbattere fuori tutti i brutti ricordi.

In alcuni paesi della Calabria esiste invece la bizzara tradizione di far cadere una grossa pietra sul pavimento della cucina proprio allo scoccare della mezzanotte.
Se il macigno prepicipando a terra non procurerà alcun danno sarà segno di buona fortuna; se invece fracasserà parquet o piastrelle sarà di sfortuna, ovvio.

In Romania a mezzanotte bisogna fare gli auguri a tutti gli animali che si incontrano usando frasi di estrema cortesia, e contemporaneamente si benedicono i campi; in Ungheria  si brucia in piazza una sedia fatta con tredici tipi diversi di legno sulle cui ceneri si leggerà poi la fortuna.

In Alto Adige la notte di San Silvestro per case e  locande dette stube girano gli spazzacamini: occorre offrir loro da bere in cambio di un bacio ( donne) e di una stretta di mano (uomini), potenti talismani di buona sorte.

Gli abitanti delle isole Samoa spazzano accuratamente con una scopa nuova tutti i locali delle loro case, affinché la polvere dell’anno appena passato non comprometta quello nuovo.

mutanderosseRiguardo all’abbigliamento, bisognerebbe indossare qualcosa di rosso, considerato ovunque (insieme all’oro) il benefico e salvifico colore tradizionale del Natale e delle feste di fine inverno e sin dall’antichità era un gran portafortuna: rosso corallo, come i cornetti antimalocchio. E a Capodanno s’indossano mutande rosse per via di un’usanza anglosassone nata per difendersi dalle streghe incontrate nella notte di San Silvestro, che lanciavano maledizioni agli uomini proprio in quel punto lì.

E in Cina  è importantissimo mettere a Capodanno lussuosi abiti nuovi: non farlo vorrebbe dire attirarsi addosso jatture tremende e i cinesi arrivano a risparmiare per un anno intero pur di acquistare gli indumenti più belli.
Da noi basta indossare qualcosa di nuovo, anche un semplice paio di calze. L’importante sarà indossalo non la sera del 31, ma la mattina del’1.

In molte zone rurali italiane, se una nubile vorrà sapere se nell’anno nuovo si sposerà, a mezzanotte dovrà lanciare col piede una scarpa verso la porta di casa; se la scarpa cadrà con la punta rivolta all’uscio, confetti in vista: ma se la punta sarà volta all’interno della casa, niente da fare.

Per i giapponesi infine è fondamentale saldare tutti i debiti prima di iniziare l’anno nuovo, esattamente l’opposto di quanto si crede a Roma : i debiti non vanno pagati entro fine anno, altrimenti “si paga tutto l’anno”.

© Mitì Vigliero