Numeri: Proverbi e Modi di Dire

Numero dispari, numero sacro” dicono i tedeschi, riprendendo l’antico detto latino “Numero Deus impari gaudet”; ma pari o dispari che siano, i numeri sono ben presenti nei modi di dire e nei proverbi.

Apprezziamo quelle persone che “hanno dei numeri”, perché sono certezza di professionalità e capacità; che poi l’origine del modo di dire stia nel fatto che i numeri posseduti erano quelli buoni da giocare al Lotto (e che li facevano vincere ogni volta), altro non è che un’ulteriore garanzia di qualità di “fortunati portabuoni”.

Se organizzano qualcosa quindi meglio per noi “esser del numero”, cioè accodarsi all’impresa che di certo si rivelerà un “numero vincente”, evitandoci di essere considerati soltanto un numero dall’inglobante società.

Essere un numero” però può essere piacevole, visto che si dice di persone divertenti, buffe, sempre pronte a far sorridere; l’importante è non esagerare troppo nel “fare i numeri”, dando quindi  l’impressione di “dare i numeri”, onde evitare d’esser presi per matti e non voluti da nessuna parte, manco solo “per far numero” in luoghi ove si rischia d’esser “in quattro gatti”.

Essere il numero uno” da qualche parte è il sogno di molti, ma anche diventare “il numero due” non è malaccio; certo sarebbe meglio non esserlo a vita, come capita spesso a molti che non riescono mai a raggiungere la vetta, e non potranno mai esclamare come i ciclisti d’una volta “Sono contento d’esser arrivato uno!” facendosi “dare il cinque” a mano aperta dall’allenatore soddisfatto.

Si dice che ”una volta per uno non fa male a nessuno”; anzi la pubblica divisione dei meriti (o delle colpe, dipende dai casi) spesso aiuta a  “prendere due piccioni con una fava”, migliorando le faccende interne di qualunque nucleo sociale (scuola, famiglia, ufficio) e facendo buon uso del senso della vera giustizia.

Certo che se all’interno di un gruppo economico o politico, “facendo due più due” ci si rende conto che magari c’è chi “serve due padroni”, giocando sporco e rischiando quindi di mandare tutti i progetti e i lavori fatti “a carte e quarantotto”, occorrerà prima avvisarlo con le buone, poi con le meno buone, e dato che “non c’è due senza tre” alla fine bisognerà prendere provvedimenti dolorosi “piantando un quarantotto”.
E se questo protesterà gli si potrà tranquillamente rispondere “Te l’ho detto sette volte” o cento, mille, dipende da quanto si sarà esasperati.

Si sa infine che dopo una lunga fatica, prima di arrivare definitivamente allo scopo prefisso capita di sentirsi dire “fatto trenta, fai anche trentuno”, ossia fai ancora un piccolo sforzo come Leone X che limitando a 30 il numero dei nuovi cardinali, si accorse di aver dimenticato un vescovo amico e alzò quindi il numero di uno; “fare trenta e trentuno” significa infatti compiere un’impresa in modo il più accurato possibile.

Ma se il lavoro svolto, nonostante la fatica, non sarà apprezzato, allora si “prenderà il trentuno” , andandosene offesissimi e magari troncando ogni rapporto, come facevano quelli che decidevano di licenziarsi proprio il 31 del mese, antico giorno di paga.

© Mitì Vigliero

E visto che ciascuno di noi ha un numero che considera suo prediletto,
mi dite qual è il vostro e perché?
E poi: conoscete altri proverbi o modi di dire
che contengano numeri?

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.


9 Replies to “Numeri: Proverbi e Modi di Dire”

  1. E mi viene subito in mente: chi fa da sè, fa per tre! Buongiorno, Mitì!

  2. Il primo numero che ho imparato a dire e riconoscere quando ero piccola era il 5. Non cheidermi come mai. Però in numerologia il numero che mi rappresenta (nome, cognome, data e luogo dinascita) è il 9. E l’arcando corrispondente, l’Eremita mi descrive abbastanza bene.

  3. Un post piacevolissimo, complimenti Mitì!

    Non ho un numero preferito ma, considerando la mia data di nascita, il 3 Ottobre… tra tutti i numeri, il 3 è quello per me più simpatico.

    Avrei una serie di “citazioni” sul numero quattro:
    – Il gioco dei quattro cantoni.
    – Gridare ai quattro venti.
    – Star chiuso tra quattro mura.
    – Parlare a quattr’occhi.
    – Quattr’occhi vedono meglio di due.
    – Me l’ha dato per quattro soldi.
    – Una sonata a quattro mani.
    – Facciamo quattro salti in discoteca.
    – Abbiamo fatto quattro chiacchiere.
    – Siamo quattro gatti.
    – Mi sono fatto in quattro per aiutarlo!
    – Fare il diavolo a quattro
    – Gliene dico quattro!

    Un caro saluto :-)

  4. Un altro proverbio coi numeri è “non dire quattro finché non l’hai nel sacco”, storpiato da Trapattoni in “non dire gatto…”, ma il gatto non c’entra nulla. I giovani d’oggi credono che la versione originale del proverbio sia proprio quella del Trap…

  5. Non ho un numero fortunato. Solo quando gioco a tombola mi accerto che sulla cartella ci sia il 62 e almeno un numero contenente la cifra 0.

    Mi affascina molto lo 0, il signor Numero per eccellenza, il più enigmatico, controverso, incomprensibile, a volte neutrale a volte annullante, l’unico che non può omaggiarsi di un + o un – , quello che marca il confine tra numeri positivi e negativi e non compare fra i giorni del calendario, se non accompagnandosi ad altre cifre, ma in compenso regna sulla linea del tempo segnando la nascita di Cristo.
    Indica fine ( sparare a zero, tagliare i capelli a zero, ridursi a zero, valere zero, ora zero), principio (ricominciare da zero) e trasformazione ( a 0 gradi l’acqua diventa ghiaccio).

    Ode al numero zero

    Rotonda negazione, il nulla esiste,
    rinchiuso nel tuo cerchio profondo
    e ruota sconfitto per il mondo
    che ti ha dato la verità che non volevi.

    Come una luna piena è la tua figura,
    incisa sulla carta con inchiostro e sogno,
    padrone di te, ti neghi d’esser padrone
    di tutta l’estensione della bianchezza.

    Il tuo cuore inamovibile e vuoto
    ha perso il sangue che non ha avuto.
    È inutile mietere dove non c’era
    altro che un corpo nel corpo senza valore.

    Rotonda negazione, rotonda essenza,
    che non ha potuto essere, né l’ha preteso.
    Solo il nulla sogna di non essere stato
    perché non essere è essere nella tua esistenza.

    Enrique Morón ( Odas numerales, 1972)

  6. Il 7, assolutamente. Perché è il giorno del mio compleanno. Perché è un numero primo. Perché sono i colori dell’arcobaleno. Perché il 7, nella storia, nella mitologia, nella letteratura, nelle religioni, nella musica… ricorre, sempre!

    A proposito Mitì: “sudare sette camicie”.

    Baci! Era tanto che non passavo di qua.

  7. Il mio numero preferito è l’8 perché da piccolo pensavo che fossero due palloni con cui giocare e due è meglio che uno

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