Come Rendere Meno Noioso un Petto di Pollo, e Vivere Felici: Ricette

Sappiamo tutti che il Petto di Pollo fa bene alla salute.

E’ magro, rispettoso di fegato e stomaco, ciccina bianca educata e tanto perbene.

Però, santiddìo…

Quant’è noioso di sapore?

Eccovi dunque un paio di ricette di Casa Placida atte ad affrontarlo con gusto e soddisfazione.


Miniscaloppine di Petto di Pollo all’Arancia (o al limone, o al lime)


Battete furiosamente le fettine di petto di pollo sino a renderle piatte e sottili.

Tagliatele a scaloppine quadrate di circa 5/6 cm. l’una, e infarinatele leggermente, impilandole in un piatto.

In una larga padella antiaderente, fate sciogliere una noce di burro.

Quando è sciolto, mettete a rosolare le miniscaloppile a fuoco alto, facendole ben dorare.

Bagnatele poi col succo di 1 grossa arancia (o di 1 limone, o di 2 lime, fate un po’ come vi pare), in cui sia stato mescolato un pizzico di origano, sale e pepe e la puntina di un cucchiaino di senape.

Fate ridurre il sughino (non tanto), assaggiatelo, aggiustate di sale se è il caso, spegnete il fuoco, servite a tavola e pappate.


Insalata di Petto di Pollo


Battete sempre con furiosa violenza le fette di petto di pollo, appiattendole il più possibile.

Mettetele a marinare in un piatto fondo con due cucchiai d’olio, succo di mezza arancia (o lime, o limone, o pompelmo, o mandarino, fate vobis), pepe, origano, timo fresco, erba cipollina fresca, prezzemolo tritato, erbette varie (van bene tutte, pur che legali ;-)

Nel frattempo, in un piatto largo con bordi alti (io uso una pirofila) mettete uno strato piatto di sarsèt (soncino, valeriana, gallinella, o come chiamate questa insalatina qui)

Sopra il sarset, distribuite anelli di cipollotti di Tropea o piccini da insalata.

Sopra i cipollotti, fettine di pomodori ciliegino.

Versateci su olio evo emulsionato con succo dell’altra mezza arancia usata per la marinata (o lime, o limone, o pompelmo, o mandarino, fate sempre vobis), pepe, sale, origano, e tutte le erbette di prima.

Non mescolate.

Scaldate la piastra da bistecche (o una padella antiaderente)

Sgocciolate bene le fettine di petto di pollo marinate,  mettetele sulla piastra calda e fatele cuocere  ben dorate.

Tagliatele a striscioline e posatele a griglia sui tre strati di verdurine intrisi di condimento.

Servite a tavola con una paletta da lasagne, con la quale servirete ogni commensale prendendo lo strato di verdurine coperto dalle strisce di pollo.

Poi deciderà lui se mescolare tutto insieme o no (ché siamo in un paese democratico e ciascuno può fare un po’ come gli garba) ;-)

©Mitì Vigliero

Perché si Dice: Avere il Magone

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Il magone è quella sensazione di stretta alla gola data da un dolore, dalla malinconia o da qualunque cosa provochi tristezza.

Qualcuno, anzi, diciamo pure quasi tutti i vocabolari d’italiano, senza dare spiegazioni, lo fan derivare dal tedesco magen, stomaco, ventriglio.
E il Cortellazzo-Zolli indica, come periodo di diffusione della parola, il XV secolo.

Ma  le origini pare siano molto, molto più antiche e prettamente genovesi.

Era il 205 a.C., e imperversava la Seconda Guerra Punica, romani contro cartaginesi.

Genova era una fedele alleata di Roma; invece quasi tutti gli altri popoli liguri tifavano Cartagine.

Federico Mario Boero, signore delle vernici e scrittore appassionato di storia, nel suo Genova, genovesi e foresti – da Giano a Colombo (ed. Stringa, 1983), così descrive brevemente quel periodo

Da tre lustri c’è in Italia Annibale: è arrivato quasi in inverno, valicando le Alpi con gli elefanti. Ha incontrato i romani alla Trebbia e li ha riempiti di botte; ha proseguito e li ha riempiti ancora di botte al Trasimeno; è sceso e li ha nuovamente riempiti di botte a Canne. Per anni ha vissuto con il suo esercito nel meridione, ed è il terrore di Roma. Quando le cose cominciano ad andare un po’ meglio per i romani, chiama in aiuto il fratello Asdrubale il quale si precipita in Italia: ma i romani distruggono il suo esercito al Metauro e mandano la sua testa ad Annibale perché sappia

E qui salta fuori Magone, il fratello più piccolo di Asdrubale e Annibale.

Per aiutare quest’ultimo, partendo dalle Baleari – come narra Tito Livio – piomba all‘improvviso con più di 30 navi rostrate e un numero imprecisato di navi da carico su Genova, sbarcandole addosso 12.000 fanti e 2.000 cavalieri.

Fu una rovina; la città venne messa a ferro e fuoco, praticamente distrutta.

Rase completamente al suolo le mura, incendiate le case, le navi, gli orti.

Saccheggiata ogni ricchezza, che Magone portò trionfante nell’oppidum di Savona, sua alleata.

L’inaudita violenza dell’attacco e le spaventose perdite di vite, case e beni, segnarono talmente in profondo l’animo e la memoria dei genovesi che da allora ogni sensazione d’ansia, paura, travaglio, patema e sofferenza venne espressa col modo di dire avéi o magon (pron: u magùn), in perenne ricordo dell’artefice del primo dei tanti momenti brutti  che Genova, nella sua lunga storia, purtroppo sarà destinata a vivere.

© Mitì Vigliero