Estati Bambine

L’Estate è quella che io e mio fratello, quando eravamo piccoli, chiamavamo “la stagione Bagnifica”.

Vivevamo a Torino allora, e l’idea dei quasi tre mesi che avremmo trascorso tra la Margarita in campagna,  e Rapallo e San Fruttuoso , dove avevamo la cabina (la numero 10, solo 10 cabine in quel micro stabilimento), per noi era un sogno come i gamberoni rossi.

Diventando grandi si abbreviano, oltre gli anni a disposizione, anche le vacanze e, di conseguenza, le estati; gli esami universitari sino a luglio inoltrato, poi il lavoro, la cosiddetta vita adulta, i problemi, le responsabilità varie che impediscono per sempre l’assoluta incoscienza, il dolce far nulla, il nulla pensare di cui è fatto quel magico, irripetibile mondo delle nostre estati bambine

Ma ve li ricordate voi, quei giorni?

Quei mesi, anzi, passati al mare, in montagna, a casa dei nonni in paese, anche in città, ma senza la scuola era come fosse “altrove”…

Non aveva importanza dove: era importante come.

Margarita Ricordi di Estati Lontane – Placida Signora

Era importante svegliarsi la mattina e pensare solo a quello che avremmo forse potuto fare, agli amici che ci aspettavano “al solito posto”; nessun progetto, nessuna programmazione: le giornate volavano via , così, tra risate, corse, nuotate, passeggiate, discorsi leggeri, nulla di trascendentale: solo lievità.

Le soste a tavola per pranzo e cena, velocissime, con le gambe che già volevano correre via.

Energia inesauribile, era impossibile stancarsi; impossibile staccarsi dalla “compagnia”, foss’anche stata composta da soli 3 individui, era vitale.

Ricordo nitidamente i vari punti d’incontro; il muretto che cingeva lo slargo sotto casa mia al mare e la lunga panchina di legno appoggiata alla casa dei cugini a Margarita.

Ci trovavamo lì, ufficialmente per decidere cosa fare, in realtà per stare insieme a ridere, e anche litigare, e pure farsi balzare il cuore in gola quando arrivava il ragazzino dagli occhi belli o la ragazzina dai ricci biondi.

Ora guardo quel gruppetto di ragazzini – a occhio, dai 7 ai 14 anni – che a scuole quasi finite, già si raduna al pomeriggio, tutti appoggiati a un muretto sotto casa mia.

A parte i vestiti e i capelli lievemente inconsulti e le parolacce (ma quante ne dicono?), sono uguali le voci, gli sguardi, i gesti, le espressioni.

Quelli delle mie estati bambine.

© Mitì Vigliero

E voi, cosa ricordate delle vostre?

Fatacarabina: io mi ricordo le giornate al mare, si partiva con la seicento strapiena di ombrellone, sdraio, roba da mangiare e si stava tutto il giorno a giocar con le biglie e io tornavo sempre scottata. O le giornate a pescare sul canal bianco, c’era un cimitero abbandonato con un albero di fichi oltre l’ingresso e per mangiar quei fichi quanti giochi e quanta paura con le storie dei morti :)

Astrid/Astridula: interminabili partite a pallavolo e a baseball, e l’estate di italia ‘90 in cui ci inventammo il nostro personale stabilimento balneare dietro casa della mia amica, con la piscinetta di gomma e le sdraio, si chiamava il “club higuita”. al mare con i miei rigorosamente in spiaggia libera, merenda con pane e nutella e poi mi portavano a vedere l’acquasplash di lignano (uno dei primi parchi acquatici d’italia, se non il primo). dico a vedere perché lo si guardava dal di fuori, non ci sono mai entrata…

Minchi: Io mi ricordo i castelli di sabbia fatti con mia mamma sul bagnasciuga, quelli per intenderci che si fanno facendo colare della sabbia bagnata dalle mani

Elena Chesta: il profumo di caffè che sentivo arrivare in camera mia, dalla cucina. E i passi di mio nonno, che veniva a vedere se io e mia sorella dormivamo ancora. Poi, il caffelatte preso da sola, leggendo i bugiardini delle medicine. E ridendo a ogni “Tenere fuori dalla portata dei bambini”.

Miro: io ricordo la noia interminabile dei pomeriggi di città nelle giornate di afa con le tapparelle tutte abbassate e le finestre chiuse per tenere fuori il caldo. la luce del lampadario accesa nel pieno del pomeriggio a dar fastidio agli occhi. mia mamma che alle quattro tirava fuori l’anguria gelata dal frigorifero e la tagliava a fette sula tavolo di formica della cucina. le mani appiccicate e io e mio fratello a sputarci i semini addosso. poi finalmente si andava in montagna e la noia andava a trovare qualcun altro

Ale sandra: io mi ricordo questo

Tourettina: e giornate di Giugno al Grest nel cortile di S.Lorenzo, sotto casa (l’oratorio più piccolo del mondo, credo). Casa della nonna tra i campi, a Costalunga, tra esplorazioni, cacce al tesoro, rialzo, cricket, l’adorato cugino Sandro che, sotto i pini, suonava per me il flauto e mi insegnava a leggere le note, e poi Luglio al mare, le passeggiate con il babbo nella pineta di Punta Ala, le schiaccine, le torte di sabbia guarnite di gusci di pinoli e aghi di pino…

Noeyalin: Undici anni a Marina di Carrara con i miei, di cui probabilmente otto o nove inaugurati da un pianto disperato per non voler partire e lasciare le amiche a casa (andavamo in ferie in luglio e non in agosto come tutti). Non amavo i “gruppi del mare”, ma adoravo le giornate che potevo passare a farmi divorare dai libri…prima di partire ne preparavo a decine sul letto di casa, ne portavo via solo alcuni, quelli che potevo, e man mano che finivo di leggerli mio padre – che faceva la spola tra la casa al mare e il lavoro – mi riforniva di quelli che erano già pronti. Una lettura così vorace e ricca è ormai un sogno, ma che bello potercisi dedicare totalmente in spiaggia!

Simple: Ricordo mattinate intere nella tenda montata in giardino a giocare al campeggio con i vicini di casa e pomeriggi infiniti nella piscina comunale dalla quale ci buttavano fuori due giorni su tre perché era passato da un pezzo l’orario di chiusura. Le vacanze al mare non erano la parte più divertente, mancavano gli amici.

Mimosafiorita: e mie estati al paese insieme ai miei cugini, rubavamo le biciclette dei grandi ci salivamo in tre, e via a scorazzare con incoscienza sulla strada provinciale, lì ci ha messo lo zampino Santa Pupa se siamo qui a raccontarlo, e quando pasticciavamo con la farina e cominciavamo a tirarcela addosso, con la scusa di aiutare la mamma e la nonna che preparavano le ciambelline al vino per Ferragosto, giocare a nascondino e arrampicarci sugli alberi per nasconderci, e poi chiamare in aiuto un grande perché non eravamo capaci di scendere e prendere al volo una sculacciata.

Marzipan: Mi ricordo: le persiane accostate per fare ombra mentre noi dovevamo fare il riposino a letto, ma non avevamo sonno; i film in bianco e nero che la Rai dava al mattino durante la Fiera di Roma,un lusso inaspettato; i libri letti allungata su un gradino di marmo che mandava un po’ di fresco; il lago di Castelgandolfo, verde e profondo, dove non ho imparato a nuotare; i vestiti sbracciati e i capelli raccolti in trecce perchè fa troppo caldo; la fontanella sotto casa dove andare a prendere l’acqua perchè lì era più fresca.

Tittieco: Ricordo il mese di luglio: i “bagni Michelini” di Genova Palmaro, all’ora di pranzo l’odore di salmastro mischiato a quello di frittura di pesce , la granita alla menta delle 5 pomeridiane noi bambini in fila ad aspettare il nostro turno e la signora Amelia dalla pelle abbronzata e coriacea,proprietaria del piccolo stabilimento balneare, che “grattava” i pezzi di ghiaccio con una speciale “macchinetta” che magicamente si trasformavano in granita al sapore di menta, arancia, tamarindo…

 

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.


12 Replies to “Estati Bambine”

  1. Undici anni a Marina di Carrara con i miei, di cui probabilmente otto o nove inaugurati da un pianto disperato per non voler partire e lasciare le amiche a casa (andavamo in ferie in luglio e non in agosto come tutti). Non amavo i “gruppi del mare”, ma adoravo le giornate che potevo passare a farmi divorare dai libri…prima di partire ne preparavo a decine sul letto di casa, ne portavo via solo alcuni, quelli che potevo, e man mano che finivo di leggerli mio padre – che faceva la spola tra la casa al mare e il lavoro – mi riforniva di quelli che erano già pronti. Una lettura così vorace e ricca è ormai un sogno, ma che bello potercisi dedicare totalmente in spiaggia!!!

  2. Ricordo mattinate intere nella tenda montata in giardino a giocare al campeggio con i vicini di casa e pomeriggi infiniti nella piscina comunale dalla quale ci buttavano fuori due giorni su tre perché era passato da un pezzo l’orario di chiusura. Le vacanze al mare non erano la parte più divertente, mancavano gli amici.

  3. Le mie estati al paese insieme ai miei cugini, rubavamo le biciclette dei grandi ci salivamo in tre, e via a scorazzare con incoscienza sulla strada provinciale, lì ci ha messo lo zampino Santa Pupa se siamo qui a raccontarlo,e quando pasticciavamo con la farina e cominciavamo a tirarcela addosso, con la scusa di aiutare la mamma e la nonna che preparavano le ciambelline al vino per Ferragosto, giocare a nascondino e arrampicarci sugli alberi per nasconderci, e poi chiamare in aiuto un grande perchè non eravamo capaci di scendere e prendere al volo una sculacciata.

  4. Mi ricordo: le persiane accostate per fare ombra mentre noi dovevamo fare il riposino a letto, ma non avevamo sonno; i film in bianco e nero che la Rai dava al mattino durante la Fiera di Roma,un lusso inaspettato; i libri letti allungata su un gradino di marmo che mandava un po’ di fresco; il lago di Castelgandolfo, verde e profondo, dove non ho imparato a nuotare; i vestiti sbracciati e i capelli raccolti in trecce perchè fa troppo caldo; la fontanella sotto casa dove andare a prendere l’acqua perchè lì era più fresca.

  5. Un vuoto pauroso, di ricordi ma non di esistente. Non sono mai andato in vacanza (a mia memoria) con la famiglia, solo in età adulta ho iniziato a “vagare”, anche se il senso profondo del concetto di vacanza mi è tutt’ora alieno :D

  6. Ricordo il mese di luglio :
    i “bagni Michelini” di Genova Palmaro, all’ora di pranzo l’odore di salmastro mischiato a quello di frittura di pesce , la granita alla menta delle 5 pomeridiane noi bambini in fila ad aspettare il nostro turno e la signora Amelia dalla pelle abbronzata e coriacea,proprietaria del piccolo stabilimento balneare, che “grattava”
    i pezzi di ghiaccio con una speciale “macchinetta” che magicamente si trasformavano in granita al sapore di menta, arancia, tamarindo….

  7. mi ricordo un frigorifero nuovo, cioè usato (nuovo lo era solo per noi). è arrivato a casa a fine settembre, poco prima che io ricominciassi la scuola, sarei andato in quarta, avevo 9 anni. era il 1965 e il frigorifero era costato 3 mesi di lavoro estivo, come garzone di bottega, a spostar casse di frutta e forme di parmigiano più grandi di me, 3 mesi di lavoro, il mio, a nove anni, il mio primo salario. le estati sucessive poi sono stati bar e alberghi, ma tutti dal lato sbagliato quello di chi ci lavorava per vivere, tra un anno di scuola e l’altro.
    … estati bambine…

  8. al pensiero delle mie estati bambine mi viene il magone
    tutto è passato troppo in fretta
    tutto è troppo diverso

  9. Levanto, 1962.

    Due bimbi magri, frenetici, costruiscono un castello di sabbia. Costruire insieme era un piacere irrefrenabile. Uno tirava su una torre, l’altro scavava un fossato, e poi i ritocchi attenti, con l’attenzione a non far crollare la fortezza con un gesto sbagliato.
    Il pomeriggio, prima di tornare a Spezia col treno, mentre i genitori chiudevano l’ombrellone, si scatenava la furia iconoclasta: quattro pedate, e il castello scompariva nella battigia, fra le onde.

  10. Vivendo a Trieste, quando si finiva la scuola, mamma ci portava a fare il bagno a Barcola: i Topolini è uno stabilimento gratuito.
    Si prendeva in via Battisti il tramway nr. 6 alle 7:15 perchè prima delle 7:30 c’era il biglietto “verde” che valeva per tutta la giornata su qualsiasi tram.
    D’estate il tram aveva due carrozze aperte sempre strapiene perchè tutti approfittavano del biglietto verde!
    La mamma portava la cesta piena di asciugamani, costumi e la merenda : rigorosamente pane, burro e marmellata!
    Non c’erano i soldi per il gelato, nè per un panino al chiosco, ma bastava l’acqua del rubinetto che raccoglievamo nei bicchieri di plastica ad anelli che si richiudevano in una scatola ovale.
    La frutta era l’unico dolce disponibile.
    A noi bastava perchè fino alle 11.30 ci divertivamo come non mai a nuotare in acqua, giocare con i ciotoli e tuffarci dagli scogli!
    A casa al fresco tenuto con le persiane abbassate e favorito dal giro d’aria, si riposava durante il pomeriggio dormendo oppure leggendo giornali o libri per ragazzi, giocando a carte ed altro. Ci alzavamo la sera per cena e restavamo alzati fino a tardi per ascoltare chiaccherare i grandi ed alla fine degli anni ’60 guardavamo tutti la tele.
    C’era anche la vacanza in campagna dai nonni: tutto il giorno a bighellonare per i prati, a giocare a nascondino, a dare una mano ai nonni in piccole incombenze, ma quello che ci piaceva era accudire le bestie: galline, ma soprattutto i conigli, le mucche ed il cane erano i nostri beniamini oltre che dei veri amici!
    Cara Mitì che bel tuffo nel passato mi hai fatto fare !
    Un strucon Renata

  11. Ho un ricordo molto bello delle estati bambine, sicuramente sono stato a mio modo un privilegiato, il vantaggio di avere amici di famiglia generosi, anche se la mia famiglia non sguazzava nei soldi, ma che importava se uno poteva godersi tre settimane al mare in una meravigliosa villa in prestito?!?
    Di queste estati è rimasto qualcosa di indelebile, il profumo degli oleandri. Qui gli oleandri non esistono, ma il mio naso si ricorda molto bene quel profumo e quando mi capita di sentirlo è come venire sollevati di peso e trasportati nella macchina del tempo, alla fine degli anni ’60, primi anni ’70, davanti alla famosa “Bussola” di Focette dove si alternavano i cantanti in voga, Mina, Celentano, Little Tony, Peppino di Capri… non che a me importasse molto ma rimanevo colpito dal fatto che quasi ogni giorno pitturavano i cartelloni sopra il locale annunciando l’ospite delle prossime serate.
    Il massimo era costruire le piste per le palline raffiguranti i ciclisti, c’erano Merkxx, Zandegù, Panizza e Gimondi e le piste di sabbia erano faraoniche, ci volevano ore per costruirle, con le curve paraboliche e poi andavano bagnate per far sì che le palline andassero più veloci.
    Mi piacevano il mare mosso e speravo sempre che tirasse vento, per tuffarmi a schivare le onde, bagnino permettendo.
    Il sogno segreto era possedere un canotto e tutte le volte che vedevo in vetrina il canotto enorme a 4 posti, sospiravo.
    Ricordo che il gelato costava 50 lire e mi sembrava una discreta cifra.
    Poi un giorno scoprii che nel frattempo mi erano cresciuti i baffi e l’epoca delle piste di sabbia era finita per sempre o forse solo temporaneamente, in attesa di tramandare i segreti delle gare di palline ai futuri discendenti.
    Chi l’avrebbe detto che il momento dell’amarcord sarebbe arrivato così in fretta?

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.