Perché si dice: “Passare in Fanteria” e “Finire in Cavalleria”

Passata in fanteria simboleggia una cosa da buttar via, che ha finito il suo corso, che non si usa più.

Un tempo la Fanteria era un’arma composta da leve tratte dai ceti inferiori,  che non potevano permettersi armi ed equipaggiamenti di lusso: così, quando la più nobile e ricca  Cavalleria cambiava le dotazioni scassate o logore, le passava alla Fanteria, come ad un parente povero.

In compenso se la Cavalleria aveva urgente bisogno di attrezzature, non esitava ad appropriarsi – senza nemmeno avvisare – di quelle in dotazione alla Fanteria.

Per questo il significato di una cosa Finita in cavalleria è quello di sparita, che non tornerà mai più, dimenticata per sempre.

©Mitì Vigliero

Cucina Ligure: L’Imbroggio de Articiocche

Il carciofo, un vero duro dal cuore tenero, arrivò in Europa nel XVI secolo, importato dal Medio Oriente; il suo nome deriva infatti dall’arabo kharshuf.

In Liguria i carciofi si chiamano articiocche e i più rinomati sono quelli della terra d’Albenga, patria anche di questa ricetta.

Imbroggio” (pron. imbroggiu), in cucina qui significa “imbrogliata”; una cosa “avviluppata” da altre. Come i carciofi avviluppati dalle uova nella fricassea.

4 carciofi
4 uova
1 spicchio d’aglio
prezzemolo
succo di 1 limone
3 cucchiai di grana grattugiato
brodo vegetale
burro
sale

Pulire bene i carciofi, eliminando gambi, spine e foglie più dure.
Tagliarli a piccoli spicchi, togliendo la peluria interna.
Metterli in una padella con burro e un trito di aglio e prezzemolo, facendoli soffriggere piano piano per 20 minuti, aggiungendo qualche cucchiaio di brodo.
Subito prima di spegnere il fuoco, unire le 4 uova sbattute insieme al grana e il limone: mescolare velocemente e servire immediatamente.

©Mitì Vigliero

Perché si Dice: Romanzo Giallo


(nella foto, il primo giallo pubblicato da Mondadori)

Il primo testo di narrativa “gialla” della storia riconosciuto ufficialmente risale al 1841 ed è “I delitti della Rue Morgue” di Edgar Allan Poe; per la prima volta un delitto, l’analisi della vicenda e la deduzione per scoprire il colpevole prendono il posto del sentimento e della trama storica.

Erano gli anni del Positivismo, che induceva allo studio della società umana tramite strumenti scientifici; la nascita delle grandi città portò inevitabilmente allo sviluppo di una nuova e particolare forma di criminalità, quella urbana: infatti fu proprio allora che nacque la scienza dell’ Antropologia Criminale.

Il termine “giallo” attribuito ai romanzi che trattassero argomenti polizieschi e delinquenziali nacque in Italia nel 1929: fu l’editore Arnoldo Mondadori a lanciare sul mercato una nuova collana, molto popolare, che si poteva acquistare non solo in libreria ma anche in edicola: per distinguerla dagli altri libri, fu caratterizzata proprio da una copertina color giallo vivo.

Il Giallo doveva e deve seguire una struttura semplice ma scandita da norme classiche: da leggere assolutamente, a questo proposito, le 20 Regole scritte da S.S. Van Dine (1888 – 1939), proprio l’autore del primo giallo Mondadori.

La base della narrazione è elementare ma rigorosa: ci deve essere un delitto, poi un’indagine e infine una soluzione.

Ciò lo distingue da altri generi simili di narrativa come il “romanzo criminale” in cui l’eroe non è un detective più o meno professionista (Maigret o Miss Marple) ma un delinquente (Lupin o Fantomas), o il “thriller” (letteralmente “che dà i brividi”) in cui i protagonisti, buoni e cattivi, sono ugualmente protagonisti e le loro avventure spesso truculente tengono il lettore col fiato sospeso in un’atmosfera più orrorifica che scientifica (basti pensare ai romanzi della Cornwell o all’inquietante Hannibal).

Nel Giallo il delitto è la causa scatenante della storia; un omicidio improvviso che solitamente spezza una situazione di placida tranquillità: mai gratuito ma sempre spiegabile da un movente, è spesso il primo di altri; però pure quelli sono tutti correlati e “logici” (eliminazione di testimoni o complici, ecc).

Il “luogo” è solitamente preciso e ristretto: una camera chiusa, uno scompartimento di un treno, una cabina di nave, una villa isolata (le ambientazioni predilette da Agatha Christie).

L’ “alibi” e il “movente” sono di legge fondamentali, lucidi e credibili, mai basati solo su crisi improvvise di follia o inspiegabili attacchi di ferine crudeltà.

Il colpevole deve rigorosamente essere la persona meno sospettabile, la più tranquilla, mite e apparentemente innocua.

Infine l’ “indagine”, che è la parte centrale di tutta la storia, completamenteincentrata sulla figura e il carattere dell’investigatore.

Si va dal metodo tranquillamente deduttivo di Sherlock Holmes (“Elementare, Watson”) e Poirot (che usava le sue celeberrime “celluline grigie”), a quello apparentemente immobile di Nero Wolfe (che risolveva i casi facendo galoppare il suo assistente Archie Goodwin mentre lui se ne stava sparapanzato sulla poltrona dietro la scrivania o barricato nella serra di orchidee), a quello attivo e rischioso di Marlowe, a quello più induttivo di MontalbanoDerrick o Colombo.

© Mitì Vigliero