Come si Depilavano le nostre Ave

La cosa che differenzia fisicamente l’animale uomo dagli altri mammiferi è principalmente una sola; noi, rispetto a loro, siamo nudi, ossia abbiamo il corpo rivestito da pochissimi peli.

La nostra moderna civiltà pare aborrire ogni tipo pelo ed è per questo che, oltre rasoi d’ogni modello e tipo, impazzano cerette, creme, saponi e marchingegni scientifici atti a sterminarlo in modo sicuro.

Questo ci accomuna ad una visione orientaleggiante dei canoni estetici; turchi e indiani infatti, odiano sul corpo femminile qualsiasi pelo; testi religiosi raccomandano anche agli uomini di radersi il viso ogni quattro giorni e le altri parti del corpo ogni cinque (se viene usato il rasoio), dieci se i peli vengono strappati uno ad uno con le pinzette.

Ma in realtà i peli sono sempre stati abbastanza antipatici a tutto il genere umano; basta pensare ai modi di dire quali “avere del pelo sullo stomaco” o “non avere peli sulla lingua“, che in ambedue i casi li connotano negativamente, o “mancare un pelo a…“, che ne dimostra la piccolezza.

Nel mondo delle credenze popolari  i peli invece sono discussi; in tutto il Nord, prima che l’estetica prendesse il sopravvento, si pensava che gli uomini molto villosi fossero prestanti e lussuriosi; quelli glabri, al contrario, casti e impotenti.

Ovviamente questa convinzione era ben radicata solo fra razze umane fisicamente fornite di folto pelo; in quelle tendenzialment glabre come l’araba o l’africana, ad esempio, l’uomo dal corpo peloso era visto invece come una sorta di orco capace di ogni nefandezza.

In realtà, proprio come nelle razze animali, il pelo sul corpo umano è più o meno presente a seconda che il clima della zona d’origine sia più o meno caldo. E se la Natura ci ha cosparso di peli dalla testa in giù, l’ha fatto con la ragione precisa di proteggerci da infezioni e irritazioni assai pericolose, come nel caso di ascelle e inguine, sedi di delicatissimi apparati ghiandolari.

Però, come al solito, alla base del “pelo sì, pelo no” c’è soprattutto una questione di mode.

Sino ai primi del Novecento, ad esempio, ambo i sessi avevano un vero debole per le  sopracciglia; più erano spesse, folte, larghe e irsute, più erano fascinose perché dimostravano carattere e passionalità.

Le cose cambiarono attorno agli anni 30 quando alcune divine cinematografiche americane iniziarono a presentarsi con sopraccigli sottilissimi, arcuati a colpi di matita, e dopo un periodo di normalità, degenerarono in Italia negli anni Settanta quando Mina sconvolse tutti depilandoseli completamente, gesto insano seguito a ruota da una torma di donne che rendevano strade, uffici e negozi simili a tanti set di “Star Trek“.

Si pentirono poi tutte amaramente perché scoprirono a loro spese che i peli delle sopracciglia, a differenza degli altri, una volta eliminati rinascono in maniera lentissima; la fase di crescita dura uno-due mesi, seguita da quella di riposo che di solito dura più di un centinaio di giorni. Quindi, se la rasatura avviene proprio in quel periodo, ci vogliono dai sei agli otto mesi prima di ritrovarsele perfettamente a posto.

In compenso nessuna civiltà né alcuna epoca storica ha mai amato molto i peli sulle gambe e sul volto delle donne; il detto “donna pelosa donna virtuosa” probabilmente significava che quella signorina o si rassegnava alla lametta, o “virtuosa” lo doveva rimanere per forza.
Invece in alcune zone mediterranee è tutt’ora abbastanza tollerata una lieve, lievissima peluria sul labbro superiore, in nome forse del donna baffuta sempre piaciuta: si pensava infatti che quell’ombra scura sulle labbra fosse segno inequivocabile di grande passione sotto le lenzuola.

Per eliminare da gambe e visi gli antiestetici pelacci, esistevano già nell’antichità strumenti terribili.

Le antiche egizie si servivano di una pallina di resina appiccicosissima, che roteavano abili sotto il palmo della mano passandola velocemente sulla zona da disboscare.

Il romano Plinio suggeriva invece alle sue coeve matrone di usare la decolorazione; tra le circa cento ricette da lui stesso raccolte sull’argomento, è particolarmente curiosa quella a base di “bacche di sambuco mescolate con feccia d’aceto bruciata e olio di lentisco“, che li faceva “diventar biondi in una notte“.

Le giapponesi invece si strofinavano sulle gambe pezzi di pelle di pescecane essiccata che, simile a cartavetro, li polverizzava. Metodo questo ancora in auge, venduto oggi in profumeria in confezioni indubbiamente più eleganti e meno puzzolenti delle originali.

In Europa, per un lungo periodo le donne lasciarono quetare i peli delle loro gambe; questo grazie alla moda che imponeva vestiti lunghi e calze spesse: quindi chi li vedeva, anche se c’erano?
Ma con l’accorciarsi degli abiti e l’avvento delle calze trasparenti, il problema si ripresentò, spesso con conseguenze drammatiche.

Dato che le donne avevano poca dimestichezza coi rasoi maschili e regolarmente riuscivano a tagliarsi, oltre i peli, anche fette intere di polpaccio, iniziò in tutto il mondo una seria ricerca scientifica condotta da chimici e medici i quali tentavano in ogni modo di inventare  pratiche pomate depilatorie.

La più celebre sino ai primi del Novecento fu la “Rusma turca“; Paolo Mantegazza, tuttologo nonché medico allora famosissimo, solo a sentirla nominare diventava furibondo, denunciando nei suoi scritti quei colleghi senza scrupoli i quali, anziché cercare di risolvere il problema dell’irsutismo studiando il sangue o i metabolismi sballati delle loro pazienti, preferivano sfigurarle per sempre.

E aveva ragione, dato che in un barattolino misura standard di polvere di rusma si celavano i seguenti ingredienti: calce viva gr. 15; orpimento in polvere gr. 6; salnitro gr. 2; liscivia caustica gr. 60; zolfo gr. 3.

Occorreva poi unire al satanico impasto dell’acqua, farne una pappetta e stenderla sulla pelle sino a quando, come dicevano le istruzioni allegate, “non si avvertiva la pelle pizzicare“: allora si raschiava via con una spatola d’osso.

Solo che il “pizzicare” altro non era che un inizio d’ustione dovuto alla calce e alla liscivia, mentre l’esotico nome di “orpimento” celava quello più prosaico di “solfuro d’arsenico“.

E infine, nel 1945, sul serissimo Nuovo ricettario industriale edito da Hoepli, alla voce “Depilatori meccanici o strappapeli” si trovava l’antenata delle odierne strisce depilatorie:

Si unge prima la parte con olio di belladonna e dopo un’ora si pulisce con uno straccio umido di benzina, per sgrassare. Si applica il preparato composto da 20 gr. di soluzione viscosa di nitrocellulosa in alcole ed etere (collodio), 0,5 di olio di ricino, 5 d’acetone e 1 d’acetato d’amile, e quando secca dopo un’ora circa si strappa la pellicola formata. È atroce, ma le donne sopportano questo e altro (sic).”

Certo si poteva sostituire alla calce viva il più tranquillo solfidrato di calce, dal color verde bluastro; però, sempre come avvisava il Nuovo Ricettario: “questo sviluppa un odore assai sgradevole che è impossibile eliminare per giorni e giorni anche in seguito all’applicazione.”

Ma vuoi mettere un po’ di puzza in cambio di gambe lisce come seta?

© Mitì Vigliero

A proposito di Placida Signora

Una Placida Scrittora ligurpiemontese con la passione della Storia Italiana, delle Storie Piccole, del "Come eravamo", del Folklore e della Cucina.


16 Replies to “Come si Depilavano le nostre Ave”

  1. Una bella panoramica storica per spelacchiarsi meglio ;)

    Mi viene in mente il film Caramel che mostra la tecnica depilatoria con uso di caramello, diffusa in Libano.

  2. riflessioni mattutine sul pelo,prima di radersi ….perchè,purtroppo,non perdo il pelo ne il vizio…..

    dato che………. Ogni pelo ha la sua ombra….e che….Al pelo si conosce l’asino….
    si potrebbe ipotizzare che ci sia un nesso che unisce lotterie , pelo e centri estetici e pure lupi,capre,e cavoli…… perchè …. Chi dal Lotto spera soccorso, mette il pelo come un orso…..non si lamenti poi,dopo aver speso tutto si ritrova a lamentarsi perchè il conto del centro estetico è troppo alto…. perchè ….Il “barbiere” non si contenta del pelo…….

    per quanto riguarda il lupo,che è peloso assai….e che..Perde il pelo ma non il vizio…..certamente risparmierà sulle depilazioni,ma si ricordi di….non avere fretta quando ha fame…. vedesi….”Il lupo dalla fame mangiò il cavolo”….perchè se solo avesse un pò di pazienza avrebbe scoperto che …….Tanto va la capra al cavolo, che ci lascia il pelo……

    ora vado a lavorare,sperando che stamani non debba….Cercare il pelo nell’ uovo ….

    “Il pelo nell’uovo
    se cerco lo trovo;
    poi mangio la torta
    e sbatto la porta.

    Che strana giornata
    la testa è impazzita
    il pelo lo strappo…
    e l’uovo?
    dove andrà?”…………Buongiorno :))))

  3. le arabe a tutto oggi si depilano con con una resina fatta di acqua zucchero e limone, la lavorano con le mani e poi applicano, lascia la pelle morbidissima,provata sulle mie gambette, buon inizio di settimana baxin

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  5. Mia moglie stava rimettendoci la pelle per la depilazione alle ascelle: linfonodi impazziti. Immagino cosa potesse succedere allora. Chissà se la rusma turca può essere usata come disinscrostante vernici? ;)

  6. La pallina orientale si chiama Halawa. E’ economica, ecologica, sempre disponibile ma richiede abilità manuale e occhio per le dosi e la cottura. Da adolescente venivo spesso spelacchiata così da una mia abilissima amica nata in Egitto.

  7. Beppe, lo so, sono pericolose le depilazioni in certi punti, soprattutto quelle fatte a strappo. O per peli incarniti e relative infezioni…:-(

  8. Le prime volte forse, come per tutto è questione di esercizio. La verità è che non avendone molto bisogno ed essendo pigra non ho mai voluto applicarmi e imparare.

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